In questi giorni abbiamo sentito di tante persone arrestate in Russia perché si esprimevano pubblicamente contro le decisioni del loro governo e ci siamo giustamente commossi e indignati. Abbiamo pensato tutti che uno dei discrimini tra noi e certi paesi illiberali sia quello legato al diritto di critica, anche severa, che il cittadino ha nei confronti delle scelte ed azioni dei suoi governanti, come delle forze dell'ordine e delle altre figure istituzionali. Noi siamo democratici, quindi da noi certe cose non accadono, pensiamo, non possono accadere, e vale anche la pena secondo la maggioranza di noi di combattere in ogni modo per continuare a fare in modo che sia così.
Peccato che però a Foggia pochi giorni fa sia accaduto qualcosa di molto simile e di altrettanto vergognoso: un uomo, Luigi Melino, è stato incarcerato per aver criticato il trattamento riservato spesso ai detenuti (Santa Maria Capua Vetere insegna) e invitato i loro parenti a manifestare pacificamente, in modo nonviolento, contro di esso, magari organizzando un corteo o partecipando agli scioperi della fame di Rita Bernardini. Perché Luigi è pure un membro del Partito Radicale e di Nessuno tocchi Caino, come me, con la differenza che non lo è per aver versato la quota di iscrizione, ma si è guadagnato le tessere, essendo indigente, grazie al suo attivismo, che ha colpito così tanto la mia compagna Elisa Torresin e me da spingerci, dopo un anno di collaborazione appassionata alle nostre attività per i diritti dei detenuti, a fargliene dono, cosa che capita abbastanza raramente.
Ma Luigi lo meritava. Luigi Melino è stato un detenuto modello, un uomo che ha compiuto un percorso ammirevole, davvero come lui pochi, e che quando un annetto fa ha avuto accesso all'affidamento in prova ai servizi sociali, tornando dalla sua amatissima Carmela, con la quale ha messo in programma un bambino, si è trasformato in un cittadino modello.
Apprezzatissimo sul lavoro, e attivissimo nel volontariato, nell'attivismo, nella vicinanza agli ultimi e agli sfortunati: quante volte ci è suonato il telefono, perché Luigi sentiva di qualche ingiustizia subita da qualcuno che non aveva nessuno, e ci chiamava per segnalarci la situazione, metterci in contatto ed aiutare a risolverla. Credo che siano davvero tante le persone che Luigi ha aiutato, con il cuore: perché ha scelto di non dimenticare l'umanità ultima e disperata conosciuta in carcere, anche se avrebbe potuto, e di dedicare tutto il suo tempo libero a soccorrerla e curare le sue ferite.
Elisa ed io siamo concordi: Luigi Melino è una delle persone più belle che conosciamo, ed anche delle più coraggiose. Questo perché nella sua missione di aiuto Luigi ha scelto di esporsi fin troppo, sapendo di essere a rischio di ritorsioni, tanto di raccontare in alcuni video su tiktok le violenze che nel carcere di Foggia, come in quello di Santa Maria Capua Vetere, con il quale condivide la direttrice, secondo lui e secondo vari detenuti che hanno presentato esposti, sono seguite alle rivolte.
Nei suoi video su tiktok Luigi ha fatto quello che noi di Nessuno tocchi Caino facciamo sempre, cioè dire che il trattamento dei detenuti nelle carceri italiane è spesso incostituzionale e disumano: solo che noi lo possiamo dire, per quanto fastidiosi, dall'alto del nostro essere incensurati, lui no. Così si è trovato denunciato per aver diffamato le Istituzioni, reo di aver criticato la gestione dei carcerati invocando il rispetto della Costituzione, e addirittura, questo surreale, per istigazione a delinquere, avendo, come noi facciamo sempre, invitato a unirsi in manifestazioni nonviolente per i diritti umani.
Istigazione a delinquere, quel Luigi che in tutti i suoi video diceva ai detenuti che devono essere loro i primi a essere detenuti modello, a non fare rivolte, a fare un percorso sincero, a rispettare tutte le regole e le leggi, a cambiare veramente! Luigi, che ha capito in carcere l'importanza ed il valore della Costituzione e dell'onestà e soprattutto della nonviolenza!
Non sono il solo a pensarla così: il suo avvocato Michele Sodrio ha scritto una bellissima memoria difensiva dove spiega dettagliatamente come le parole contestate a Luigi rientrino assolutamente all'interno del diritto di critica, e ribadendo pure lui che, anche se in forma più popolare, meno colta, rispecchiano semplicemente le posizioni di sempre di Partito Radicale e Nessuno tocchi Caino, del quale faceva parte. Persino il magistrato di sorveglianza che per primo ha visto l'incartamento a Foggia aveva pensato la stessa cosa, che non c'era reato, e non aveva fatto arrestare Luigi.
Purtroppo allo step successivo, a Bari, non è andata altrettanto bene, e Luigi la mattina del 24 marzo mi ha scritto, disperato ma forte e dignitoso, che lo stavano arrestando, e che si affidava a noi. Il 7 maggio si svolgerà a Bari l'udienza in camera di consiglio per discutere il suo caso: noi auspichiamo che ci si renda conto dell'assurdità ed ingiustizia di distruggere il percorso ammirevole e la vita di questa persona e di sua moglie per aver chiesto in un paio di video ciò che Nessuno tocchi Caino da sempre chiede, cioè di rispettare la Costituzione ed i diritti umani di tutti, anche dei detenuti, e come abbiamo promesso a Luigi non lo abbandoneremo, anzi faremo di tutto per farci sentire contro questa palese ingiustizia.
Umberto Baccolo, consiglio direttivo di “Nessuno tocchi Caino”
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