“Oltre quindici anni fa, il mai troppo rimpianto Nichi Vendola coniò un termine, “foggianesimo”, per indicare una serie di caratteristiche secondo lui tipiche dei foggiani (vittimismo, lassismo, invidia). Nel corso degli anni, soprattutto degli ultimi, quel termine si è arricchito quantomeno di un altro significato: quello del masochismo - la riflessione dell'avvocato Michele Vaira in una lettera inviata a l'Attacco -. Come abbiamo espresso in varie occasioni, una parte consistente della popolazione ha subito passivamente, quando non addirittura compiacendosi, lo stigma dello scioglimento per infiltrazioni mafiose, provvedimento completamente ingiustificato. La stessa parte consistente della popolazione poi, di fronte al quadro ben più compromesso del Comune di Bari, ha protestato contro l’invio della commissione d’accesso. E fin qui, si può parlare di legittima (quanto bizzarra dal mio punto di vista) dialettica politica, in cui l’appartenenza a uno schieramento ha prevalso – purtroppo – rispetto alla con-cittadinanza. Una ennesima dimostrazione di quella subalternità che è alla base di molti mali della nostra città. Questa estate, infine, è tornata aggressiva e prepotente – anche laddove era lecito aspettarsi il contrario, ossia sulle colonne di questo giornale – la retorica dell’antimafia, colpendo una delle figure più esperte, autorevoli e soprattutto trasparenti che la nostra città ha espresso negli ultimi anni. Mi riferisco alle polemiche sorte sulla nomina della prof.ssa Colomba Mongiello (già Senatrice della Repubblica) nel CdA di Amiu. Una marea variopinta di articoli, interrogazioni, post sui social e relativi commenti, comunicati stampa che trascendono il normale diritto di critica che è connaturale a ogni decisione politica, e che si è trasformato in un assurdo, infondato, ingiusto attacco alla persona e alla sua storia politica”.
“Anche il termine “inopportunità”, il più gentile tra quelli che sono stati utilizzati seppur carico di pesanti retropensieri, non rende onore alla verità dei fatti, evidentemente conosciuti da pochi. Non sono il suo avvocato, e la mia amicizia nei suoi confronti e la comune appartenenza politica non mi impediscono di mantenere la mia obiettività. Nel rispetto delle opinioni strettamente politiche che ciascuno può manifestare nei confronti di Mongiello così come nei confronti di qualunque persona che abbia un profilo pubblico, ritengo giusto riaffermare la verità di alcuni fatti, comprovata da dati documentali”.
“Il sig. G.T., figlio di un boss della malavita organizzata foggiana, viene assunto con contratto a tempo determinato (a seguito di un bando al quale parteciparono centinaia di persone) dal Direttore Generale dell’Amica nell’anno 2005. In quel periodo la sen. Mongiello non aveva alcun ruolo in Amica. A seguito di diversi rinnovi del contratto a tempo determinato (fatti prima del suo ingresso in Amica), il 3 aprile 2006 la prof. Mongiello, quale Presidente di Amica, firma (doverosamente) il contratto di assunzione a tempo indeterminato, subordinato al superamento di un periodo di prova”.
“Fino a quel momento il sig. G.T. – che mi risulta fosse incensurato e senza carichi pendenti – non aveva subito alcuna contestazione disciplinare”.
“Dopo soli dieci giorni dall’assunzione, e precisamente il 14 aprile 2006, la prof. Mongiello, quale Presidente, formalizza una contestazione disciplinare nei confronti del detto lavoratore, sig. G.T. Dopo pochi giorni, e precisamente il 20 aprile 2006, la Presidente Mongiello applica una sanzione disciplinare al sig. G.T. Il giorno dopo, 21 aprile 2006 - la Presidente Mongiello formalizza una nuova contestazione disciplinare. Dopo meno di un mese da quest’ultimo atto la Presidente Mongiello cessa dalla sua carica. Il lavoratore era ancora nel “periodo di prova”, che sarebbe terminato il successivo mese di luglio. Il sig. G.T. verrà assunto a tempo indeterminato il successivo mese di settembre 2006, con atto del direttore generale; in quel periodo il Consiglio di Amministrazione era composto da altri soggetti non legati alla presidente Mongiello”.
“In totale, la prof. Colomba Mongiello ha rivestito la carica di Presidente di Amica per soli quattro mesi. In relazione alla vicenda del lavoratore presunto malavitoso (in realtà incensurato figlio di un pregiudicato) ha firmato un atto dovuto (assunzione) e tre provvedimenti disciplinari”.
“Il suo successivo percorso politico, dal mio punto di vista, è stato esemplare, per continuità, impegno e soprattutto trasparenza. Ha composto commissioni parlamentari con funzioni inquirenti, al fianco di personaggi di elevatissimo spessore professionale e morale. Il suo profilo altamente istituzionale la rende addirittura sovradimensionata rispetto all’incarico ricevuto, che ritengo sia stato accettato per mero senso di responsabilità (come avviene nei partiti seri)”.
