Sono stati revocati dal cartellone degli eventi natalizi del Comune di Foggia i due appuntamenti organizzati dai cantanti comunemente definiti come “neomelodici”, e cioè Giovanni D’Angelo e Jo Caradonna. “Si è reso doveroso procedere ad un ulteriore esame delle proposte approvate”, ha scritto nella determina la dirigente responsabile del Servizio cultura, Maria Concetta Valentino, che aveva selezionato 26 proposte artistiche rientrate negli eventi natalizi comunali.
Dall’approfondimento della dirigente è emerso che “il percorso degli artisti non è meritevole di totale apprezzamento e sostegno per contenuti e modalità espressive, seppur non strettamente inerenti il progetto proposto”. Il Comune, pertanto, non ha ritenuto, infine, di “promuovere tali forme di espressione artistica in quanto non corrispondenti al sentire dell’ente”.
Il riferimento è al dibattito pubblico, assurto sui media nelle scorse ore, rispetto al brano “Malavita” del 2018 di Giovanni D’Angelo in featuring con Anthony e al pezzo di Jo Caradonna “Se Nasce Giudicat”, pubblicato nel 2021. “Si tratta del racconto, proprio come fa ‘Gomorra per la camorra napoletana, di uno spaccato di Foggia in cui si evidenziano le brutti sorti che toccano a chi abbraccia certe strade”, avevano già replicato su queste colonne i due artisti rispetto al polverone alzatosi intorno a loro.
Giovanni D’Angelo e Jo Caradonna erano tra i protagonisti di “Natale Insieme” e “Natale con noi”, due proposte del cartellone comunale che prevedevano anche spettacoli di animazione e magia e canti di Natale.
l’Attacco, ieri mattina, è tornato a trovarli, partendo da loro per un viaggio nel “neomelodico” di Capitanata, che, al di là dei pregiudizi, evidenzia invece un mondo di talenti artistici non di rado fatto di persone incensurate a favore del sociale, diritti e legalità.
E’ nato 43 anni fa in via Saverio Altamura, 26. “I miei genitori sono napoletani. Ma io sono e cresciuto a Foggia. Mia madre mi ha partorito in casa. Mi fece uscire dal suo ventre la ‘mammana’, come si usava all’epoca. Sono orgoglioso di essere foggiano”. E’ l’incipit, nel colloquio con l’Attacco, di Jo Caradonna, un pezzo di storia del capoluogo dauno nel genere musicale più semplicisticamente definito come “neomelodico”.
“Il nomignolo di ‘neomelodici’ attribuitoci per alludere a musica trash, mi dà fastidio. Perché – precisa – ‘neomelodico’ significa semplicemente ‘nuova melodia’. E non deve essere, perciò, per forza sinonimo di musica spazzatura o di ambienti vicini alla criminalità. Al contrario, il ‘neomeolodico’ è prevalentemente un genere popolare che fondasull’amore e sul romanticismo. Un romanticismo che farebbe sciogliere il cuore a qualunque donna. Su queste tematiche, passando anche per ‘storie di corna’ che appartengono alle relazioni amorose, si è sempre basato il mio repertorio. Non capisco perché gli artisti che portano avanti le sonorità napoletane debbano essere costantemente additati. Spesso da gente che ignora i nostri percorsi di formazione e i traguardi musicali raggiunti nel tempo”.
Caradonna può vantare un fratello, e cioè l’arcinoto interprete e autore Enzo Caradonna, unanimemente riconosciuto, anche nel capoluogo partonopeo, tra le colonne portanti della musica napoletana. “Mio fratello – racconta a l’Attacco - canta e scrive da più di 40anni. Tra i suoi primi brani c’è ‘Stasera’ del 1986, ormai canzone di culto ovunque, un ‘neoclassico’ del genere”. Una lunga carriera quella di Enzo Caradonna, costellata di successi acclamati dal grande pubblico. “Tre anni fa – ricorda Jo Caradonna - mio fratello ha scritto anche ‘T’aggio purtato na rosa’ di Marco Calone, che ha riscosso 20 milioni di visualizzazioni sul web”.
La tradizione canora ‘napoletana’ è insita nel dna di famiglia dell’artista 43enne foggiano, titolare di un noto negozio di fiori nel pieno centro del capoluogo dauno. “Mio padre - precisa Jo Caradonna - cantava , mio zio ha duettato con Claudio Villa e Mario Merola. Mio fratello ha scritto brani per Gigi D’Alessio, Gigi Finizio, Nino D’Angelo, Mauro Nardi, Franco Moreno, tra gli altri. Tutti coloro che hanno avuto fortuna nel genere napoletano sono passati sotto le sue mani”.
E Jo Caradonna?
