Devastazione per vendicare sfratti: “Non toccate quelle case”, la voce che gira nei rioni di Foggia

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Impianti, pavimentazioni, rivestimenti, infissi devastati. Princìpi di incendio nonché simboli fallici e ingiurie di vario genere impressi con vernice a spray sulle pareti domestiche. E’ quanto si evince dal materiale fotografico acquisito, in via esclusiva, da l’Attacco da alcuni addetti ai lavori coinvolti nelle operazioni di sgombero delle famiglie che occupavano abusivamente la case popolari di proprietà di Arca Capitanata (ente titolare dell’edilizia residenziale pubblica), infine estromesse da Prefettura, Comune commissariato, Polizia locale e forze dell’ordine con un fitto cronoprogramma di ripristino della legalità abitativa a partire dallo scorso autunno.

Diversi di quegli appartamenti del capoluogo dauno erano occupati da molti anni da famiglie legate ai principali clan malavitosi della Società foggiana. Tanto che ad ogni operazione di sgombero è susseguita la soddisfazione, comunicata di volta in volta attraverso note stampa, sia del prefetto di Foggia Maurizio Valiante sia del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Evidentemente, la reazione delle famiglie sgomberate rispetto a questa controffensiva dello Stato, attesa da anni, non deve essere stata delle migliori, a giudicare dalle condizioni in cui gli sfrattati hanno infine lasciato gli appartamenti. In quartieri come Candelaro, tra le zone cittadine maggiormente interessate dagli sgomberi, gira voce che le famiglie mafiose abbiano promesso serie ripercussioni contro chi, in futuro, proverà anche solo ad avvicinarsi a quegli appartamenti.

Abitazioni i cui ingressi, a termine delle operazioni di sfratto, sono stati murati dagli addetti ai lavori per evitare che fossero nuovamente occupate dagli abusivi nel giro di una notte.

Su tale versante l’attenzione di Prefettura e forze dell’ordine resta altissima, e, nonostante le minacce menzionate, beninformati ritengono che, alla fine, non occorrerà alcun problema di sorta nel riassegnare quelle case ai legittimi destinatari in regolare lista d’attesa. “Ci saranno nuovi assegnatari – afferma una fonte autorevole de l’Attacco - che entreranno regolarmente in quegli appartamenti, al di là delle minacce che sembra si siano propagate nel rione. Alcune delle famiglie sgomberate dicevano le stesse cose quando paventavano che non sarebbero mai state buttate fuori dalle abitazioni che occupavano abusivamente. E invece sono state estromesse. Si tratta di esternazioni – analizza la fonte - di chi è avvezzo a ragionare e a parlare in quel modo, da ‘guappo di quartiere’”.

Il problema della devastazione lasciata dagli ex occupanti negli appartamenti, però, resta. Un vero e proprio guaio, perché Arca Capitanata, al momento, non avrebbe risorse per riqualificare quelle case. L’ente dell’edilizia residenziale pubblica ha così inoltrato formale richiesta alla Regione Puglia di poter essere sovvenzionato con fondi aggiuntivi per rendere nuovamente fruibili quegli appartamenti.

Quasi una trentina le case sgomberate dallo scorso novembre ad oggi nel capoluogo dauno.

Non è chiaro se siano tutte nelle condizioni mostrate in foto da l’Attacco. Ma si calcola che quelle messe peggio necessiteranno di non meno di 70-80mila euro ad appartamento per la loro riqualificazione post “saccheggio”.

Nell’ultimo tavolo della cabina di regia il prefetto Valiante ha convocato, dunque, anche la Regione Puglia (per cui ha partecipato la dirigente della sezione Politiche abitative). La questione è all’attenzione dell’ente regionale. Tra reperimento fondi e adempimenti burocratici, passando per la materiale effettuazione dei lavori, i tempi di riqualificazione di quelle case non saranno rapidissimi. L’attenzione e l’impegno istituzionale su tale versante sono però, come detto, molto alti. E, se tutto andrà bene, la riassegnazione di quelle abitazioni, nel frattempo rimesse a nuovo, potrebbe arrivare anche prima di un anno.