“Chi fa politica è consapevole di poter essere esposti a critiche, anche pesanti, spesso gratuite, rispetto alle proprie capacità e al proprio operato. Diverso è il discorso che riguarda il profilo morale e la trasparenza, rispetto a cui eventuali riserve vanno formulate sulla base dei fatti, possibilmente accertati, e non sulla base di insinuazioni o, peggio, menzogne”.
“Torniamo al “foggianesimo”.
Tinteggiare di mafia tutto e tutti è un gioco al massacro che alternativamente danneggia una parte politica, ma a lungo andare demolisce ciò che resta di questa città. È puro masochismo. Delegittimare uno dei nostri rappresentanti nell’AMIU, dove già contiamo come il due di picche (col nostro misero 20%), è un clamoroso autogol, per tutta la città. Io ritengo, invece, che le scelte compiute dall’amministrazione siano particolarmente apprezzabili”.
“Fabrizio Baia è un giovane preparato e competente, e Colomba Mongiello ha anche una lunga esperienza politica e amministrativa”.
“Il vero punto cruciale della vicenda, rispetto alla quale la maggioranza di governo ha il dovere di fare chiarezza, e mi auguro lo faccia quanto prima, è l’obiettivo che si intende perseguire, che i consiglieri avranno l’onere di veicolare”.
“Come molti ricorderanno, ho avuto l’onore di sedere nel CdA dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, in un periodo di gravissima crisi, con l’impianto di Foggia a rischio di smantellamento. Le principali produzioni, addirittura quella degli scontrini del lotto, erano state esternalizzate (privatizzate), per colpa di marchette che politici di ogni area hanno pagato ad aziende dei territori di provenienza. L’IPZS si era ridotto a una centrale acquisti, senza un vero piano industriale, con un drastico calo di personale”.
“Fui nominato dal governo nazionale, a guida PD, su iniziativa del sottosegretario Ivan Scalfarotto. Il mandato politico che mi fu dato fu quello di invertire la tendenza, riaffermando la centralità del Poligrafico in tutti i settori cruciali e potenziandone il profilo pubblicistico, con particolare attenzione alle sorti della “Cartiera”, la sede foggiana dell’azienda pubblica nazionale con sede a Roma”.
“Frutto di questa scelta tanto coraggiosa quanto netta e dell’ampia copertura politica fu un investimento su Foggia di circa cento milioni di euro in cinque anni e il definitivo rilancio del polo foggiano, nell’ambito di una razionalizzazione dei tre impianti presenti in Italia”.
“Oggi l’Amiu è, nei fatti, un’azienda barese che ha un appalto a Foggia. Che utilizza un milione e mezzo all’anno della nostra TARI per coprire i debiti del servizio barese, di gran lunga più completo ed efficiente rispetto al nostro”.
“Sulle modalità con cui i commissari hanno affidato senza gara, per nove anni, il servizio ad Amiu, per una cifra obiettivamente eccessiva, e sulla base di un piano industriale farlocco, un gruppo di persone, tra cui il sottoscritto, ha presentato plurimi esposti in Procura e alla Corte dei Conti”.
“Fin dal suo insediamento, bisogna dare atto alla Vicesindaca ed assessora al ramo di aver fatto un grande lavoro, andando anche oltre le sue competenze, con continue sollecitazioni, per cercare di ottenere un servizio meno disastroso rispetto al passato. Lo stesso dicasi per il DEC, che sta puntualmente contestando ad Amiu le plurime violazioni del contratto e le gravi inadempienze. Ora spetta all’amministrazione (e alle minoranze costruttive, che in città non mancano), attraverso i propri consiglieri, tracciare il percorso della città nella gestione dei rifiuti e nel rispetto dell’ambiente, che è uno dei più importanti biglietti da visita. Chiedere la redazione di un piano industriale reale? Sì, certo, immediatamente. Ma non basta”.
“Ci troviamo di fronte a un bivio. Lasciare o raddoppiare. Se si vuole insistere con Amiu Puglia, si deve ottenere una parità nelle quote societarie, con patti parasociali tali da rendere il Comune di Foggia effettivamente in grado di svolgere il controllo analogo. Un socio di minoranza, lo sanno tutti, non conta nulla. Continuerà a fare da bancomat della Città di bari. Diversamente, si devono porre le basi per costituire una newco solo foggiana, evitando di commettere gli errori che hanno portato al fallimento di Amica. In alternativa, seguire l’esperienza di altri comuni (come Cerignola e Vieste, ad esempio) che si sono affidati, con una gara europea, ai privati”.
“È su questi temi che sarebbe interessante creare un vero dibattito, anche aspro, sulle diverse posizioni, anche ideologiche, delle varie parti politiche. Un impegno più arduo, certo, ma di gran lunga più soddisfacente per tutti i protagonisti della vita pubblica. Mettendo da parte, almeno su queste questioni fondamentali, che coinvolgono tutti, quella tendenza alla delegittimazione personale che è un tratto ormai caratteristico del nuovo foggianesimo e che, masochisticamente, deprime l’intera comunità cittadina”.
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