Marcia “Emmaus-Amendola”, le tappe di avvicinamento, l’origine e il significato della storica sfilata a favore del disarmo militare

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Si avvicina a passi spediti la tradizionale Marcia per la Pace “Emmaus-Amendola” che si tiene ogni anno, nel giorno della Domenica delle Palme, e che quest’anno assume un significato ancor più cogente in ragione del delicato momento storico attraversato dalla guerra in Ucraina.

Il Coordinamento provinciale Capitanata per la Pace, costituitosi il 4 marzo scorso su proposta della storica Ambasciata di Pace del nostro territorio, ha già all’attivo il corteo pacifista (contro il conflitto bellico russo-ucraino) andato in scena il 12 marzo nel capoluogo dauno (a cui hanno partecipato anche oltre dieci Sindaci dalla provincia di Foggia); “Le vie della Pace”, un ciclo di incontri tematici con il terzo appuntamento dal titolo “Invece delle guerre ‘giuste’, la difesa popolare nonviolenta” che si terrà domani, alle ore 17.50, presso il Salone della Cgil; diverse riunioni tecnico-organizzative tra cui quella in programma oggi, e una petizione su change.org, per l’adesione alla Marcia per la Pace “Emmaus-Aeroporto militare di Amendola”. E c’è anche il manifesto ideologico prodotto dal movimento per promuovere quest’atteso appuntamento attraverso lente del conflitto in Ucraina e per il quale quest’anno si prevede un’affluenza almeno raddoppiata rispetto alla media partecipante gli anni scorsi.

“Se, di solito, la Marcia per la Pace ‘Emmaus-Amendola’ ha sempre annoverato un’affluenza che si aggirava intorno alle 150 unità, quest’anno, in ragione del neo-costituito Coordinamento Capitanata per la Pace, prevediamo molte più adesioni, anche dal territorio provinciale”, spiega a l’Attacco il professor Giuseppe La Porta, tra le anime del movimento nonché membro storico dell’Ambasciata di Pace.   

Tra i motivi per i quali domenica 10 aprile si sfilerà per dieci chilometri  - a partire, alle ore 9, dal centro Emmaus in località Torre Guiducci (su via Manfredonia, a 8 km da Foggia) per raggiungere, infine, i pressi dell’aeroporto militare “Amendola” (rientro con autobus alle ore 13) – c’è il “No: alla brutale aggressione della Russia di Putin all’Ucraina; al neo imperialismo russo; all’invio di armi dall’Italia e dai Paesi Ue; all’espansione della Nato nell’est Europa, auspicando il suo scioglimento; all’aumento delle spese militari voluto da vari Governi”. E il “Sì: ad un immediato ‘cessate il fuoco’ in Ucraina; ad aiuti e accoglienza per gli ucraini e per i profughi di tutte le guerre; ad un’Ucraina neutrale; ad un ruolo di primo piano di Ue e Onu nei negoziati; all’efficacia mostrata nella storia dalla lotta non violenta”.  

Prevista all’evento (che annovererà anche un flash-mob e diversi interventi a fine corteo) la partecipazione di molte realtà associative, politiche e sindacali, oltre ai liberi cittadini.

“Questa marcia – racconta La Porta – nasce nel 2002, un anno prima dell’Ambasciata di Pace, e prende spunto dalla più rappresentativa marcia italiana pacifista, la ‘Perugia-Assisi’. Ma la ‘Emmaus-Amendola’ assume valore e significato territoriali specifici, perché i punti di partenza e di arrivo non sono affatto casuali. Agli inizi degli anni ‘2000 avvertimmo l’esigenza di porre all’attenzione dell’opinione pubblica come la realtà dell’aeroporto Amendola fosse esposta in posizione offensiva. Lo stesso aeroporto – continua il professore di Storia del Liceo ‘Marconi’ – che ospita gli F35 armabili con missili a testata nucleare e in cui ora vengono ospitati anche i droni armati, i quali rappresentano un modo di fare la guerra che è un salto di qualità in peggio, perché si uccide a distanza come nei videogiochi. Questo rappresenta un grave pericolo anche per il nostro territorio in caso di malaugurati attacchi e rappresaglie dalla Russia. In queste settimane si sta parlando di guerra nucleare come fosse un orizzonte possibile: ciò è drammatico e spaventoso. E non è escluso che non avvenga: Lucio Caracciolo, direttore di Limes, e cioè la più autorevole rivista di geopolitica italiana, ha infatti recentemente dichiarato che ‘chi pensa che l’opzione della guerra nucleare sia fuori discussione è un imbecille’”, ricorda La Porta, che, infine, illustra il valore simbolico positivo, rappresentato, in ottica pacifista, dal luogo di partenza scelto per la Marcia per la Pace, e cioè la Comunità Emmaus. “Si contrappone idealmente ad ‘Amendola’ perché è la comunità dove hanno operato i salesiani della parrocchia Sacro Cuore di Candelaro. Una realtà dove, negli anni ’70, si è creato il primo nucleo di obiettori di coscienza al servizio militare della provincia di Foggia, come Marino Valente nel ‘78. Emmaus è una gemmazione del Sacro Cuore e dei suoi grandi sacerdoti: da don Michele de Paolis e don Nicola Palmisano, da don Giorgio Pratesi a don Gerardo Russo. I quali hanno avuto la capacità di comprendere l’importanza del rifiuto della guerra accompagnando i giovani di quella comunità a compiere una simile scelta”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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