“Leonardo Iaccarino è stato tratto in arresto, in esecuzione dell’ordinanza del 20 maggio 2021 per gravi fatti corruttivi unitamente al Sindaco Landella e ai consiglieri Consalvo Di Pasqua e Dario Iacovangelo”. Ma in realtà Di Pasqua non fu arrestato. E’ il macroscopico errore contenuto nel decreto, da 26 pagine, con cui la prima Sezione civile della Corte d’appello di Bari nelle scorse ore ha rigettato i ricorsi presentati – contro l’incandidabilità – dall’ex sindaco Franco Landella, dall’ex presidente del consiglio Iaccarino e da altri esponenti della maggioranza di centrodestra: Di Pasqua, Iacovangelo, Liliana Iadarola, Bruno Longo.
L’unica a vincere in secondo grado è stata, a sorpresa, Erminia Roberto, con conseguente condanna del Ministero al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio (2.768 euro per il primo grado e 3.473 euro per l’appello). Mentre gli sconfitti Landella&Co. dovranno pagare al Viminale e alla Prefettura di Foggia 1.738 euro per ciascuno e 4.337,50 euro in solido. Il processo di appello non ha riguardato invece Pasquale Rignanese e Lucio Ventura, per i quali in primo grado a marzo scorso era stata rigettata dal Tribunale di Foggia la richiesta di incandidabilità avanzata dal Ministero dell’Interno. Dunque in secondo grado è stata confermata l’incandidabilità per tutti tranne che per l’ex consigliera Erminia Roberto, che era stata sospesa immediatamente da Fratelli d’Italia.
Nei confronti di Roberto, vicesindaca ed assessora alle politiche sociali, la dichiarazione di incandidabilità si fondava sulla “sistematica prossimità a soggetti contigui ad una delle batterie della Società Foggiana, in occasione dell’esercizio di funzioni istituzionali”, come ricorda il decreto. Nella relazione prefettizia si menziona un esposto anonimo del 2019 nel quale si dice che l’assessorato retto da Roberto avrebbe provveduto alla liquidazione di contributi sociali in favore di Leonardo Francavilla, sorvegliato speciale di P.S., pregiudicato per vari reati in materia di sostanze stupefacenti, rapina ed estorsione ed appartenente all’omonima famiglia, reggente della batteria Sinesi-Francavilla. L’esposto è accompagnato da una fotografia che riprende Roberto e Francavilla, intenti a parlare.
L’uomo è tra i destinatari di un contributo, pari a 250 euro. L’erogazione dei contributi economici è stata oggetto di indagine da parte della Procura di Foggia, a carico di Roberto per le ipotesi di reato di tentativo di concussione e falso in atto pubblico, definito con decreto di archiviazione del GIP di Foggia a maggio 2020. La relazione riporta inoltre che, dalla lettura degli atti di indagine, confluiti nel procedimento penale, emerge che l’assessora avrebbe consegnato “pro manibus” il denaro contante a tutti i beneficiari “estraendoli dal cassetto della propria scrivania” e che avrebbe accompagnato la consegna del danaro con la contestuale consegna di materiale elettorale.
Un ulteriore esposto anonimo del 2019 – al quale risultava allegata una registrazione audio, riportata su Cd-Rom –segnalava che, il 29 novembre 2019, nell’edificio comunale, mentre stava per avere inizio la riunione della IV Commissione consiliare del Comune di Foggia, Francavilla chiese insistentemente di parlare con Roberto, componente della Commissione. Nella conversazione, Francavilla – che si dichiara espressamente appartenente alla “malavita” – minacciava apertamente Roberto di rivelare l’attività svolta, su impulso di quest’ultima, per procacciare voti all’attuale amministrazione, facendo riferimento alla concessione di benefici economici di competenza dell’assessorato o alla “sistemazione” della consorte di Francavilla in un supermercato.
Da tale conversazione è emerso che Francavilla si era concretamente adoperato, su richiesta di Erminia Roberto, per sostenere Landella in occasione dell’ultima campagna elettorale (“Votiamo Landella”; “se noi siamo mafiosi, senza offesa, la mafia è politica, poi veniamo noi”). In primo grado il Tribunale di Foggia aveva evidenziato l’assenza di reazione da parte di Roberto che non avrebbe fatto allontanare Francavilla rivolgendosi alle forze di polizia, come uno dei “segnali univoci di una pregressa conoscenza tra Roberto a Francavilla e quindi della sussistenza di collegamenti della prima con esponenti mafiosi rilevanti ai fini della dichiarazione di incandidabilità”.
Ma per la Corte d’appello il ricorso dell’ex eletta meloniana contro il Viminale è invece fondato. “Il ragionamento del primo giudice non è condivisibile poiché si regge su elementi informativi non oggettivi né interpretabili in maniera univoca, aventi fonte, peraltro, in due esposti anonimi sulla cui credibilità non è dato sapere alcunchè”, si legge nel decreto.
“Anche le minacce emergenti dalla captazione allegata al secondo esposto anonimo, in assenza di elementi oggettivi volti a riscontrarne l’attendibilità, non consentono di fondare un collegamento con la criminalità organizzata rilevante ai sensi della legge. Peraltro, la difesa ha allegato la relazione dell’assistente sociale in cui si dà atto che il nucleo familiare del richiedente necessita di supporto economico anche in ragione della grave patologia oncologica di cui è portatrice la coniuge di Francavilla”. Il giudice di appello ha aggiunto infine che l’indagine della Procura foggiana è stata archiviata e che “Roberto avrebbe consegnato brevi manu a tutti i 22 beneficiari i contributi concessi con provvedimento dirigenziale del 16.04.2019”, dunque non al solo Francavilla. “In mancanza di elementi concreti ed univoci la domanda di incandidabilità nei confronti di Roberto non risulta fondata e l’appello va, pertanto, accolto”, conclude il decreto.
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