La Cisl e la stagione delle alleanze (molto istituzionali). Intervista alla rieletta segretaria provinciale Carla Costantino

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E’ stata un’acclamazione a furor di popolo quella che ha riguardato la rielezione di Carla Costantino alla guida della segreteria provinciale della Cisl nel 19° congresso svoltosi a febbraio,

in un doppio appuntamento andato in scena tra il Teatro Giordano di Foggia e il Regio Hotel Manfredi di Manfredonia.

Una storia caratterizzata da un’ampia gavetta sindacale, “forse tanto lunga quanto inedita”, dice, che la ha vista aderire sin da piccola alla sigla fondata 70 anni fa da Giulio Pastore attraverso l’attività di volontariato prestata per la sua struttura comunale. Poi la risposta alle chiamate che la volevano nel settore agricolo, successivamente nel sistema dei servizi e nelle organizzazioni dei produttori. Infine l’approdo alla segreteria provinciale, di cui tempo dopo è diventata numero 1.

“E finalmente la Cisl di Foggia, dopo alcuni decenni dalla nascita del sindacato, è riuscita ad eleggere una donna alla sua guida. Un po’ tardi per i miei gusti ma ce l’abbiamo fatta”, sottolinea Costantino tra il serio e il faceto, con una punta di orgoglio per i risultati raggiunti attraverso “la passione, la serietà e l’impegno che ha sempre caratterizzato la mia attività”. Una donna operosa, con il genius loci tipico della gente di Torremaggiore, borgo in cui è nata e abita. Un terra fatta di pragmatismo e di lavoratori votati per larga parte al settore agricolo, i quali hanno saputo investire determinando una certa prosperità del centro dell’Alto tavoliere, “tanto che ultimamente ha aperto anche una banca qui da noi: una concessione di credito non comune per piccoli paesi come il nostro”, sottolinea sorridente la segretaria della Cisl.

Ieri ha raggiunto fisicamente la redazione de l’Attacco per un forum cui ha partecipato il direttore Piero Paciello, incardinato sui più importanti percorsi di sviluppo della Capitanata nonché sulle nuove linee di azione della Cisl a partire dal tema della crisi della rappresentanza.

Costantino guida una realtà che conta 40 mila iscritti in provincia di Foggia e che in questa nuova fase sta cercando di rispondere ai bisogni del territorio attraverso un’attenzione massima e un’organizzazione votata al sociale, con un occhio di riguardo per le nuove generazioni.

“Come esige lo spirito dei tempi”, rimarca. Con lei Mohammed Elmajdi, di origine marocchina, nuovo componente della segreteria provinciale e presidente regionale di Anolf. Una conquista della Cisl, in termini di inclusione, di cui Costantino va fiera e che dimostra fattivamente, una volta di più, l’impegno del sindacato sul tema.

“Vogliamo essere al passo con i tempi, lavoriamo ad un coordinamento integrato per lo sviluppo della provincia”

Una riflessione più generale sulla crisi trasversale, ormai in atto da tempo, della rappresentanza (partiti, sindacati, organismi di categoria). Cosa pensa e come sta costruendo un’identità nuova per il suo sindacato in questo pezzo di Mezzogiorno?
Stiamo cercando di essere al passo con i tempi. Credo che sia sotto gli occhi di tutti. Sono convinta che i corpi intermedi abbiano un ruolo importante per l'esercizio limpido della democrazia. Nel nostro lavoro mettiamo sempre al centro la persona. Nelle attività di rappresentanza stiamo cercando di percorrere un nuovo umanesimo del lavoro. Il ruolo storico del sindacato è molto cambiato rispetto a qualche anno fa: a mio avviso prima era molto più semplice rivendicare un diritto in contesti storici con connotazioni economiche e sociali ben definite. Oggi, invece, la rivendicazione assume carattere diverso: bisogna dunque avere la capacità di sedersi attorno ad un tavolo e trovare soluzioni insieme. Perché le problematiche di un contesto socio-economico complesso come quello della contemporaneità attanagliano i lavoratori ma anche le aziende. Di conseguenza credo il sindacato oggi debba avere una forte attitudine sociale. Lo abbiamo ribadito chiaramente durante il nostro ultimo congresso e stiamo provando a declinarlo sul nostro territorio in questi termini. Si tratta di dare vita al ‘Patto per la Capitanata’, su cui insistiamo da 2 anni, per provare a risolvere le problematiche da cui è afflitto il territorio: attraverso cioè un ‘sistema delle alleanze’ degli enti più importanti, che remi verso un unico obiettivo, ognuno per propria parte. In questo senso la Cisl ha sempre avuto dalla sua una grande capacità di fare da collettore, a cui si aggiunge la propensione a sporcarsi le mani e assumersi le proprie responsabilità.

