Non smette di alimentare polemiche, nonostante l’istituzione da parte dell’amministrazione comunale di un’apposita commissione scientifica di quattro componenti istituita proprio al fine di valutarne l’installazione. Stiamo parlando, naturalmente, dei due cuori dell’artista Felice Limosani. Ma andiamo con ordine. Limosani è un artista foggiano che ha proposto al Comune di Foggia di installare due grandi tralicci terminanti con un boccaglio a forma di chiave inglese che regge un cuore per ogni traliccio nei Campi Diomedei. I due cuori, dunque, andrebbero a svettare in un’area di grande valore archeologico, che vede la presenza di alcuni villaggi neolitici in cui sono stati ritrovati anche resti umani dell’epoca, ovvero di circa 6mila anni fa. L’idea di Limosani, tempestivamente accolta dalla Sindaca Episcopo, ha lasciato interdetti numerosi esperti e studiosi. Uno di loro, che per ragioni di convenienza preferisce rimanere anonimo, ha spiegato a l’Attacco per quale motivo, secondo lui, tale scelta sarebbe inopportuna, ponendo anche diverse domande proprio all’artista in questione. “Sono evidenti alcune discordanze tra le caratteristiche dell’opera e quelle del luogo in cui si intende installarla”, inizia.
“Campi Diomedei, infatti, è un’area neolitica, che risale a circa 6mila anni fa, durante la fase conclusiva dell’età della pietra, diciamo raffinata”, spiega. “Il manufatto, invece, si presenta in metallo, in ferro. Ma l’età del ferro è di parecchio successiva all’età della pietra, per cui l’opera non ha nulla a che vedere con l’area su cui dovrebbe essere installata”, fa notare. “Un secondo aspetto che non quadra, che non torna, riguarda le caratteristiche della città di Foggia”, prosegue. “Foggia è una città di stampo agricolo, non industriale, mentre il traliccio è tipico di una città con caratteristiche industriali, come Taranto”, sottolinea. “Terzo elemento”, continua.
“In altre zone d’Italia, come in Toscana e in Trentino Alto Adige, questo tipo di traliccio, detto tecnicamente sciupacolline perché deturpa il paesaggio, lo stanno gradualmente dismettendo, proprio per i danni che reca al paesaggio”, racconta. “Alcune città, come Scandicci, ad esempio, hanno vinto dei premi proprio perché stanno sostituendo questo genere di tralicci con quelli di Norman Foster e di altri, ritenuti migliori, di ultima generazione, mentre Foggia come al solito viaggia al contrario, verso il passato”, dice. “Poi c’è un fatto importante”, rimarca. “La Sindaca ha detto che non intende dire i nomi dei finanziatori, ma è una cosa assurda”, commenta. “Un’amministrazione, di qualsiasi tipo, ha l’obbligo della trasparenza”, afferma. “Quindi bisogna assolutamente sapere chi sono i finanziatori, avere copia dei bonifici che vengono fatti, e soprattutto avere copia delle fatture emesse dalle imprese metallurgiche che dovrebbero lavorarci”, evidenzia.
“Ancora, l’artista dice di avere proposto l’installazione di questa opera nel 2019 all’allora Sindaco Franco Landella”, ricorda. “Dunque, probabilmente si tratta di un fondo di magazzino a cui vuole trovare una collocazione”, riflette. “Faccio notare un’ultima cosa”, chiosa. “Nel 2012, un gruppo di architetti fiorentini ha partecipato a un concorso di riqualificazione dei tralicci della linea ferroviaria nei pressi di Benevento, e sarebbe interessante sapere se questo particolare non abbia nulla a che vedere con l’opera di Limosani”, precisa. “Parrebbe, ma questo naturalmente è da appurare, che lui in quegli anni fosse proprio a Firenze. In quel caso, sarebbe importante capire in che rapporti fosse con questi architetti, e se in qualche modo abbia collaborato con loro”, ipotizza. “Non vorrei, dunque, che tale Limosani stia piazzando a Foggia un prodotto figlio di quella speculazione”, ammonisce. “Il particolare della chiave inglese, ad esempio, tipico delle aree industriali, lascia pensare”, dice. “Avrebbe potuto metterci un fiore, dico per dire”, prosegue. “Per quale motivo, invece, c’è una chiave inglese?”, chiede.
“Limosani dice che anche nei confronti della Tour Eiffel ci furono delle polemiche di questo tipo, ma all’epoca una costruzione del genere era all’avanguardia, proiettata nel futuro, mentre in questo caso stiamo parlando di un’opera che va in senso opposto, verso il passato, di cui altre regioni si stanno disfacendo”, sottolinea. “Non esiste, ad oggi, che venga installato questo tipo di traliccio”, afferma. “Quando l’artista ha presentato l’opera, ha detto che avrebbe accettato le contestazioni, a patto che fossero basate su dei contenuti”, conclude.
“Bene, adesso che questi contenuti sono stati forniti, Limosani risponda a queste domande: perché un’opera in ferro deve essere installata a tutti i costi in un’area neolitica, dell’età della pietra, di molto precedente all’età del ferro? Per quale motivo, mentre in regioni come la Toscana e il Trentino Alto Adige stanno rimuovendo questi tralicci sciupacolline per installarne altri di ultima generazione, lui vuole a tutti i costi piazzare a Foggia un’opera vecchia? Per quale motivo - e in questo caso mi rivolgo maggiormente alla Sindaca e all’amministrazione comunale - non vengono forniti i nomi dei finanziatori, i bonifici effettuati e soprattutto le fatture delle ditte metallurgiche che ci stanno lavorando? Se l’opera è stata proposta già nel 2019, si tratta allora di un fondo di magazzino, peraltro da restaurare? E chi paga tale eventuale restaurazione? Per quale motivo un’opera con caratteristiche industriali vuole essere collocata in una città con altre caratteristiche, che di industriale non ha nulla? E ancora, in che rapporti - magari di collaborazione - era Limosani con quel gruppo di artisti e architetti fiorentini che nel 2012 ha concorso alla realizzazione di questo genere di tralicci dalle parti di Benevento? Sarebbe gradita una risposta a tutti questi interrogativi”, conclude.
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