Il freddo è pungente, le temperature rasentano lo zero - se non al di sotto - quando, alle ore 20.30, comincia il turno di assistenza ai clochard in zona ferrovia. A condurlo il volontario dei Fratelli della Stazione (nonché operatore del Pis) Ruggiero Di Cuonzo, insieme alla sua compagna (anche lei componente della realtà associativa) e ad una mediatrice culturale dell’est Europa. Giovedì sera, l’Attacco li segue in questa complicata operazione, per loro, invece, pane quotidiano.
Inizialmente non si intravede nessun bisognoso all’orizzonte. Ma, subito dopo, davanti all’ingresso della stazione spunta il primo mendicante, probabilmente straniero, visibilmente provato dalle basse temperature. I volontari lo fermano e gli offrono un bicchiere di latte caldo, versandolo dal thermos che portano con sé. Il senza dimora lo accetta subito di buon grado e, all’offerta di poter fare il bis, non si tira indietro nemmeno per la seconda volta. Ma non vuole essere fotografato da l’Attacco, che rispetta la sua richiesta di restare nell’anonimato. Il mendicante è innocuo. Poco prima lo hanno fermato gli agenti di polizia di ronda in stazione. Lo conoscono. Conoscono il suo temperamento mite e lo hanno lasciato andar via senza chiedergli neppure i documenti.
Meno mite appare, però, un altro clochard, foggiano, che il trio dei Fratelli della Stazione incrocia nel cammino di monitoraggio su viale Primo Maggio dopo averlo visto in lontananza sbraitare - insieme ad un compagno - davanti all’ingresso della chiesa di quartiere: quando ha minacciato di avventarsi contro il parroco e il sagrestano, che, per tutelare la propria incolumità, si erano visti costretti a barricarsi all’interno degli ambienti ecclesiastici, chiudendogli la porta in faccia. Il senza dimora, in eloquente stato di agitazione, al passaggio dei volontari si avvicina loro e continua con tono iracondo la sua personale protesta.
Il fare tradisce una nuova aggressione in nuce (per fortuna rimasta verbale) anche nei confronti del terzetto di “buon samaritani”. Si lamenta veementemente per il fatto di aver ricevuto in donazione biscotti scaduti. Così dice. Ma non si capisce da chi. Di Cuonzo lo conosce. Il senza dimora, in passato, è stato ospite del dormitorio del Pis, ma poi la direzione ha dovuto allontanarlo per comportamenti poco consoni. Il volontario consiglia, quindi, a l’Attacco di mantenere il sangue freddo e di non reagire in alcun modo alle provocazioni. Così riporta il mendicante a più miti consigli. Soltanto dopo averlo allontanato (con le buone), Di Cuonzo rivelerà a l’Attacco che quel soggetto è aduso portare con sé un coltello.
La perlustrazione può continuare. All’orizzonte nessun altro clochard. Strano, per una città piena di bisogni come Foggia. Ma Di Cuonzo ha una teoria a spiegazione del trend fantasmatico di senzatetto. “Esistono eccome. Lo testimoniano le circa 200 persone che quotidianamente incontriamo alla mensa per i poveri della Parrocchia dell’Immacolata. Ma, in queste sere, non ve n’è traccia. In primis perché - racconta il volontario -, con il sensibile abbassamento delle temperature, i senza dimora trovano autonomamente riparo in luoghi alternativi alla stazione, che sfuggono al nostro monitoraggio”.
Secondo Di Cuonzo, poi, la pandemia, per qualche motivo ancora da comprendere, avrebbe mutato la geografia di stazionamento dei clochard. In sostanza, si sarebbero spostati in altri quartieri di Foggia. “So che molti di loro - aggiunge la mediatrice culturale ucraina - ora trovano riparo dietro l’Ipercoop”. Ecco perché, per Di Cuonzo&Co, sarebbe importante rivisitare la mappatura degli aiuti a partire da nuovi percorsi di monitoraggio. Ma i Fratelli della Stazione sono pur sempre un’associazione di volontariato con disponibilità limitate. “Senza contare - integra drammaticamente Di Cuonzo - che diversi dei bisognosi che prima incontravamo, nel tempo, sono morti di stenti”.
Sul finir del turno, nella sala d’attesa della stazione si palesa una sagoma distesa su un materasso, avvolta alla meno peggio da stracci. I volontari si avvicinano. E’ un uomo straniero, ubriaco. Chiede una sigaretta ma Di Cuonzo, pur avendola, non gliela dà. “Non è etico dice. Sono le nostre regole”. Anche per lui solo latte caldo. E in più coperte e abiti, presi dal magazzino dell’associazione, a pochi passi da lì.
“Quando la sera, con questo freddo, mi metto a letto - racconta infine la compagna Di Cuonzo - penso a questi poveri disperati. E apprezzo tutto quello che ho, non dando più nulla per scontato. Fare del bene serve prima di tutto a noi volontari. Riempie testa e cuore di consapevolezze, oltre che di gioia quando riusciamo a fare qualcosa per loro”.
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