“Cartabia peggior ministro della storia per le carceri”, la protesta degli agenti si fa unitaria: ieri il presidio

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Non hanno esitato a definirla “la peggior gestione ministeriale della storia repubblicana in materia di penitenziari”, con un evidente “je accuse” alla ministra della Giustizia, Marta Cartabia. E’ diventata unitaria - attraverso un documento congiunto e il presidio di ieri mattina, davanti al carcere di Foggia, di tutte le sigle confederali e autonome dei sindacati di polizia penitenziaria - la protesta manifestata a più riprese nelle scorse settimane contro le condizioni “ormai al collasso” dei penitenziari della provincia di Foggia, in primis quello del capoluogo dauno.

Tanto che, durante il sit-in, è stato più volte evidenziato come esistano, purtroppo, premesse concrete per un “9 marzo bis”, alludendo alla incredibile evasione di massa (che si verificò esattamente due anni fa) dal carcere di via delle Casermette con decine di detenuti in fuga per le vie di Foggia, a poche settimane dall’inizio dell’incubo del Covid. 

Forte sotto organico; assenza di una catena di comando certa; turni massacranti; episodi di aggressione in crescita ai danni di agenti da parte di una criminalità dietro le sbarre molto pericolosa; mancata risposta dello Stato in termini di inasprimento delle norme disciplinari dell’ordinamento penitenziario e delle norme penali; assenza di manutenzione di strutture e fabbricati carcerari, con settori e servizi dichiarati inagibili da tempo e mai ripristinati.

Queste alcune delle istanze alla base della protesta inaspritasi nelle ultime settimane ma che, in realtà, è portata avanti da quasi tre anni da alcune sigle sindacali in rappresentanza della polizia penitenziaria delle carceri di Foggia, Lucera e San Severo. Che ora, arrivata al limite, pretende attenzione dal Ministero della Giustizia e dal Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria): tanto da arrivare a rappresentare la situazione al prefetto Carmine Esposito in un documento unitario.

Così Osapp, SiNAPPe, Uil Pa, Fns Cisl, Uspp, Fsa-Cnpp ed Fp Cgil hanno annunciato lo stato di agitazione denunciando “l’abbandono in cui versa il sistema carcerario italiano negli ultimi due anni. Gli istituti penitenziari di Lucera, Foggia, San Severo e i relativi nuclei traduzioni – continua la nota stampa di proclamazione - sono al limite del collasso, con carichi di lavoro non più fronteggiabili con gli attuali organici, ben al di sotto delle piante organiche già sottodimensionate e falcidiate dalla Legge Madia, con inevitabili ripercussioni sulle pessime condizioni lavorative ed organizzative dei poliziotti penitenziari. Carenze di organico sopperite dall’amministrazione con un esorbitante ricorso al lavoro straordinario, talvolta fino (e spesso oltre) a 50 ore lavorative mensili, senza nemmeno la necessaria copertura finanziaria, ricorso che ormai è diventato regola per fronteggiare la costante emorragia di personale e l’esponenziale aumento dei carichi di lavoro. Il personale di polizia penitenziaria con sempre maggiore frequenza è costretto a ricoprire più posti di servizio contemporaneamente, con evidenti e inevitabili ripercussioni sullo stress lavorativo correlato. Gli agenti sempre più spesso sono costretti ad espletare turni di servizio superiori a 9 ore, anche nelle delicate mansioni di piantonamento nei reparti ospedalieri, con mancato rispetto dei tempi di recupero psicofisico. A due anni di distanza dalla eclatante evasione di massa dal carcere di Foggia, non si è riusciti nemmeno a individuare un nuovo comandante, in pianta stabile, di provata esperienza e in discontinuità col passato, che potesse ridisegnare l’organizzazione del lavoro e restituire motivazione, fiducia, sicurezza e metodo al personale. La situazione – conclude il comunicato dei sindacati uniti - non è migliore per i soli due direttori presenti per i 3 istituti penitenziari, e non da ultimo per l’estrema carenza di educatori e personale del comparto ministeri in genere. A questo stato di cose si aggiunge un’assenza di manutenzione degli istituti che vede il suo apice nella dichiarazione di inagibilità oramai da due anni di parte degli uffici e servizi della casa circondariale di Lucera e di parte della caserma della casa circondariale di Foggia”.

Ieri mattina, durante il presidio di protesta, Giorgio Michele dell’Osapp ha dichiarato a l’Attacco: “Il Ministero della Giustizia e la ministra Cartabia ignorano totalmente e da molto tempo le nostre pesanti condizioni di lavoro. Non c’è attenzione neppure dal capo del Dap. Se non arriveranno rapidissimamente almeno 40 unità a supporto dell’attuale organico del carcere di Foggia la situazione qui degenererà sino ad un ‘9 marzo bis’. E’ nulla l’attenzione per gli uomini della polizia penitenziaria, che svolgono il loro lavoro ininterrottamente dalle 8 di mattina senza sapere neppure quando smonteranno. Non c’è più alcuna tutela dei lavoratori, si sono persi tutti i presupposti. Il prefetto ci ha invitato a preparare un documentario unitario che abbiamo dunque stilato e adesso esigiamo risposte da Roma”.

Secondo Vito Messina, segretario interregionale Ussp “sono oltre due anni che manifestiamo questa situazione all’amministrazione centrale. Non ci sono più le condizioni per garantire la sicurezza cittadina.  Basti pensare che dal 9 marzo 2020 sono cambiati ben 6 comandanti di reparto: non si dà concretezza ad un’azione amministrativa invece quanto mai necessaria. Persino prima di quella plateale evasione di massa avevo denunciato anche al prefetto e al questore che esisteva una situazione fortemente deficitaria nel carcere di Foggia. Che, ad oggi, continua ad essere abbandonato da tutti”.

Gennaro Ricci,coordinatore regionale Cgil Polizia penitenziaria, ha spiegato a l’Attacco quanto segue: “La legge Madia ha operato nel 2017 una riduzione di oltre il 30 percento degli organici, che tradotto in numeri significa un taglio di almeno 100 unità per l’istituto penitenziario di Foggia”.

Mentre Roberto Tricarico dell’Osapp fa presente che “a Foggia, attualmente, gli uomini di polizia penitenziaria sono all’incirca 250 a fronte di una mole di quasi 600 detenuti. Ci sono pensionamenti quotidiani a rosicchiare ulteriormente i numeri del nostro organico e bisogna considerare che una parte degli agenti ha oltre 30 anni di servizio. Stiamo parlando di personale vecchio e demotivato. L’integrazione di unità che chiediamo è necessaria anche per gestire il reparto psichiatrico presente nel carcere di Foggia, diventato davvero ingestibile per come attualmente è organizzato. La sezione psichiatrica, precarietà della struttura a parte, dovrebbe inoltre prevedere quanto meno personale medico in pianta stabile perché il sovrintendente di turno che deve effettuare la sorveglianza non sa neppure che metodi adottare con alcuni detenuti psichiatrici. A causa di tutte queste gravi problematiche gli agenti di polizia penitenziaria caduti in stati ansiosi o depressivi sono arrivati ad una trentina. Cosa si vuole aspettare ancora?”, chiude, molto preoccupato, Tricarico.

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