All’indomani della pubblicazione, su queste colonne, del caso degli alloggi Gozzini di via Bonante a Foggia sono arrivate reazioni immediate. “A Foggia furono presentati nove progetti nell'ambito della legge Gozzini”, aveva raccontato a l’Attacco Paolo Belmonte, già presidente dell’ex IACP di via Caggese. “I titolari di suoli avrebbero potuto realizzare case sia private che convenzionate e di edilizia residenziale pubblica destinate alle forze di polizia anche al di fuori del piano regolatore generale e dunque anche in suoli non edificabili. La Prefettura è stata sempre titolare della competenza per il bando finalizzato all'assegnazione di tali alloggi Gozzini. Tuttora esistono a Foggia ben 63 alloggi in via Bonante, realizzati dall'impresa Caroprese, che sono privi dei requisiti di abitabilità a causa di vizi strutturali o comunque fattori che non lo consentono e per tale motivo sono dati in custodia agli occupanti. L’UTG dovrebbe intervenire per metter fine a tale situazione, finalmente”.
Gli alloggi Gozzini sono destinati a “dipendenti della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri, dell'Arma Carabinieri Forestali, della Guardia di Finanza, della Polizia penitenziaria, del Corpo dei Vigili del Fuoco, nonché i dipendenti del Ministero della Giustizia, il personale dell'amministrazione civile del Ministero dell'Interno o personale di altre amministrazioni comunque impegnato o coinvolto nella lotta alla criminalità organizzata, che prestano servizio nell'ambito della provincia di Foggia, con priorità per coloro che sono stati trasferiti per esigenze di servizio a decorrere dal 13 maggio 1991”, come recita il bando prefettizio che ne dispone l’assegnazione.
La zona di via Bonante è quella dell’Ipercoop. E’ in uno degli alloggi Gozzini che abita un finanziere che ha accettato di raccontare la propria storia a l’Attacco.
“Ho seguito questa vicenda sia per lavoro che per questioni personali”, spiega.
“I suoli dove sono nati gli alloggi Gozzini a Foggia erano terreni agricoli e dunque non edificabili. I nostri alloggi sono stati realizzati all'impresa di Caroprese e non hanno mai superato i vari collaudi, credo anche per varianti non approvate. Io e altri fummo i primi ad abitarli, negli anni 2004-2005. Ci accorgemmo da subito di questa anomala situazione. Nonostante fossero appartamenti nuovi di zecca alcune cose non andavano, c’erano problemi che non permettevano il rilascio dell'abitabilità. Il risultato fu che la Prefettura ce li assegnò come se noi fossimo dei semplici custodi, condizione in cui siamo tuttora. Facemmo interventi di ristrutturazione interna per coibentare gli appartamenti contro muffe e condensa, ma non solo. Io e altri residenti, pure appartenenti alle forze di polizia, segnalammo il caso alla Procura”.
Totalmente inutili sia tale denuncia che il risalto mediatico ottenuto con interviste rilasciate all’epoca. “Lo stato di usura dopo appena due anni era già avanzato”, continua il finanziere. “La Prefettura aprì un fascicolo ma stranamente si lasciò che i tempi decorressero e l'impresa non fu mai inquisita. Noi ci eravamo uniti in un comitato di residenti c'erano esponenti di vari corpi: Polizia, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza e Vigili del fuoco. L’inchiesta finì nel nulla di fatto. Noi eravamo vincitori del bando e dunque assegnatari degli alloggi, ma dovevamo aspettare l'abitabilità. Ecco perché la Prefettura ce li diede nel frattempo in custodia, anche per via del fatto che nel frattempo alcuni alloggi erano stati già occupati da persone non aventi titolo. Da allora siamo sempre rimasti in attesa che situazione venisse regolarizzata ma nulla è cambiato. Dopo due decenni vanno fatti lavori importanti. Manca l’isolamento dal terreno, in caso di piogge forti si allagano i box auto e si creano laghetti nell’atrio condominiale”.
Tutti gli enti sanno tutto, a detta dei residenti, ma nessuno interviene. “La Prefettura, il Ministero e il Comune dicono di non essere competenti. Il proprietario non lo abbiamo. Quando uno viene trasferito a chi consegna le chiavi? Intanto l'impresa sta procedendo anche ad affittare alcuni di questi alloggi di edilizia sovvenzionata vuoti, magari a seguito di trasferimento, a persone che non ne hanno titolo, cioè che non appartengono in alcun modo alle forze di polizia e alle categorie dal bando per l'assegnazione degli alloggi Gozzini. In tal caso si comporta come se fosse edilizia libera privata, ma non lo è. La Prefettura conosce questa situazione ma non interviene. Io ho proposto tempo fa di riscattare l'immobile, così come altri famiglie. Volevamo assumere a nostro carico le spese per gli interventi di cui c'è bisogno, approfittando del bonus 110% per i lavori edili, ma non abbiamo potuto riscattare perché non abbiamo titolo per farlo. Continuiamo a vivere in alloggi che non sono decorosi: i tetti cominciano a perdere acqua, i mattoni adoperati erano privi sin dall'inizio di proprietà idrorepellenti e dunque assorbono l'acqua, ogni anno siamo costretti a imbiancare le pareti delle abitazioni. Temiamo che lo scopo dell'impresa sia ottenere che noi andiamo via, in modo da utilizzare quegli appartamenti come se fosse edilizia privata come ha già fatto con altri della stessa zona. La Prefettura non ci sente proprio, l'Arca non ci conosce e l’impresa non ne vuole sapere e lascia che le palazzine vadano in malora. Diano a noi questi alloggi, in modo che possiamo sistemarli a nostre spese”.
Il finanziere evidenzia che “altri alloggi Gozzini si sono situati dietro la strada 765 e lì abitano diverse persone collegate alla criminalità organizzata”. “Rappresentano un'alta percentuale dei numerosi occupanti cui non erano destinati gli alloggi Gozzini ma che sono stati comunque messi lì da Comune e impresa costruttrice”.
Mentre rispetto agli sgomberi che sono stati effettuati nelle scorse settimane contro occupazione abusive da parte di persone collegate alla mafia foggiana, alcuni degli abitanti di via Bonante appartenenti alle forze di polizia ritengono che la narrazione sia stata parziale: “In realtà molti di quei malavitosi sono furono messi lì dal Comune perché portavano voti. Non è che siano entrati da un giorno all'altro in quelli appartamenti”.
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