Foggia, il verde pubblico come bene comune. Per vivere meglio la regola del 3-30-300 sul territorio urbano

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In Italia, nel 2011, si svolse un referendum promosso dai movimenti per l’acqua pubblica contro la privatizzazione dell’acqua. Migliaia di persone furono coinvolte anche a Foggia. Attraverso i banchetti di raccolta firme i cittadini di Foggia appresero che si stava scippando loro un diritto, quello di gestire direttamente attraverso la mano pubblica un bene comune. Perché l’acqua costituisce un bene comune? L'acqua è, insieme all’aria, la più importante risorsa del nostro pianeta e l’accesso all'acqua è un diritto fondamentale e inalienabile che va garantito a tutti ed è patrimonio dell'umanità. Senza acqua non è possibile vivere: la beviamo, la usiamo per la nostra igiene e per l’agricoltura, senza acqua non potremmo produrre gli alimenti di cui ci nutriamo. Per quanto immensa ai nostri occhi, la quantità di acqua presente sulla terra ha un valore finito, significa che il suo utilizzo presto sarà condizionato dalla sua scarsità, specie durante i cicli siccitosi, i cui effetti già si palesano nel nostro Paese. Ora immaginiamo di traslare la stessa domanda fatta per l’acqua sull’aria e sul perché l’aria costituisce un bene comune. Le risposte, se vogliamo, sono ancora più drammatiche. L’aria noi la respiriamo e così tutti gli esseri viventi. Senza l’atmosfera saremmo vittime di radiazioni e sbalzi termici inimmaginabili, non ci sarebbe vita sulla terra. Quindi aria bene comune, ma anche la qualità dell’aria e l’abbattimento della CO2 dipendono da un’altra risorsa presente sulle terre emerse: le foreste. Che nelle nostre città si traducono in foreste urbane, intese come rete di zone boschive, parchi, giardini, alberature e ogni tipo di vegetazione tale da costituire l’infrastruttura verde della città. La forestazione urbana è la sfida moderna per lo sviluppo di città sostenibili.

Eppure, ancora oggi quando si parla di “verde pubblico” tutti pensano a giardini e parchi come complementi di arredo di una città, mai a polmoni verdi, a generatori di ossigeno, a filtratori di aria per abbattere le polveri sottili, causa di parecchie tipologie di tumori. La performance anti-smog di un albero è impressionante: ogni albero adulto è in grado di assorbire quasi 4.000 chili di anidride carbonica (CO2) nell'arco di vent'anni di vita, bloccando anche le micidiali polveri sottili PM10 e abbassando la temperatura dell'ambiente circostante durante le estati più calde. Gli alberi attenuano il rumore, filtrano gli inquinanti provenienti dal traffico e dall’industria e hanno effetti positivi sulla salute mentale e fisica dei cittadini. Per questo non possiamo permetterci di lasciar gestire a privati o peggio a lobby di costruttori edili le dimensioni e la qualità del verde pubblico da realizzare a Foggia. 

Il verde urbano come bene comune, per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo e il clima della città, è il passo successivo da realizzare. In questi giorni sono circolate notizie sulla conclusione di un'altra parte di lavori in corso ai Campi Diomedei, in particolare si parla di piantumazioni imminenti per circa 1.500 piante. Una buona notizia, sembrerebbe, ma che nasconde una amara verità: la gestione del verde urbano continua ad andare avanti senza una benché minima programmazione. La legge 10 del 2013 ha assegnato al comitato nazionale per lo sviluppo del verde urbano la stesura di strategie da realizzare in ambito nazionale “per la promozione di foreste urbane e periurbane coerenti con le caratteristiche ambientali, storico-culturali e paesaggistiche”. A Foggia sembra non sia conosciuta questa legge e ciò che ha prodotto, a cominciare dagli obblighi per i comuni di oltre 15 mila abitanti. Si continua a parlare di magiche consulte da formare, per costruire pareri e consensi, che finalmente daranno la possibilità alla città di fare le scelte giuste dimostrando così che al dibattito sul verde urbano della politica foggiana mancano le basi teoriche e i riferimenti giuridici per arrivare a quelle scelte giuste. Si narra dell’esistenza di un censimento del verde urbano, fantasma evocato in parecchie situazioni, che nessuno ha mai visto anche se si tratta di obbligo di legge realizzarlo e metterlo a disposizione della città. Sarebbe utile infatti consentire a tutti i cittadini di Foggia la sua consultazione (magari mettendolo online) per verificare la situazione attuale, quali interventi sono stati effettuati nell’ambito del verde urbano e soprattutto avere a disposizione dati utili alla programmazione dei prossimi interventi.