Ad esempio?
Qualche tempo fa abbiamo avuto il coraggio di staccarci dallo sciopero generale che ha visto impegnati Cgil e la Uil in un momento in cui la Cisl, invece, non ha creduto, responsabilmente, ci fossero le condizioni per uno sciopero generale. Perché si era da poco avviato un percorso concertativo a livello nazionale che ha dato delle risposte, non dico esaustive, alle nostre richieste, ma alcuni risultati sono stati comunque portati a casa. Non ci è sembrato opportuno (e abbiamo avuto il coraggio di agire di conseguenza) interrompere quel dialogo e l'attivazione di tavoli importanti sul fronte della previdenza; lavoro; politiche attive; ammortizzatori sociali; sulla sicurezza nei luoghi di lavoro partendo dai famosi protocolli nazionali. Successivamente i fatti ci hanno dato ragione, a partire dalla grande convergenza del mondo sindacale sulle posizioni da noi assunte.

Molte organizzazioni di categoria appaiono più come scatole vuote che come soggetti strutturati e portatori di progettualità. E così? Ha senso fare alleanze con scatole vuote?
La Cisl di Capitanata sta avviando un sistema di alleanze istituzionali. Nel nostro ultimo congresso abbiamo invitato i rappresentanti delle istituzioni e degli enti più importanti del territorio, come il prefetto, il rettore dell'Università di Foggia, il presidente della Provincia, il vicepresidente della Regione Puglia, Confindustria, i rappresentanti delle forze dell'ordine, il vescovo dell’Arcidiocesi Foggia-Bovino. Stiamo cercando di mettere tutti insieme per lo sviluppo del territorio. E se anche il prefetto riconosce il nostro ruolo ‘di organismo che lavora con grande serietà e rigore’, come ha detto, mostrandosi disponibile a valutare le nostre proposte e a collaborare in questo senso, beh, mi sembra un segnale eloquente. In relazione alla straordinaria occasione del Pnrr, poi, la stessa Provincia può e deve svolgere una funzione importante per il territorio.

Lo sta svolgendo?
Abbiamo detto al presidente Gatta che non può ritenersi esonerato e iniziato un dialogo con la Provincia a partire dai Patti territoriali (ma è solo una piccola fetta che riguarda risorse residuali). Ora, però, il vero obiettivo è quello di declinare a livello territoriale le stesse modalità e protocolli simili a quelli attivati in ambito regionale. Non perché alla Cisl interessi la gestione delle risorse, non abbiamo quel ruolo. Ci interessa, invece, che non si ripetano gli errori del passato e che i fondi vengano declinati sulle grandi vocazioni e occasioni di sviluppo del territorio. È inutile, come è stato fatto in passato, costruire cattedrali produttive nel deserto che hanno utilizzato risorse pubbliche per poi abbandonarle e lasciarci in eredità soltanto disastri ambientali e occupazionali. Se non saremo in grado di riempire di contenuti intelligenti la straordinarietà del Pnrr non potremo più lamentarci di un Sud abbandonato a se stesso e alla criminalità.

Quella a cui fa riferimento è una stagione della programmazione negoziata a cui anche la Cisl ha contribuito.
Si sperava potesse ottenere risultati diversi. Perciò bisogna trarre insegnamenti dagli errori del passato e d’ora in avanti concentrarsi sulle vere potenzialità del nostro territorio.

