Il pressing sul Viminale dietro il cambio di rotta della commissaria Magno, ora pronta ad ascoltare

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Dal “non parlo di Foggia, parlano gli atti” del 17 febbraio, detto intervenendo in Unifg, all’ascolto dei partiti e delle associazioni. E’ stato netto ed evidente a chiunque, in città, il cambio di rotta e di passo della commissaria straordinaria Marilisa Magno, al governo di Palazzo di città coi colleghi Sebastiano Giangrande e Rachele Grandolfo a seguito del commissariamento per infiltrazioni mafiose.

Il mutato atteggiamento di Magno non si spinge fino all’apertura nei confronti della stampa e alla disponibilità a dar risposte agli organi di informazione. Ora come nei mesi scorsi, la prefetta in quiescenza non è per le interviste. Quello che è cambiato è il rapporto con la comunità, o almeno ci si prova.

Se giovedì scorso i tre commissari hanno incontrato i partiti, nei prossimi giorni – è stata la promessa – toccherà alle associazioni. Che questo cambiamento sia il frutto della percezione di una opinione pubblica ormai critica, a più livelli, rispetto all’assenza di dialogo e confronto?

Non c’è dubbio, infatti, che sia arrivata anche negli uffici comunali la consapevolezza di come si sia diffusa sempre più in città la lagnanza di quanti si sono visti non ascoltati né hanno trovato risposta alle proprie richieste di incontro.

Ma c’è di più. Stando ai beninformati, infatti, dietro le aperture attuali di Magno ci sarebbe stato anche un pressing su ambienti del Viminale, sollecitati da chi per mesi aveva difeso con convinzione i commissari per poi dover ammettere, tra sé e sé, che negarsi alla città e alle domande era francamente indifendibile. Insomma, da Roma qualcuno si sarebbe fatto sentire con Foggia.

Pure gli eletti del M5S, da sempre ottimisti rispetto all’attività della gestione commissariale, si sarebbero da ultimo chiesti se i silenzi e le chiusure della prefetta non stessero alimentando e favorendo la narrazione di chi rimpiange la politica “perché, con tutti i suoi limiti e malefatte, almeno ti dà la possibilità di parlare e trovare ascolto”.

E, del resto, con altri commissari giunti in Capitanata a guidare Comuni sciolti per mafia il rapporto è stato ottimo, a cominciare da Andrea Cantadori, che resse il primo ente a subire tale verdetto, Monte Sant’Angelo (con Giangrande), e che aveva una continua interlocuzione con politica, associazioni, stampa.

Sia alcune personalità del Ministero dell’interno sia la stessa Prefettura di Foggia avrebbero adesso fatto comprendere che lavorare, per quanto bene, chiusi in una torre d’avorio, non basta.

“Le cose le stanno facendo, l’incontro di giovedì scorso coi partiti in Comune è stato molto positivo”, commenta un parlamentare a l’Attacco. “Non si poteva continuare col silenzio, in città aumentavano di giorno in giorno le lamentele”. Troppe le polemiche dopo quella presa di posizione in Università, con l’invito a leggere gli atti pubblicati in albo pretorio perché altra risposta non sarebbe stata data. E anche da fonti della Procura c’è la conferma di come pure a Palazzo di giustizia si ritenesse il cambio di rotta del tutto auspicabile.

Sempre stando ai beninformati, lo stesso rapporto tra Magno e il prefetto Carmine Esposito non sarebbe dei migliori. Il 65enne Esposito, arrivato a maggio 2021 a sostituire Raffaele Grassi, a detta dei rumors dovrebbe lasciare l’UTG di Foggia in estate, ad agosto, per mettersi in quiescenza.

Intanto continuano le parole di apprezzamento a Magno per l’incontro di giovedì scorso.

Da ultimo è la renziana Italia Viva ad esprimere “grande soddisfazione per l'opportuno e proficuo incontro promosso dalla commissaria con le forze politiche”. “Sarebbe stato facile per noi portare all'attenzione della commissione un elenco di cose da fare o un diario degli errori”, affermano i co-coordinatori provinciali Rosa Cicolella e Aldo Ragni.

“Non ci sono dubbi sulle responsabilità di chi ha governato nel corso di questi anni e di chi ha mantenuto un complice silenzio. Ma sarebbe il caso che alcuni di coloro che durante l'incontro provavano ad elencare alla dottoressa Magno le loro priorità per Foggia mantenessero un atteggiamento di maggior umiltà. Alla commissione noi di Italia Viva abbiamo rivolto un appello ad insistere sul tema della sicurezza e del controllo del territorio. La sfida è quella di ridare dignità civile a questa comunità, cercando di ricreare un clima di legalità generale. E per noi questo passa anche ridando centralità alla cura culturale di questa città con il coinvolgimento della scuola e dell’Università.  cittadini foggiani devono sentirsi coinvolti e protagonisti di questo passaggio. Per quel che ci riguarda la Commissione non sta con le mani in mano, anzi. Dall'illuminazione alle strade, dall'emergenza abitativa alla partecipazione ai bandi per il rilancio, il suo lavoro si sta rivelando importante ed incessante. Certo, a volte può sembrare impopolare per chi non è abituato ad utilizzare i canali della trasparenza e della legittimità degli atti. Italia Viva rivolge un appello alle altre forze politiche affinché si pongano con disponibilità e non in contrapposizione al lavoro della commissione”, concludono Cicolella e Ragni.

“E vogliamo utilizzare questo strumento del confronto con le forze politiche inaugurato dalla commissione con il ruolo di portavoce verso i cittadini dello stesso lavoro della commissione. Per Foggia questo periodo doloroso non è certamente terminato. L'auspicio è che questa pausa possa produrre una riflessione seria nella classe politica che si candiderà a rappresentare questa comunità sfregiata.  E che la fine dell'esperienza commissariale rappresenti un nuovo inizio per la città di Foggia e non un irreparabile ritorno al passato”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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