Molti comuni Italiani hanno il catasto del verde online con le segnalazioni dei cittadini per facilitare l’azione pubblica, da qui parte la volontà di responsabilizzare i cittadini e creare in tutti l’idea del verde come bene comune, oltre che ovviamente realizzare la fantomatica (per Foggia) trasparenza amministrativa. Uno dei più grandi e irrisolti problemi di Foggia è la manutenzione del verde e non basta appaltare lavori. Bisogna scegliere quelli giusti da effettuare oltre che controllare i lavori in esecuzione. C’è uno spreco di risorse dovuto a lavori inutili e spesso dannosi come le potature. La trasmissione di molte fitopatologie avviene proprio attraverso la pratica di continue potature. E’ il caso dei lecci di viale XXIV Maggio e delle alberature sempre di lecci della villa comunale. Ma si potrebbe andare oltre e parlare di tutte le potature effettuate non per salvaguardare la stabilità degli alberi, ma per assicurare visibilità ai negozi delle vie dell’ormai raro commercio di Foggia, fenomeno visibile a corso Vittorio Emanuele, dove alberi e arbusti di piccola e media taglia sono potati, tutti, per avere la chioma oltre i tre metri. Sarebbe interessante conoscere i capitoli di spesa del verde pubblico, per sapere quanto sia stato investito in trattamenti fitosanitari e concimi negli ultimi dieci anni e quanto in potature. La verità sarebbe subito drammaticamente evidente, con uno squilibrio verso le potature praticamente totale. Nei periodi di siccità estrema gli alberi sono abbandonati a sé stessi e alla propria capacità di resistenza. Molti degli arbusti presenti in piazza Giordano e a corso Vittorio Emanuele non arriveranno all’estate prossima e la stessa sorte è ipotizzabile per le piante in vaso.

Una chiara distruzione del patrimonio pubblico e di inutili sofferenze procurate alle piante. Si impone quindi una presa di coscienza che passa per la creazione di un ufficio del verde pubblico diretto da persone qualificate (dottori agronomi e forestali) e che realizzi le basi di collaborazione tra Università di Foggia e Comune prima ancora delle consulte. La formazione del personale che segue, controlla e approva i lavori è prevista anche dall’articolo 6 della legge 10/2013 e deve essere organizzata con la Regione Puglia. E’ evidente che i circa 400 ettari tra Parco regionale e verde pubblico non possono essere gestiti senza personale idoneo fosse anche solo per il controllo dell’esecuzione dei lavori appaltati e per la programmazione annuale. Tutto questo serve per rielaborare, se è il caso, i regolamenti del verde pubblico, con l’adeguamento alle leggi vigenti e alle strategie nazionali sul verde, ma soprattutto ad avviare una autonomia decisionale sulla programmazione delle aree verdi, fra cui non dimentichiamo che è presente il Parco regionale dell’Incoronata.

Un parco abbandonato da sempre a sé stesso e dove i rari e costosi interventi effettuati nel passato hanno fatto solo danni. Come non ricordare gli allargamenti dei sentieri interni del Parco, realizzati con l’abbattimento di centinaia di alberi e arbusti? Se si coinvolgesse l’Università con progetti di formazione e ricerca il bosco dell’Incoronata potrebbe dotarsi di vivai e duplicare la biodiversità autoctona per nuovi impianti a salvaguardia del bosco e del verde urbano di Foggia, in modo da contenere i costi di reperimento piante da vivai che spesso promuovono acquisti di piante assolutamente non legate al nostro paesaggio, quando non addirittura infestanti, come dimostrato con la diffusione incontrollata di Ailanti, Robinie, Olmi non nostrani e tanto altro.