Quali?
In primis l’agroalimentare. E’ necessario puntare sulle produzioni di nicchia che oggi sono ben rappresentate e che hanno un'incidenza importante sul piano nazionale. Bisogna inoltre riuscire a sviluppare massa critica organizzata per condizionare il mercato. Un percorso in cui deve entrare appieno il mondo dell'associazionismo e delle organizzazioni di categoria che invece fanno ancora molta fatica a rappresentarsi. E’ necessario replicare la buone prassi di chiusura della filiera del prodotto sul nostro territorio. Un sistema che darebbe respiro alle aziende e permetterebbe maggiori investimenti sul lavoro etico. Invece della realtà attuale, in cui il produttore è costretto a subire prezzi imposti dall'alto, andando a valorizzare il pil di altri territori.

Quali sono la presenza e l’operatività della Cisl nelle grandi imprese dell’agroalimentare o del turismo garganico?
In verità, abbiamo più difficoltà ad entrare nelle piccole realtà, dove c'è tanta carenza di contratti regolari e di sicurezza sui luoghi di lavoro. Nel turismo, per esempio, anche in ragione di queste problematiche, vi è la necessità di creare un sistema che abbia caratteristiche ben precise (a parte le gravi carenze infrastrutturali che vanno colmate). Un’idea progettuale di turismo chiamato a cambiare la sua fisionomia. Bisogna destagionalizzare, rendere il territorio attrattivo dal punto di vista della qualità dei servizi offerti.

E della Superstrada garganica lei che pensa?
E’ un’opera importante. Che stiamo chiedendo insieme a tante altre opere. Sulla State 16, per esempio, è stucchevole ciò che è successo. Nel 2017 era già tutto pronto per l'intervento e ad oggi siamo ancora, invece, alla Conferenza di servizi. Questo la dice tutta sui tempi della burocrazia che andrebbero assolutamente riformati. Tornando alla Garganica crediamo sia un'opera utile come tutte le opere atte al miglioramento della viabilità del nostro territorio, la cui popolazione non può restare impantanata a causa dei comitati ambientalisti del ‘no’, parlando con tutto il rispetto per l'ambiente.

Tornando al sistema delle alleanze, con quali realtà di categoria andate più d’accordo?
Stiamo lavorando molto sul versante dell’agroalimentare. Ci stiamo avvicinando alle realtà aziendali per parlare di lavoro etico. Il problema è mettere in piedi un coordinamento integrato in un ambito così importante, colpito, al pari di altri, dall’atomizzazione dell’individuo. Cerchiamo, quindi, di approcciare in maniera nuova con i lavoratori del settore, tra cui, ovviamente, i braccianti. Non ultimi i migranti. A partire dal 2017 siamo usciti dalle mura del sindacato per raggiungere e ascoltare i lavoratori stranieri degli insediamenti informali di tutta la provincia di Foggia, tra cui certamente anche il ghetto di Borgo Mezzanone (ex Cara). Non è facile sindacalizzare braccianti vessati da estrema precarietà, ma ci stiamo provando con incontri specifici di approfondimento. Non è facile rapportarsi neppure con il mondo dei datori di lavoro, dal momento che le associazioni di questa categoria non arrivano neppure a coprire il 50% delle aziende operanti sul territorio. Con la Princess, però, siamo riusciti ad avviare un discorso sulla base dell'accordo di filiera nazionale firmato con la Coldiretti. Ma il vero problema sull'agroalimentare, così come anche sulle politiche abitative, è costruire il coordinamento immaginato. Facciamo fatica ad acquisire la disponibilità degli attori necessari. Esiste ancora una sorta di personalismo 'alla garganica'. Il problema dei ghetti, poi, va detto, non è colpa della Capitanata, ma riguarda un sistema sbagliato governato dai livelli istituzionali più alti: e cioè un’accoglienza pietistica che non guarda alla vera inclusione. Ovvero senza percorsi di formazione che permettano ai migranti di integrarsi in un mercato del lavoro oggi molto competitivo. Sul punto servirebbe una governance integrata con al centro, a lavorare insieme, Prefettura, Regione Puglia e Governo centrale.

