Gli artigiani si radunano al Conart ma pochi politici rispondono alla chiamata

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Un’assemblea provinciale della CNA si è svolta ieri mattina presso il ConArt Teatro, al Villaggio Artigiani di Foggia. Un momento importante per tracciare un bilancio annuale e stimolare un confronto con i parlamentari della provincia e con le autorità politiche regionali sui problemi e le prospettive del settore artigianale.

“Abbiamo aperto il tavolo con la legge di bilancio in discussione in Parlamento che prevede un paniere di temi fondamentali per l’artigianato, dal caro energia ai crediti incagliati nelle banche che mettono in difficoltà le aziende e di tutto ciò che il nuovo governo potrà fare - spiega a l’Attacco il Presidente Cna Antonio Nunziante – purtroppo però il nostro Paese si limita a guadare al presente e poco a futuro, ma così non se ne esce fuori. Rispetto al Paese gli artigiani foggiani stanno vivendo un momento particolare dovuto anche al commissariamento del Comune di Foggia. Questa situazione mette in difficoltà le aziende locali perché non hanno interlocuzione con le istituzioni. Se a questo ci aggiungiamo le difficoltà oggettive di un territorio già bistrattato di suo ecco che si completa un quadro non confortante”. Bisogna allora iniziare a dare risposte concrete partendo magari dal caro energia che penalizza le aziende locali che si sono viste triplicare i prezzi. “Il Governo potrebbe dare incentivi, sbloccando la burocrazia per quel che ne concerne ad esempio l’utilizzo di energie rinnovabili – dice Nunziante – al Villaggio Artigiani si potrebbero sfruttare i tetti dei capannoni. Le aziende potrebbero unirsi e condividere fra loro l’energia”.

Già da anni il Villaggio sta vivendo una situazione incresciosa, a cominciare proprio dai collegamenti: le strade sono rotte, non c’è segnaletica e l’area resta spesso al buio. “Purtroppo non abbiamo alcuna interlocuzione con i commissari e le istituzioni – confida – abbiamo più volte chiesto al Comune un incontro finora però mai concesso. Pur essendo rappresentanti di un settore produttivo. Da 40 anni a questa parte, fin dalla sua costruzione, il Villaggio non è mai stato valorizzato abbastanza, anzi, è stato abbandonato. Venendo fuori ora da due anni di pandemia, c’era stata una piccola ripresa. Viviamo oggi un momento di stasi ma con un grande punto interrogativo per il futuro. Infrastrutture, raccolta dei rifiuti e tanto altro ancora: una serie di problematiche vanno avanti da oltre 40 anni – denuncia – gli imprenditori costituenti furono molto entusiasti di questo progetto proprio perché innovativo al livello europeo. A quei tempi scesero delle delegazioni di Germania e Francia proprio per vedere cosa si stava realizzando. In 40 anni si doveva avere una esplosione di economica e produttività senza eguali ma che purtroppo non si è mai verificata. Ci auguriamo che le cosi cambino, ma viviamo nello sconforto e nella demotivazione. Non possiamo continuare a lottare contro i mulini al vento”.

Dello stesso avviso Antonio Trombetta direttore provinciale Cna Foggia che ha poi aggiunto: “Partiamo già da una specifica difficoltà della nostra provincia a cui si sommano difficoltà congiunturali. L’artigianato in Capitanata è la testimonianza di quella che è stata una trasformazione profonda del settore e dell’economia in questi anni. La manifattura sta diventando sempre più residuale. Lavorando soprattutto per il mercato interno e locale la ripresa dell’inflazione e la propensione dei consumatori a risparmiare determina un bel po’ di preoccupazioni. Dalla manovra non ci aspettiamo nulla, non affronta i temi forti. Il Governo ha messo gran parte delle risorse sul caro bollette: ci sono però una serie di indicazioni politiche che operano più sulla logica della testimonianza politica, appunto, che sugli interventi concreti. Dal canto nostro lavoriamo con i parlamentari per far passare qualche modifica alla proposta di bilancio, il Governo però è alla prima finanziaria. Il primo step? Dovremmo lavorare per re-inserire all’ordine del giorno il rilancio della manifattura – evidenzia – avevamo una grande tradizione sul territorio: Apricena con la pietra, San Severo con il mobile e il basso tavoliere con l’agroalimentare. Tutto questo però non è stato curato al momento debito e oggi tutto diventa più difficoltoso. Stiamo però assistendo ad una maggiore vitalità di investimenti nel mondo della trasformazione dei prodotti agricoli e delle micro-trasformazioni. Un aspetto importante che segna il passaggio dalle produzioni industriali massive dentro l’agroalimentare a quelle di qualità che cercano di occupare nicchie di mercato”.       

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