Cosa è cambiato nel commissariato Comune di Foggia rispetto ai 9 anni a guida Landella? Tra le cesure più nette col passato ci sono alcuni appalti, tra cui l’affidamento del servizio di bidellaggio in favore degli alunni frequentanti le scuole dell’infanzia comunali. La cooperativa Astra di Ludovico Maffei (padre dell’ex consigliere comunale Danilo), finita al centro di uno dei capitoli della relazione prefettizia sulle infiltrazioni mafiose a Palazzo di città, è ormai solo un ricordo.
L’affidamento del servizio ad Astra è terminato il 30 giugno 2021, giorno della conclusione dell’anno scolastico 2020/2021. Dunque in quel momento il Comune ha chiuso, definitivamente, ogni rapporto con la cooperativa dei Maffei.
Dopo l’insediamento a Palazzo di città dei commissari (Marilisa Magno, Sebastiano Giangrande, Rachele Grandolfo), per l’anno scolastico 2021-2022, l’amministrazione comunale, cessato il rapporto contrattuale di bidellaggio con Astra, ha scelto la strada della selezione del personale ausiliario tramite la formula contrattuale di somministrazione a tempo determinato, legato alla durata dell’anno scolastico, rivolgendosi ad un’agenzia interinale iscritta all’Albo dell’ARPAL (Agenzia Regionale per le Politiche Attive del Lavoro).
Una selezione che però ha di fatto escluso le lavoratrici della coop. Il bando, infatti, prevedeva che al momento della candidatura le aspiranti ausiliarie fossero disoccupate, requisito che quasi nessuna delle dipendenti Astra aveva, visto che il contratto sarebbe scaduto solo dopo qualche giorno dalla chiusura dei termini. Ed infatti sono risultate idonee e vincitrici solo 12 su una sessantina di candidate, a fronte delle 30 unità richieste per coprire il servizio.
Adesso la dirigente Silvana Salvemini è intervenuta rispetto alla revoca in autotutela dello stanziamento di 1.826.553,13 euro fatto a febbraio 2020. Nel proprio atto la dirigente sipontina parla di “una nuova valutazione dell’interesse pubblico originario ritenendo l’atto adottato non rispondente alle esigenze pubbliche”. Insomma, un legittimo provvedimento di revoca di un impegno di spesa riguardante l’erogazione di un servizio non espletato nel corso dell’esercizio di riferimento.
“Gli effetti giuridico-finanziari derivanti dal contratto del 2017 con la società cooperativa Astra sono terminati inderogabilmente a fine giugno 2021, senza pendenze per cui possano insorgere delle ulteriori obbligazioni debitorie verso l’esterno”, ha spiegato Salvemini. “Sono venute meno le necessità di copertura finanziaria relative ad un nuovo affidamento del servizio di bidellaggio disposto a febbraio 2020”.
La perdita del lavoro con Astra nelle scuole comunali di Foggia è stata una vera tragedia per la 48enne Roberta Iannice. Famiglia di origini calabresi, un padre che è stato preside a Carapelle, una famiglia da mantenere e nessuna entrata al momento per la donna, che ha una invalidità al 70% a causa delle molteplici malattie.
E’ lei stessa a raccontare a l’Attacco, tra le lacrime, come la sua sia mera sopravvivenza. “Vivo una situazione di totale disagio. Ho a carico mia figlia 24enne e mia nipote di un anno e mezzo”, spiega Roberta Iannice.
“Non ho entrate dopo la perdita del lavoro con Astra e non posso avere il reddito di cittadinanza perché viene valutato l'ISEE precedente e non quello attuale. Noi siamo un nucleo familiare di 3 persone ma nel mio ISEE compare il padre di mia nipote, che vive altrove e che aiuta limitatamente alla bambina. Mia figlia non lavora e io ho perso il posto per colpa di tutto lo schifo che c'è dietro quella situazione. Rispetto alla cooperativa Astra ci sono cose ancora più gravi, dietro, che non sono ancora emerse”, afferma.
“Mia madre è malata e io a giugno del 2021, nel giro di pochi giorni, ho perso mio padre oltre al lavoro. Lui mi aiutava molto. Mia madre adesso prende una pensione di reversibilità di 1.245 euro con cui paga una rata di mutuo di 730 euro. Inoltre, io avevo fatto da garante a mio padre nel momento in cui lui volle acquistarmi un’auto. Adesso mia madre paga anche quella rata di finanziamento di 160 euro, vuol dire che deve andare avanti con 300 euro al mese”, continua Iannice.
“Ecco come sopravviviamo noi. Mia madre non può nemmeno aiutarci. Io sono un’invalida civile al 70% ma non ricevo il minimo aiuto. Mia madre, io e mia figlia soffriamo di patologie genetiche croniche”.
Ma nessuna delle tre donne riceve aiuto per tale condizione.
“Per mia madre la situazione è stata riconosciuta ma da 3 anni aspetta e non ha ancora avuto nulla. L'unico lavoro che ero riuscito a trovare dopo la fine di quello con Astra è stato da baby-sitter ma l'ho perso per colpa del Covid e ora mi devo ricoverare per i miei problemi cardiaci”, sottolinea tra i singhiozzi la 48enne foggiana.
Le ex colleghe? “Non siamo mai state unite. Quelle che sono rimaste al lavoro dopo aver superato la selezione con agenzia interinale hanno sparato a zero contro di noi, dicendo cattiverie vere come ‘ancora non si arrendono’. Ma come potevamo noi arrenderci se, dopo 16 anni di lavoro, ci siamo ritrovate buttate in mezzo ad una strada? Ci sarebbe tanto da dire anche sulla selezione fatta…Io subivo mobbing da parte delle colleghe e del datore di lavoro”.
Le lettere scritte ai commissari sono rimaste senza risposta.
“Non ho nulla dai Servizi sociali. Sto chiesto andando avanti chiedendo prestiti agli amici per pagare le bollette e ho dovuto vendere gli ultimi pezzi di oro. Ho scritto alla commissaria Magno per raccontare la mia situazione. Speravo che da donna a donna…Silenzio assoluto. Ho scritto anche a Vladimir Luxuria, che si interessa tanto di Foggia, ma anche lì è stato inutile”, spiega Iannice.
“Sono una donna profondamente svantaggiata e malata. Subii violenze quando avevo soltanto 6 anni. Vado avanti lottando, è una vita complicata e danneggiata la mia. Sono stata operata 8 volte, l'ultima di tumore all'utero, e soffro anche di fibromialgia. Mi hanno tolto pure la dignità del mio lavoro... Nella mia vita ho studiato, poi ho lavorato con gli anziani e con i bambini disabili. Da ultimo con Astra. Non che guadagnassi chissà quanto, al massimo quel lavoro mi dava 800 euro al mese. Nella mia vita ho dovuto fare il doppio lavoro per portare avanti mia figlia da sola e anche con Astra non si sapeva quando arrivavano gli stipendi. Negli ultimi quattro anni il datore di lavoro mi fece lavorare pochissimo perché per lui mi mettevo sempre in malattia quando la mia malattia era ed è certificata. Sono una categoria protetta. Io vivevo col mio lavoro e davo da mangiare a mia figlia e a mia nipote, pur dovendo fare altri lavori”.
Ai commissari e ai Servizi sociali, a chiunque a Foggia possa aiutare lei e la sua famiglia, Roberta Iannice rivolge un appello, semplice e diretto: “Io sono pronta a lavorare. E’ un mio diritto, un diritto che mi è stato sottratto. Ho la necessità di farlo, sono responsabile di altre tre persone. Non mi arrendo ma è durissimo andare avanti così”.
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