Che cosa vi differenzia sul territorio dalle altre sigle confederali?
C’è un buon rapporto unitario sul piano della programmazione dell’azione sindacale, forse difficile da replicare in altre parti di Italia. Dialoghiamo senza preclusioni ideologiche. Ciò per dare risposte al territorio agli iscritti, ai giovani, ai disoccupati, ai pensionati, all'occupazione femminile allo stremo in termini di welfare aziendale. Si avverte la necessità di utilizzare al meglio gli strumenti propri del sindacato, in primis la contrattazione di secondo livello che oggi in una realtà come la nostra diventa fondamentale. Ecco perché io credo che il sindacato, oggi, sia un'entità che può ancora svolgere una funzione importante nella società. Anche a ragione di una grande disaffezione alla politica, sotto gli occhi di tutti.

Che giudizio ha del nuovo rettore dell’Università di Foggia, coglie segnali di discontinuità rispetto al passato?
Il vecchio rettore non l’ho conosciuto bene. Ci siamo limitati a rapporti formali. Con Pierpaolo Limone, invece, la Cisl ha avviato rapporti di collaborazione: abbiamo sottoscritto un protocollo sulla formazione. Si è ragionato su come si possano declinare le richieste provenienti dal mondo del lavoro territoriale su percorsi formativi specifici, quindi legati alle realtà produttive locali. Un percorso che potrà corroborare la battaglia per la legalità avviata dall’UniFg. Una battaglia che non può prescindere dal tema occupazionale.

Quali i servizi e gli sportelli attivati dalla Cisl nell’ultimo periodo?
Il Coordinamento delle Politiche di genere sui temi della parità, della conciliazione, del welfare. In questo siamo stati i primi, abbiamo cioè mutato la forma e le dinamiche di quello che è il tipico Coordinamento donne in un coordinamento di genere misto, affinché le questioni non siano affrontate da un punto di vista univoco. Da qui, diverse iniziative a sostegno della condizione delle donne sui luoghi di lavoro. Inoltre, abbiamo attivato lo Sportello Lavoro con cui abbiamo creato una banca dati dei giovani che chiedono supporto nell’orientamento sull’universo occupazionale, con iniziative molto belle come ‘Il vero curriculum sei tu’. Infine lo Sportello Accanto, nato nel periodo della pandemia a ragione delle tante istanze di disagio pervenute dal territorio. La Cisl, di più, sta cercando di individuare nelle organizzazioni di categoria nuove risorse giovani da inserire all'interno della struttura per stare al passo coi tempi e per trasmettere alla nuove generazioni il senso di appartenenza e i valori in cui crede il sindacato.

Come si coniuga la transizione digitale con l’occupazione?
Con il reskilling del lavoratore. La persona resta il fulcro di qualsiasi riprogrammazione lavorativa. Sono necessari percorsi formativi: questo è uno degli aspetti su cui la Cisl punta di più, per il reimpiego e l'abilitazione al nuovo mondo del lavoro. Pensiamo al potenziamento degli enti bilaterali, costituiti da parte aziendale e lavoratori, così da assumere una funzione determinante nella formazione delle nuove figure del futuro.

Come si percorre la legalità? E’ necessario l’ascolto delle realtà più disagiate del territorio? In questo senso come giudica l’azione della Commissione straordinaria di Foggia?
Buona l’azione repressiva, ma la legalità è un fatto culturale. Bisogna lavorare ancora molto sulla prevenzione quotidiana. Oltre ad una necessaria risposta in termini occupazionali. Per ciò che riguarda la Commissione, questa opera nella trasparenza degli atti. Anche se alcune determine, come la chiusura delle scuole dell’infanzia comunali, non sono condivisibili. La gestione commissariale non può essere un sistema avulso dalla comunità. Bisogna ripartire dal dialogo e dal confronto

Che farà da grande, dopo il sindacato?
Penso che il mio futuro continuerà ad essere qui. E’ la mia vita. Lo faccio con passione. Però, chissà, un domani tutto può essere.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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