“Se l’amministrazione comunale non interviene sulla gestione degli asili nido possono essere messi a rischio non meno di 200 posti di lavoro”, è il grido d’allarme di Massimiliano Di Fonso, segretario provinciale dell’Usppi. Le criticità riguardano gli asili nido, per lo più privati, della città di Foggia che erogano il servizio per i bambini da zero a tre anni. “A Foggia ci sono molte strutture di questo tipo, gli enti gestori si sono dati molto da fare negli ultimi anni per poter raggiungere il cosiddetto obiettivo Lisbona, vale a dire la dotazione di asili per almeno il 33% dei bambini residenti di quella fascia d’età – ha aggiunto il sindacalista a l’Attacco -, con importanti investimenti privati che hanno portato la città ad un livello importante. Va peraltro detto che sono questo genere di strutture che sorreggono il welfare delle famiglie considerato che c’è un solo asilo nido comunale, ovvero il Tommy Onofri. Il resto, circa una quindicina, è dei privati”.
Privati sì, ma convenzionati con la Regione Puglia. “In poche parole ogni anno la Regione apre un bando per finanziare l’accesso al servizio di asili nido ad un certo numero di bambini in base alle esigenze e dimensioni delle comunità; trasferisce le risorse ai Comuni, i cui uffici devono provvedere autonomamente alla contrattualizzazione con le strutture. Normalmente i bandi si aprono a Bari tra aprile e maggio per l’avvio dell’anno scolastico del settembre successivo ma purtroppo mai, almeno negli ultimi anni, il Comune ha sottoscritto i contratti prima dell’avvio delle attività. Basti pensare che i contratti di quest’anno sono stati perfezionati solo a febbraio, vale a dire 5 mesi dopo l’inizio dell’anno scolastico. Questo significa non solo una situazione di irregolarità incomprensibile ma anche l’impossibilità per gli enti gestori di essere liquidati di mese in mese per i servizi e le prestazioni erogate. Ma anche dopo la sottoscrizione dei contratti i gestori si vedono liquidare le fatture a distanza di mesi, anche 10 o 11 addirittura. E’ chiaro che per svolgere le attività devono attingere a risorse proprie, stiamo parlando di decine, se non centinaia di migliaia di euro che i gestori anticipano arrivando anche ad indebitarsi pesantemente”.
Basti pensare alla necessità di pagare i fitti, le utenze, le retribuzioni e gli oneri per i lavoratori, personale per lo più qualificato assunto ad almeno 36 ore settimanali, il materiare per svolgere le attività con i bambini e così via. In particolare le norme impongo spazi ben precisi da destinare ad ogni singolo bambino: 8 metri quadrati all’interno e 10 all’aperto. Il che significa che gli immobili devono essere di una certa grandezza e di conseguenza a costi più elevati. Per ciò che riguarda il personale poi la Regione calcola 11 mesi di lavoro ma in realtà vengono corrisposte 12 mensilità più la tredicesima, ferie pagate e altri permessi.
“Già solo per questo i gestori non riescono a far quadrare i conti ma in generale le spese non aspettano e devono essere pagate con continuità. Questo sistema sta mettendo in ginocchio il settore che è sull’orlo del fallimento nella maggior parte dei casi, parliamo di realtà che nel corso degli anni si sono migliorate, hanno fatto investimenti, hanno elevato i loro standard qualitativi, rispettano regole e vincoli molto stringenti come è giusto che sia visto che stiamo parlando di bambini. Già così la situazione è insostenibile ma di recente la Puglia ha disposto una riduzione della quota a carico delle famiglie che è diventata quindi risicatissima. A questo punto ci chiediamo: perché mai il Comune non paga regolarmente somme che sono vincolate? Dal nostro punto di vista si tratta di una chiarissima inottemperanza di quelle che sono le norme che regolano i contratti pubblici. Che sta provocando gravissime conseguenze, di recente la politica si è mobilitata per la chiusura di alcune scuole dell’infanzia in città, come mai oggi si consente che accada questo agli asili nido? Ripeto, l’ipotesi che si possa arrivare alla chiusura delle strutture non è poi così remota. Le conseguenze sarebbero disastrose, non solo per i livelli occupazionali dei lavoratori impiegati nelle strutture, per lo più donne, monoreddito e con tante difficoltà, ma anche per i bambini, per le famiglie e in generale per il sistema del welfare di questa comunità”, incalza il sindacalista.
Anche perché il servizio è stato ridimensionato durante il commissariamento circa un paio di anni fa: era infatti prevista una quota ulteriore di bambini a cui erogare il servizio di asilo nido a valere da risorse comunali che si andavano ad aggiungere a quelle regionali, allargando la platea dei beneficiari. Risorse tagliate per almeno un centinaio di bambini. “Paradossalmente a patire le maggiori difficoltà sono le strutture che erogano più qualità. Ma il punto è che se non si provvede immediatamente a dare un giro di vite alla gestione del servizio da parte del Comune, le criticità diventeranno irreversibili. E’ una questione di legalità, che tanto sta a cuore all’amministrazione guidata dalla Sindaca Marida Episcopo – ha sottolineato Di Fonso -. Qui si tratta banalmente di rispettare le regole, con una tempestiva sottoscrizione dei contratti e con una regolare liquidazione delle fatture che consenta ai gestori non solo di esercitare l’ordinaria amministrazione ma anche di pianificare investimenti per migliorare il servizio e avere maggiori certezze per il futuro. Ecco quindi il mio appello alla Sindaca, a tutti gli amministratori di Foggia, alla assessora regionale al welfare Rosa Barone, competente in materia: intervenite con estrema urgenza per mettere ordine e legalità in questo caos ed evitare il peggio”.
L’Usppi ha anche annunciato che se non ci dovessero essere riscontri in tempi rapidi è pronta a chiamare a raccolta lavoratori e famiglie e scendere in piazza per protestare contro l’attuale situazione.
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