Appeso da mesi il “Dopo di noi” nell’ex Villa Lanza confiscata alla mafia. Grossi ritardi per l’assegnazione ai beneficiari

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Resta fermo al palo, ormai da tanti, troppi mesi il progetto “Dopo di Noi”, bandito dalle Politiche sociali del Comune di Foggia e affidato a giugno dello scorso anno, su regolare gara espletata dopo l’avviso pubblico, al Consorzio Opus. La firma del contratto per l’avvio della gestione è stata sottoscritta a ottobre del 2021. Da allora, il centro per la cura dei disabili non è mai entrato in funzione. Il progetto ha una doppia valenza per il territorio: sociale e, per così dire, legalitaria.

Si tratta di una struttura ad uso abitativo adibita all’accoglienza di una ventina di disabili non gravi, cioè con diverse abilità residue, che però siano rimasti soli, senza genitori o una cerchia familiare che possa prendersi cura di loro.

L’obiettivo è quello di creare, attraverso la convivenza all’interno della struttura, animata da attività di carattere psicologico, educativo e sociale, un humus di accompagnamento alla quotidianità, una zona di confort che possa coadiuvare l’integrazione in società dei soggetti beneficiari.

La struttura, inoltre, non è un edificio qualsiasi. In ciò, risiede il valore aggiunto dell’operazione. Il plesso edilizio destinato dal Comune di Foggia al “Dopo di noi”, infatti, è l’ex Villa Lanza (ex dimora, in zona Salice, del boss Vito Bruno Lanza), ovvero un bene confiscato alla criminalità organizzata foggiana e ribattezzato, per la sua nuova vita, “Casa di Comunità Giovannni Panunzio”, in memoria dell’imprenditore che si ribellò al giogo del pizzo e per questo fu ucciso per mano mafiosa il 6 novembre del 1992.

Uno dei personaggi simbolo della cultura dell’antimafia territoriale, a cui una città che intenda agire nel segno della legalità dovrebbe rendere ancor più onore imprimendo un pronto seguito operativo ad un progetto di così alto valore sociale.

“Per noi è una svolta nella lotta contro la criminalità organizzata foggiana”, aveva detto a luglio dello scorso anno l’avvocato Dimitri Lioi, presidente dell’associazione antimafia “Panunzio”, non appena appresa la notizia che la villa sarebbe diventata una struttura per l’attuazione di progetti sociali.

Una svolta, però, che tarda non poco ad arrivare.

Il problema risiede nel fatto che il Consorzio Opus sta attendendo da mesi dagli uffici delle Politiche sociali municipali diretti da Silvana Salvemini la lista dei beneficiari del progetto, oltre che le modalità di programmazione e di organizzazione del servizio da concordare con il Comune di Foggia ai sensi della normativa sul Capitolato d’Appalto.

Nel frattempo, la struttura è pronta ed allestita di tutto punto. Con camere e servizi utili all’uso abitativo. Tanto che i ben informati hanno fatto sapere a l’Attacco dell’idea del presidente di Opus, Carlo Rubino, di destinare l’edificio, nell’attesa dell’attivazione del “Dopo di Noi”, all’accoglienza temporanea dei rifugiati ucraini sul nostro territorio, ritenendo, di più, un peccato che la struttura resti vuota e abbandonata a se stessa, senza una finalità sociale, per chissà ancora quanto tempo.

Così, sempre secondo i ben informati, Rubino avrebbe indirizzato una missiva contenente questa proposta all’attenzione dei commissari straordinari in seno a Palazzo di Città (Marilisa Magno, Rachele Grandolfo e Sebastiano Giangrande); della dirigente dei Servizi Sociali Salvemini; e della Prefettura di Foggia. Una pec a cui, per il momento, non sarebbe corrisposto alcun riscontro ufficiale. Atto che confermerebbe una volta di più il disimpegno del Comune di Foggia in tema di fattiva accoglienza di chi sta scappando dalla guerra in Ucraina: atteggiamento che, nelle scorse settimane, ha destato il disappunto di alcune realtà del Terzo settore che, non ascoltate, avrebbero voluto trovare nell’istituzione locale un valido interlocutore che potesse coordinare e supportare le azioni di solidarietà potenzialmente praticabili sul territorio. E che, invece, a differenza di Foggia, sono state portate avanti da altri Comuni della provincia con il protagonismo in prima linea delle relative amministrazioni. 

Che fine abbia fatto il “Dopo di noi” di “Casa Panunzio” se lo è chiesto negli scorsi giorni pure “La Società Civile”, il movimento di attivisti foggiani nato sul territorio da quasi due anni, molto vigile sulle storture amministrative dell’utilizzo del bene pubblico. Se la battaglia, durata mesi, sulla recinzione privata di Parco San Felice pare, infine, vinta, avendo ottenuto l’ascolto dei commissari e l’agognata determina, arrivata qualche giorno fa, che ne stabilisce la rimozione, i dubbi e le perplessità del movimento (coordinato, tra agli altri, da Lucia Aprile) a proposito del destino dell’ex Villa Lanza, sembrano quanto mai giustificati e si accrescono di giorno in giorno. “Possibile che dopo così tanti mesi il progetto non sia stato ancora attivato? Quale immagine diamo di un Comune commissariato per mafia che ora vorrebbe e dovrebbe invertire la rotta? E’ questo il segno della legalità in cui si vuole operare?”, si è domandata Aprile in una chiacchierata effettuata di recente con l’Attacco, in cui si domandava pure se la questione fosse stata portata dalla politica locale all’attenzione dei commissari nel vertice a porte chiuse dello scorso 3 marzo. A quanto pare, ancora no.       

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testatina dillo al direttore WEB

 

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