Nel 2024 il rettore dell’Università di Foggia, Lorenzo Lo Muzio, è atteso al varco da tutti. Dagli amici, ovvero che da coloro che a marzo scorso decisero di convergere sul suo nome e di lanciarlo quale nuovo Magnifico dell’Ateneo daunio. Dai nemici, vale a dire gli “orfani” dell’ex rettore Maurizio Ricci e più in generale coloro che stanno dando filo da torcere quotidianamente a Lo Muzio. Sarà un anno decisivo per capire quale condotta il numero uno di Unifg sceglierà di assumere dopo esser passato, nel 2023, dalle celebrazioni della vittoria – contro la direttrice di Giurisprudenza Donatella Curtotti – ad una fase di evidentissima debolezza, che ha visto gli sconfitti metterlo nell’angolo sulla vicenda del terzo (ed inutile) dipartimento di Area economica. Complici problemi di carattere personale, il Magnifico è arrivato persino a ipotizzare di dimettersi, il risultato massimo cui aspirano i suoi oppositori e che esporrebbe al rischio di una tremenda restaurazione in Ateneo, col clima di guerra e col cerchio magico dell’era ricciana. Ma ecco cosa è avvenuto. Quando a marzo scorso Lo Muzio trionfò alle urne, assicurandosi la guida dell’Ateneo fino al 2029, furono diversi i motivi di esultanza sia dentro che fuori la comunità accademica. In primis la coesione di ben cinque dipartimenti, che consentirono al 63enne ordinario di Malattie odontostomatologiche di farcela, con l’Area medica finalmente unita come mai era accaduto prima, oltre a Economia, Agraria e Studi umanistici. E’ stata, poi, la prima volta che Medicina ha espresso il Magnifico dell’Ateneo daunio nella propria storia. E ancora la gioia per un foggiano al vertice di Unifg - come chiedevano molti sia nella comunità accademica che in città - dopo il barese Giuliano Volpe, l’anconetano Ricci e il salentino Pierpaolo Limone.
Nove mesi dopo c’è stato l’epilogo del caso del nuovo dipartimento di Scienze sociali, tassello di una ben più ampia manovra politica anti Lo Muzio guidata da Curtotti e da altri due direttori di dipartimenti: Agostino Sevi (Dafne, ovvero Scienze agrarie) e Barbara De Serio (Distum, cioè Studi umanistici). Lasciando di stucco i propri sostenitori, Lo Muzio ha dapprima espresso voto favorevole in senato accademico e poi si è assentato nella seduta decisiva e finale dell’iter, quella straordinaria di senato e cda del 20 dicembre scorso, permettendo che Curtotti&Co. facessero quello che volevano.
Non ha avuto nemmeno una risposta, da parte del consiglio di amministrazione, la lettera con cui la direttrice del Demet e decana dell’Ateneo daunio, Lucia Maddalena, sollecitava il rinvio della discussione e una commissione istruttoria per la necessaria e preventiva verifica sulle numerose criticità connesse ad una manovra dal sapore chiaramente politico. Del resto l’istruttoria si imponeva e aveva senso prima, non dopo.
Nella totale indifferenza alle obiezioni oggettive sollevate, la seduta straordinaria di cda e senato ha visto l’approvazione unanime dell’accapo relativo alla nascita del dipartimento di Scienze sociali, che ha condannato a morte il Demet, sorto appena tre anni fa, e che prende il via non con nuovi corsi di laurea ma portandovi via corsi preesistenti sottratti al Demet.
Una nuova pagina vergognosa per l’Ateneo, che solo pochi anni fa aveva visto la nascita di un nuovo dipartimento di Scienze agrarie, il Dafne, con la disattivazione del preesistente Safe, al solo finire di escludere quattro docenti sgraditi perché autori di esposti sulle presunte magagne in Unifg.
La stessa situazione verificatasi adesso, ai danni del Demet e di quei docenti invisi agli artefici di tale operazione. E’ stato deliberato: di approvare la costituzione del dipartimento di Scienze sociali (DiSS); di dare atto che la costituzione del dipartimento determina la riduzione dei professori di ruolo e ricercatori che afferiscono al dipartimento di Economia, Management e Territorio (Demet), il cui numero diviene inferiore al numero minimo indicato dallo statuto, comportando il realizzarsi della prima condizione del procedimento di disattivazione del dipartimento; di dare atto che al senato accademico spetta la disciplina della fase transitoria; di incardinare nel DiSS cinque corsi attualmente incardinati nel Demet (Comunicazione, Relazioni pubbliche e Tecnologie digitali, Economia e Management, Management dell’Innovazione e dell’Hospitality, Imprenditorialità e Management internazionale, corso di Dottorato in Scienze economiche).
“Al fine di evitare nocumento all’offerta formativa, i professori e i ricercatori che rimangono incardinati nel Demet, in quanto non ricompresi tra i proponenti il costituendo DiSS, garantiranno lo svolgimento delle attività didattiche, gestionali e di servizio agli studenti che già svolgono nei summenzionati corsi”, si legge negli esiti della seduta. Il personale tecnico-amministrativo già assegnato al Demet è assegnato anche al DiSS.
Infine è stato deciso di costituire una commissione paritetica interdipartimentale - tra il dipartimento di Economia e il nuovo dipartimento di Scienze sociali - con funzioni istruttorie per la individuazione delle soluzioni più opportune per la condivisione e/o il riparto delle risorse (strumentali, logistiche, di personale, etc.) tra i due dipartimenti dell’Area Economica nonché per l’eventuale identificazione di percorsi condivisi finalizzati a una definizione congiunta della prossima offerta formativa di Area economica fermo restando che i docenti afferenti al nuovo dipartimento continueranno ad utilizzare le dotazioni logistiche e strumentali già nella propria disponibilità.
I componenti della commissione istruttoria sono la prorettrice Milena Sinigaglia quale presidente, il direttore del dipartimento di Economia Pasquale Di Biase, Andrea Di Liddo ordinario del dipartimento di Economia, Antonio Corvino ordinario proponente il dipartimento di Scienze sociali, Carmela Robustella ordinaria proponente il dipartimento di Scienze sociali, la direttrice del Demet Lucia Maddalena come componente con voto consultivo.
I lavori della commissione dovranno concludersi entro il 31 gennaio 2024.
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