“Venti contestazioni in due mesi, atteggiamento di La Pulisan inaccettabile. Adiremo vie legali”

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“Una ventina di contestazioni arrivate nel giro di due mesi: un comportamento inaccettabile, chiediamo rispetto per il lavoratore”. A parlare è Massimiliano Di Fonso nella sua veste di segretario provinciale Usppi che a l’Attacco denuncia la situazione inverosimile nella quale si trova un iscritto di cui il sindacato si sta facendo carico. “Maurizio Ferrandino è un dipendente de La Pulisan, impresa di Bari che opera nel settore delle pulizie civili, industriali e ospedaliere, che presta servizio anche presso le strutture dell’Opera Don Uva di Foggia. L’impresa – spiega Di Fonso – è subentrata al precedente gestore, Le Tre Fiammelle e nel cambio, i lavoratori, per effetto della clausola di salvaguardia, sono passati da un datore di lavoro all’altro. Ebbene, lo stesso è accaduto anche a Ferrandino, solo che prima del cambio di proprietà era un lavoratore provetto, mai un richiamo, nessun problema, apprezzato e ben voluto da tutti, nella struttura e fuori”.

All’improvviso tutto questo è venuto meno e nel giro di poche settimane il lavoratore è stato bersagliato di contestazioni da parte de La Pulisan. “Mi contestano di continuo, sono invaso dalle raccomandate che arrivano a casa – il racconto di Ferrandino a l’Attacco – per situazioni del tutto discutibili, anche nel caso in cui, ad esempio, dopo ore dal mio intervento di pulizia, trovano un tavolo sporco. Questo non significa che io non l’abbia pulito ma che, più verosimilmente e logicamente, si sia sporcato in un secondo momento. Questo però non prova che io abbia mancato nel mio lavoro. Addirittura ci sono alcune contestazioni che mi vengono addebitate in giorni in cui io risulto in ferie o a riposo o fuori dagli orari di servizio”.

I disagi del lavoratore sono in realtà partiti sin dall’inizio della nuova gestione, quando, unico su circa una trentina di dipendenti, si è visto modificare il suo consueto orario di lavoro. “Sono passato dal coprire un turno che andava dalle ore 08.00 alle 12.00 e poi dalle 14.00 alle 16.30 per un totale di 6 ore e mezza al giorno ad uno dalle ore 07.00 alle 08.00 per poi riattaccare alle 19.30 e fino alle 22.00, con due ore in meno – aggiunge l’uomo -. Non solo meno ore significa una retribuzione più bassa ma anche la distribuzione così spezzettata del servizio praticamente mi paralizza la vita, non posso programmare niente, non sono libero di muovermi, la mia famiglia non può in pratica fare affidamento su di me anche se all’apparenza può sembrare comodo il fatto che abbia parte della giornata libera. Questo è accaduto solo a me, per i miei colleghi non è cambiato niente, senza contare che se manco io, non c’è qualcun altro che copra i miei orari”.

Ferrandino ha fatto presente il disagio all’impresa, con il supporto di Di Fonso e dell’Usppi. “Più e più volte abbiamo chiesto al datore di lavoro di intervenire ma dopo le rassicurazioni di rito, di fatto non sono intervenuti e il lavoratore ha continuato ad avere assegnati sempre gli stessi turni. In compenso, coincidenza – sottolinea il sindacalista -, da quel momento è partita la raffica di contestazioni disciplinari. Ogni volta inviamo le nostre pec con le opposizioni, considerando e dimostrando l’infondatezza di tali provvedimenti ma La Pulisan non ha mai dato riscontro, il che non è più accettabile. Non solo, contestiamo anche la modalità in cui si fanno queste contestazioni, le fa il coordinatore, ha mai colto in flagranza il lavoratore, sulla base di quali elementi parla di mancanze? Non solo poi è inconsueto il numero di sanzioni disciplinari comminate e francamente non comprendiamo quale sia l’obiettivo dell’azienda, considerato che generalmente alla terza o quarta contestazione scatta il licenziamento. Ma il punto è che ogni volta che il lavoratore viene sanzionato subentra una sospensione dal servizio o, peggio, una decurtazione dello stipendio. Parliamo di una famiglia monoreddito, Maurizio ha due bambini, nonostante tutto svolge il suo lavoro con impegno e senza mancanze per poche centinaia di euro al mese, adattandosi agli scomodi orari di servizio, pur di lavorare. Peraltro, non portando l’auto, si reca a lavoro in bicicletta tutti i giorni, una bella pedalata dal quartiere Cep dove ha casa fino a via Lucera, in pratica da un capo all’altro della città, la mattina solo per un’ora. A questo punto siamo stanchi di questo atteggiamento e daremo mandato ai nostri avvocati per adire le vie legali nelle opportune sedi e dirimere una volta per tutte questa vicenda”.

Il sindacato ha più volte sollecitato l’interessamento dei responsabili del servizio di Universo Salute. “Mi rivolgo anche a loro affinché intervengano in questa situazione incresciosa che vede il lavoratore messo in seria difficoltà”, conclude Massimiliano Di Fonso.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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