A novembre del 2022 numerose volanti e camionette nonché circa un centinaio di unità tra Polizia di Stato (coinvolte anche la Digos e la Polizia scientifica), Carabinieri, Polizia locale, Guardia di finanza, Vigili del fuoco e 118 si erano schierati per un blitz scattato all’alba che aveva sgomberato 4 appartamenti di proprietà di Arca Capitanata in via Vito Raffa (nel cuore del Rione Candelaro) occupati abusivamente da oltre 10 anni da altrettanti nuclei familiari, in cui spiccavano elementi della famiglia Lanza, appartenente al sodalizio criminale di uno dei clan malavitosi del capoluogo dauno. Gli abusivi avevano manifestato nervosismo anche nei confronti della stampa presente sul posto, minacciando atti di escandescenza se avessero visto reporter filmare o scattare foto al loro indirizzo. Stampa che dunque era stata costretta a restare ai margini della strada per evitare il potenziale degenerare della situazione.

La successiva operazione contro l’abusivismo a fini abitativi del capoluogo dauno si era verificata, solo qualche  giorno dopo, in via Lussemburgo, quartiere Macchia Gialla, in due case popolari al quarto e al quinto piano di una palazzina sempre di proprietà di Arca Capitanata. Le famiglie interessate dallo sfratto, secondo quanto avevano riferito a l’Attacco alcuni residenti della zona, sarebbero state Schittulli (di cui sarebbe rimasta solo la moglie vedova) e Tizzano (quest'ultima legata ad uno dei clan della Società foggiana). All’interno del tour de force condotto dalla Squadra Stato, ulteriori giornate di sgomberi sono avvenute più di recente. Non solo in via Lucera e in viale Candelaro. Ma anche in via degli Aviatori, via Forcella e via De Lillo, quando le forze dell’ordine hanno monitorato le operazioni di rilascio di 3 appartamenti. Tra gli alloggi sgomberati anche l'abitazione oggetto di un procedimento penale, incardinato dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Foggia. Il caso era stato sollevato dall'associazione a tutela della legalità “Giovanni Panunzio”, nella persona del presidente-avvocato Dimitri Lioi, e sostenuto dall'ex senatore Nicola Morra (già presidente della Commissione parlamentare antimafia).

L’occupazione abusiva in via De Lillo, rione Candelaro, continuava indisturbata da tre anni, ai danni di una signora foggiana letteralmente buttata fuori dall’alloggio popolare in cui risiedeva. E in cui fino a poco tempo fa aveva invece risieduto la compagna del 32enne Alessandro Scrocco, vittima di omicidio (occorso a maggio dello scorso anno) nonché ritenuto contiguo al clan Sinesi-Francavilla.

A febbraio 2020 colei che fu estromessa dall’appartamento di cui poteva vantare regolare assegnazione si trovava presso la sorella, che abitava lì vicino, quando alcune donne si introdussero in casa sua, dopo aver manomesso la porta di ingresso. Fu inutile far intervenire personale di Arca e della Polizia municipale. Alla signora non restò altro da fare che denunciare l’accaduto ai carabinieri. Da quel momento la povera donna, vittima del sopruso, è stata sempre peggio, manifestando un grave disagio psichico, relazionale e sociale. Si è ritrovata in condizioni di indigenza, senza alloggio, senza una residenza anagrafica, una regolare tutela sanitaria, perdendo il reddito di cittadinanza e altre forme di protezione sociale. Nessuno, da febbraio 2020, aveva provveduto a liberare l’appartamento per metter fine a tanta illegalità. Una vicenda che, come detto, è stata seguita da Lioi e Morra. Entrambi, qualche settimana fa, avevano voluto essere presenti a Foggia, in Tribunale, per chiedere che la signora, evidente parte offesa di questa storia emblematica, potesse tardivamente costituirsi parte civile nel procedimento penale per occupazione abusiva e danneggiamento aggravato. Il processo era stato del resto avviato dalla denuncia sporta dalla foggiana, che ha poi chiesto l’aiuto del presidente dell’associazione intitolata a Panunzio (l’imprenditore edile foggiano ucciso nel ‘92 dalla mafia per essersi ribellato al racket). L’istanza dell’avvocato Lioi rispetto al caso di via De Lillo è stata in seguito accolta nell’udienza del 9 febbraio scorso. La signora è stata infine riconosciuta quale parte offesa, come, invece, non era accaduto precedentemente.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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