Si difende piuttosto bene anche lui quanto a successi conseguiti nel tempo. Il suo nome, infatti, è annoverato nell’Enciclopedia dei cantanti napoletani. A 18 anni, nel ‘99, fu selezionato dai produttori del Festival della Canzone di Napoli per partecipare alla grande rassegna di musica partenopea all’epoca in onda su Rete 4, in cui si classificò secondo con il brano “Liberi”. “Mi presentò Enrica Bonaccorti con testuali parole: ‘Jo Caradonna, cantante napoletano proveniente da Foggia. Ero l’unico interprete del capoluogo dauno in mezzo a una schiera di cantanti di Napoli. Credo sia stata una bella soddisfazione anche per la mia città, a cui voglio un gran bene, nonostante le tante schifezze che accadono”.
Cresciuto come artista a pane e feste rionali di piazza (“che un tempo a Foggia erano molto frequenti, ora ahimè, non più”, dice), ovvero quelle della Spelonca, le celebrazioni popolari di San Luigi, Sant’Anna, Sant’Antonio o la festa del Carmine (“in cui, 5 anni fa, mi esibii davanti a 4mila persone”), Jo Caradonna ha calcato numerosi pachi italiani, da Milano alla Sicilia, senza contare i tanti matrimoni foggiani allietati con il suo repertorio in sale ricevimento come l’International o Villa Althea. E qualche anno fa fu anche protagonista, in veste di presentatore insieme a Nino Di Canio, del progetto web radio-tv “Musicanto”, nel programma “Napul’è” che ha ospitato i più grandi della musica napoletana contemporanea, come, per esempio, Sal Da Vinci.
Tutte esperienze che testimoniano passione e professionalità, nonostante le discriminazioni di una grande fetta di opinione pubblica nei confronti del cosiddetto genere “neomelodico”.
E le critiche rivolte a Caradonna per il brano “Se nasce giudicat”? “Chi mi ha criticato per quel brano non mi conosce. Io, Giovanni D’Angelo e la maggior parte dei cantanti del capoluogo dauno definiti ‘neomelodici’ non abbiamo mai avuto problemi con la legge. Siamo cantastorie. In quel brano si racconta di ragazzi che abbracciano determinate strade perché non hanno opportunità alternative. Ma si sottolinea anche che ‘dentro un attimo si bruciano la vita’, come precisa un passaggio di ‘Se nasce giudicat’. E poi la commissione straordinaria in seno al Comune di Foggia, per approvare nel suo cartellone l’evento natalizio da me proposto, credo avrà preso informazioni su chi io sia. Ciò testimonia la pulizia del mio curriculum artistico e personale. Tanto mi basta. Per il resto lascio dare fiato alla bocca di chi mi critica a prescindere”, ha affermato l’artista (prima del ripensamento di Palazzo di Città).
Un evento natalizio, quello di Jo Caradonna che avrebbe dovuto tenersi a Parco dei Fiori il 23 dicembre, prevedendo, oltre al suo concerto (con passaggi dedicati, inoltre, alla canzone classica partenopea), anche l’esibizione della scuola di ballo “Rocky Dance” e una carrozza di babbo natale insieme a canti della tradizione natalizia e omaggi per i bambini. “Meno male, finalmente l’avete fatta una serata napoletana in questa zona”, uno tra i messaggi di adesione di alcuni residenti di Parco dei Fiori arrivati a Caradonna quando avevano saputo dell’evento. “Nei quartieri popolari – conclude l’artista – la nostra musica è molto seguita, ed è giusto soddisfare, senza discriminazioni di sorta, i gusti musicali di un pezzo di Foggia”.
Racconti che parlano di un mondo ancora molto effervescente e dinamico che può esprimere, checché se ne possa dire, anche grande qualità artistica e dedizione al sociale. Come fa lo stesso Giovanni D’Angelo, con alle spalle anni di studio di Pianoforte e Canto al Conservatorio. Quando aveva 12 anni fu selezionato tra 3mila bambini per cantare insieme a Gigi D’Alessio per una tappa del tour del big. D’Angelo, tra i suoi tanti concerti in giro per l’Italia, è arrivato a portare un suo live persino in Francia. “La musica mi ha salvato la vita”, ha detto a l’Attacco, che lo è andato a trovare nel suo studio di registrazione a Villaggio Artigiani. E pare che stia provando a fare la stessa cosa nelle carceri: insieme al fratello Francesco (presidente del Comitato di Quartiere del Rione Martucci, schierato con diverse iniziative sul fronte della legalità) a partire da gennaio avvieranno un progetto che, in sinergia con la coop sociale “Salute, culture e società” presieduta da Antonio Vannella, punta a portare la musica tra i detenuti per sviluppare nuova inclusione sociale. Il cosiddetto “neomelodico” di Capitanata, infine, parla anche della bella storia di Jessica Calabrice, in arte Jessica Di Biase, l’artista trans foggiana che ha studiato canto nelle migliori scuole di Napoli e che è riuscita ad affermare la sua identità di genere, liberandosi dai pregiudizi, anche grazie alla musica e ai suoi lavori discografici, il cui brano più noto è “So femmena”, attraverso il quale racconta la sua storia fatta di speranze, sofferenza, discriminazioni ma anche di desideri e passioni.
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