“Non c’erano le condizioni per partecipare a quel bando”: è unanime e trasversale la risposta di responsabili e operatori che tuttora lavorano - in proroga - al Pis (Pronto intervento sociale) attivato nel 2020 dalle Politiche sociali del Comune di Foggia e finanziato dal Fondo Povertà. Il servizio è scaduto ed è stato rinnovato, alla fine del 2021, dapprima fino a marzo, nelle more dell’espletamento del nuovo bando, ed ora, con determina dirigenziale del 17 marzo scorso, fino alla fine giugno, perché l’ultimo avviso pubblico è andato deserto.
Il Pis è un dispositivo a tutela delle persone povere, fragili, svantaggiate: un servizio di accoglienza con dormitorio di 15 posti letto; una mensa sociale presso la parrocchia “Immacolata”; distribuzione di coperte e sacchi a pelo in situazioni di emergenza.
Attualmente viene portato avanti dal Consorzio di cooperative sociali Aranea (capofila); dalla Fondazione Siniscalco Ceci – Emmaus; Fratelli della Stazione Onlus; Banco Alimentare della Daunia; Confraternita di Misericordia di Orta Nova.
Un affidamento avvenuto nel 2020 a seguito di procedura di co-progettazione. Queste realtà, dunque, gestiscono per conto del Comune di Foggia – e in sinergia con i Servizi sociali di Palazzo di Città – i suddetti servizi tra i quali uno Sportello informativo con 2 punti di ascolto e di intervento posti in aree strategiche della città (in centro, in via Petrone 14, e in via Candelaro 90/N) ai quali si sono rivolti nel tempo circa 300 persone in difficoltà (tra italiani e stranieri). Un sistema di intervento che in questi mesi si è rilevato importante non solo in chiave emergenziale, ma anche sul piano della seconda accoglienza, ossia in termini di integrazione sociale, e, talvolta, anche occupazionale, dei soggetti presi in carico, tanto che, alcuni di loro, dopo essere stati assistiti da questa rete del Terzo settore, sono stati finanche assunti dalla stessa.
Una rete (e non solo questa) che però ha disertato (per forza o per scelta) il nuovo bando per il rinnovo annuale del Pis (che vale intorno ai 500mila euro) pubblicato sull’Albo pretorio lo scorso 25 febbraio a firma della dirigente dei Servizi sociali comunali, Silvana Salvemini.
Alla data del pubblico incanto stabilita per il 22 marzo nessun plico con offerte e requisiti richiesti pervenuto.
Un fenomeno non nuovo in via Fuiani nell’ultimo anno e mezzo: non è la prima volta, infatti, che bandi per l’affidamento di servizi afferenti alle Politiche sociali del Comune di Foggia vadano deserti (o quasi). Così, il 25 marzo, è stata resa nota la proroga tecnica fino al 21 giugno 2022 per un importo di 115mila euro a copertura del servizio.
Ma come è possibile che associazioni e cooperative che attualmente lavorano al Pis e che, nel tempo, ne hanno evidenziato gli importanti risultati ottenuti, non abbiamo partecipato al nuovo avviso?
Se Vincenzo Pacentra (presidente di Aranea) e Rita De Padova (responsabile della Fondazione Siniscalco Ceci-Emmaus) si sono limitati ad affermare che “non c’erano le condizioni”, Domenico La Marca, coordinatore del progetto, è entrato un po’ più nel dettaglio: “Il bando contempla condizioni più stingenti rispetto al precedente, sia in termini di statuti giuridici delle associazioni sia sul versante di titoli ed esperienza richiesta agli operatori. Condizioni contemplate dalla normativa di legge, sia chiaro, – sottolinea La Marca – ma che ci avrebbero portato a dover cambiare buona parte del personale ora utilizzato. Non ce la siamo sentita di mandare a casa i nostri operatori sostituendoli con altri in possesso dei requisiti richiesti dal bando. Abbiamo lavorato bene in questi 15 mesi e ottenuto, finora, risultati importanti, anche grazie alla sinergia con gli operatori sociali del Comune di Foggia. La stessa notizia di un’ulteriore proroga che non interrompa un servizio essenziale quale il Pis per il nostro territorio è da accogliere con favore. L’auspicio, però, è che nel prossimo bando si possano rivedere i criteri ed evitare, così, che anche il prossimo vada a monte”, conclude La Marca.
Gli operatori della rete Pis (nella quale, va ricordato, sono presenti realtà che ancora attendono, da mesi, il pagamento di fatture per decine di migliaia di euro inerenti a vari servizi già prestati alle Politiche sociali del Comune di Foggia) non sanno cosa accadrà tra 3 mesi: il timore diffuso, però, è che il Pronto intervento sociale possa essere sospeso perdendosi nella burocrazia. Non è chiaro infatti se ci sarà un nuovo avviso pubblico o se si opererà con procedura negoziata. Ma se i criteri dovessero restare così stringenti, si andrebbe, è evidente, incontro ad un altro flop (a tutto discapito dei poveri che usufruiscono del Pis). Perché le realtà che operano in questa rete - e che hanno costruito con gli assistiti relazioni sociali ormai consolidate - volente o nolente, sarebbero tagliate o se ne chiamerebbero nuovamente fuori. Un capitale umano e professionale che, in questo contesto, andrebbe a farsi friggere.
Come quello, tra gli altri, dei Fratelli della Stazione, impossibilitati a partecipare al bando perché non in possesso dell’iscrizione alla Camera di Commercio. “Indipendentemente da chi lo porterà avanti, ci interessa solo che al servizio venga data continuità in futuro”, dichiara lapidario il volontario Emiliano Moccia.
Infine, c’è pure chi fa notare che 15 posti letto ad uso dormitorio sono oggettivamente pochi per una città grande come Foggia, e che il Piano del Freddo, integrato nel bando deserto, andava fatto nei prossimi mesi, a parte e con risorse aggiuntive, per potenziare i servizi base offerti dal Pis.
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