La settimana scorsa, la signora Mina d’Amato, titolare del ristorante Via Mandara, situato nell’omonima strada di Foggia, ha denunciato al quotidiano l’Attacco quella che, secondo lei, è stata una grande disparità di trattamento perpetrata nei suoi confronti dagli organi giudiziari preposti, rispetto all’atteggiamento avuto da questi ultimi verso le attività commerciali adiacenti alla sua. “La mia attività, a seguito di un’azione possessoria inoltrata dall’amministrazione del condominio in cui è ubicato il locale, si trova esposta alla rimozione di una pergotenda e di una canna fumaria, che con ogni probabilità determinerà la paralisi dell’attività”, aveva raccontato.
“Nello stesso condominio, però, vi sono altre attività commerciali dotate di pergotende e canne fumarie, che non hanno mai ricevuto nessun genere di controllo”, aveva aggiunto. “Questa disparità di trattamento è evidente violazione delle leggi penali e amministrative, e determina contrasti nella zona, con seri danni per gli esercenti, compresa la sottoscritta”, aveva proseguito. “Gli immobili di questo condominio, inoltre, hanno una destinazione prevalentemente commerciale, ma il plesso edilizio viene utilizzato anche per abitazioni private, laddove queste non sono autorizzate”, aveva precisato. “Non solo, ci sono alcune attività commerciali adiacenti alla mia che, anche durante l’orario di chiusura, non rimuovono la struttura antistante al locale”, aveva continuato. “Difficilmente, tuttavia, quest’ultima potrebbe essere rimossa, dal momento che si tratta di una struttura fissa costituente volumetria”, aveva concluso. “Per questo motivo, sollecito un intervento urgente e immediato da parte delle autorità competenti, al fine di accertare la situazione dei luoghi e, alla luce del perdurare delle violazioni, procedere al sequestro giudiziario del plesso edilizio, in modo tale da evitare il proseguimento delle attività delittuose denunciate”. Pochi giorni dopo la denuncia della signora d’Amato, il quotidiano l’Attacco ha ricevuto una diffida dall’avvocato Alessandro Padalino, legale rappresentante della società La Perla di Damal, ovvero uno dei locali adiacenti al ristorante Via Mandara.
“Quale legale rappresentante della società La Perla di Damal, in riferimento all’intervista rilasciata dalla signora d’Amato, pubblicata online unitamente ad un video servizio in data 1° marzo 2024, tengo a precisare che la società da me rappresentata è del tutto estranea alle gravissime e gratuite affermazioni riportate che, anche a causa del video servizio, e senza nemmeno verificarne la fondatezza, coinvolgono la società da me rappresentata”, si legge nel documento inviato dal legale.
“In particolare, La Perla di Damal gestisce ed esercita regolarmente e in piena legalità la propria attività di ristorazione”, specifica l’avvocato. “Poiché il video pubblicato inquadra anche i nostri locali commerciali, è necessario chiarire e precisare che, in alcun modo, quanto denunciato dall’intervistata può essere attribuito alla società da me rappresentata”, ribadisce Padalino. “Pertanto, vi invito e diffido ad ogni effetto e conseguenza di legge, ora e per il futuro, dall’attribuire, direttamente o indirettamente, alla società o all’attività esercitata da La Perla di Damal, fatti non corrispondenti al vero, ovvero a pubblicare notizie che diffamino o ledano l’immagine, il decoro e la professionalità della società e dell’azienda”, chiosa il documento.
Raggiunto personalmente sul posto di lavoro, previo avviso telefonico, dal quotidiano l’Attacco, per avere una propria versione dei fatti, il titolare dell’attività commerciale La Perla di Damal, su consiglio del legale di fiducia, non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Contattata da l’Attacco, invece, per avere riscontri in merito all’evoluzione della vicenda, dopo la pubblicazione dell’articolo della scorsa settimana, la ristoratrice Mina d’Amato ha fatto sapere al giornale che non vi è stata nessuna risposta formale da parte delle autorità competenti.
“Fino a questo momento, non si è fatto vivo nessuno”, ha detto. “Dopo la pubblicazione dell’articolo, altri mezzi d’informazione locale si sono recati da me per avere notizie a riguardo, e io ho detto loro esattamente le stesse cose che ho raccontato precedentemente al quotidiano l’Attacco, e cioè che ho subito una evidente discriminazione da parte delle autorità competenti, che mi ha costretta ad agire in questo modo, al fine di tutelare la mia persona e soprattutto la mia attività commerciale”, ha concluso la titolare del ristorante Via Mandara.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).