Ogni cittadino deve capire che il verde a Foggia è un bene di tutti e che è vitale tutelarlo e trasmetterlo alle future generazioni, così come occorre avere l’attenzione dovuta per l’uso dei nostri spazi di verde comune. Diventa improrogabile il coinvolgimento del mondo della scuola per diffondere la conoscenza degli alberi e diffondere la cultura del verde urbano. Sempre la legge 10/2013 istituisce l’obbligo di piantare un albero per ogni nuovo nato e di comunicare alle famiglie i dati della pianta; una buona pratica, oltre che un obbligo, che responsabilizza le famiglie alla difesa del verde. Le tre regole indicate dal Comitato per il verde pubblico, previsto dalla legge n. 10/2013 e istituito nel 2018, sono: passare da metri quadri a ettari di verde; ridurre le superfici asfaltate per rendere i terreni permeabili; adottare le foreste urbane come riferimento strutturale e funzionale del verde. Dopo di che, per garantire una più omogenea distribuzione del verde sul territorio urbano potrebbe essere applicato il principio di equità attraverso la regola 3-30-300. Il 3 sta per il fatto che ogni cittadino dovrebbe poter vedere almeno 3 alberi (di dimensioni adeguate) dalla propria abitazione. Il 30 sta per la percentuale di copertura alberata che le città devono avere. Il numero 300 sta per la distanza massima di 300 metri della propria abitazione dallo spazio verde più vicino (con una superficie alberata di almeno un ettaro).

Oltre al rispetto delle regole esposte è determinante realizzare la Carta dei diritti degli alberi, perché a Foggia conosciamo bene cosa può produrre il vandalismo. Una volta create le aree verdi ci devono essere regole ben chiare sulla tutela che tutti i cittadini devono osservar per rispettare gli alberi. E’ evidente che qualsiasi discorso sulla gestione del verde deve partire dall’analisi dell’esistente e qui il catasto del verde aggiornato è essenziale. La formazione di una tecnostruttura che comprenda figure competenti in materia di foreste urbane, insieme ai riferimenti giuridici (dalle disposizioni europee, ministeriali e delle commissioni nazionali) con la chiarezza degli obiettivi di crescita da raggiungere per una corretta pianificazione del verde. Infine, il ruolo primario della realizzazione di percorsi formativi e informativi dei cittadini e la definizione di processi partecipati. Mai più situazioni e scelte calate dall’alto e subite da tutti che annullano e compromettono la funzione sociale del verde e provocano una disaffezione al bene comune.

In questi giorni abbiamo assistito in piazza Sant’Eligio all’ultimo esempio di come il rapporto tra cittadini e amministratori è davvero inconsistente e due volte distruttivo. Si tagliano alberi e si allontanano dalla piazza decine di anziani che frequentavano quei giardini. Cose già viste a Foggia in piazza Italia, piazza Giordano, piazza Padre Pio, che da centri di aggregazione sociale sono diventati luoghi celebrativi scarsamente vissuti. I comportamenti sociali dei cittadini plasmano gli spazi della città, non il contrario. Da qui la certezza che i cambiamenti, tanto propagandati dalla politica in campagna elettorale, hanno bisogno di studio e confronto, non di approssimazione, anche se creativa e fatta da grandi artisti, come nel caso delle due torri dai cuori pulsanti. Poco più di un anno fa si promettevano cambiamenti, ma i cambiamenti devono essere nel metodo e devono ricercare la coesione sociale e la partecipazione, non calare dall’alto scelte ma discutere tutti insieme di cosa vogliamo per il bene comune della città di Foggia.

Franco Dicesare

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