Sono oltre 1 milione e 200 mila gli italiani che detengono regolarmente un’arma: questi sono i dati più recenti diffusi dal Viminale. La maggior parte dei porti d'arma che vengono concessi (oltre 1 milione) sono per la caccia (609.527) o il tiro a volo (574.842), seguiti da quelli per le guardie giurate (40.961 per arma corta e 574 per arma lunga). Le licenze per la difesa personale sono 11.785 per le pistole e 223 per i fucili.
Numeri, questi ultimi, che registrano un calo costante di anno in anno. Basti pensare che nel 2002 i porti d'arma per la difesa personale erano il quadruplo: 45.618 per le pistole e 1.938 per i fucili. Sono in aumento, invece, le licenze per il tiro a volo e per le guardie giurate. Con un porto d’armi è possibile avere fino a tre armi comuni e fino a 12 armi sportive, mentre le armi da caccia non hanno limitazioni. Il porto d'armi ha una validità di 5 anni (tranne quello per difesa personale che, come detto, è da rinnovare ogni anno). Il numero di porti d’arma in Italia è esploso negli ultimi 10 anni: secondo i dati forniti dalla Polizia di Stato nel 2023 erano il 38% in più rispetto al 2013, con una forte accelerazione soprattutto fra il 2014 e il 2018. Tuttavia gli iscritti alle federazioni del Coni sono molti meno rispetto alle licenze d'armi. Nel 2023, secondo i dati di Polizia di Stato e Coni, le licenze d’armi sportive in Italia erano 549.639, con 93.733 iscritti a federazioni Coni per discipline come il tiro a volo, il tiro a segno e il tiro dinamico. Quindi l’ipotesi è che chi richiede e ottiene una licenza d'armi sportiva la utilizzi impropriamente per altro, magari per difesa personale o per averla semplicemente in casa, non tanto per andare a sparare.
“Questo dipende dal fatto che sia molto più facile ottenere il porto d’armi per uso sportivo che quello per difesa personale”, il commento di alcuni cittadini della provincia di Foggia che lamentano a l’Attacco la quasi impossibilità di ottenere qui l’autorizzazione alla detenzione di un’arma per difesa personale. “Questo tipo di porto d’armi va richiesto in Prefettura e si rinnova ogni anno – hanno spiegato -. Il Prefetto ha facoltà di concedere, in caso di dimostrato bisogno, l'autorizzazione a circolare armati. Il richiedente deve dimostrare che esiste concretamente l'effettiva necessità di circolare armato per fini di difesa personale. Al fine di evitare il rilascio della licenza di porto di pistola a persone pericolose, gli artt. 11 e 43 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza prescrivono le condizioni in presenza delle quali l'autorizzazione deve o può essere negata. Tutto l’iter si deve necessariamente concludere nel termine tassativo di 120 giorni, durante i quali gli organi competenti devono recepire il parere delle forze dell’ordine (che di solito arriva rapidamente, nel giro di un mese per quanto riguarda la provincia di Foggia). Loro si occupano di effettuare una sorta di istruttoria sulla persona e accertano l’assenza di motivi che impediscano la concessione del porto d’armi (ad esempio a pregiudicati). Entro i primi 60 giorni la Prefettura deve comunicare un eventuale preavviso di diniego a cui i richiedenti possono opporre controdeduzioni. Ebbene, per molti di quelli che presentano le istanze la Prefettura di Foggia lascia decorrere ampiamente questi termini lasciando nel limbo i richiedenti, parliamo in alcuni casi anche di 6 o 7 mesi. Ma in generale le risposte sono in prevalenza negative, anche in caso di rinnovo. Il no arriva perché si è sottoposti al ‘rischio di un qualunque cittadino’, tale da non rendere necessaria la detenzione di un’arma”.
Questa politica tendenzialmente restrittiva nella concessione del porto d’armi della Prefettura di Foggia in effetti è risalente nel tempo, diversi i casi di chi ha manifestato malcontento di fronte al diniego della concessione, ritenendo di essere, al contrario di quanto stabilito dalla Prefettura, in pericolo: “Parliamo di commercianti vittime di rapine continue, persone nel mirino del racket delle estorsioni, gente ricattata e operatori o professionisti nel contesto giudiziario che possono essere oggetto di attenzioni da parte di malavitosi. In passato alcuni di questi hanno adito le vie legali per contestare le decisioni della Prefettura di Foggia ottenendo sentenze favorevoli dal Tar, persino il Consiglio di Stato si è espresso in tal senso”.
Dall’assicuratore, all’itticoltore, fino anche al generale della Guardia di Finanza in pensione: diversa e varia la casistica di chi si è visto riconoscere il diritto a detenere un’arma dalla magistratura a seguito di un diniego delle varie Prefetture. “Quello che ci lascia perplessi – hanno aggiunto i richiedenti foggiani – è, lo ripetiamo, l’estrema facilità con cui si rilascia il porto d’armi per usi diversi da quelli della difesa personale che in realtà dovrebbe essere garantita dallo Stato.
Chi come noi chiede l’autorizzazione a detenere un’arma per difesa personale non lo fa certamente a cuor leggero, siamo consapevoli della responsabilità che questo comporta e siamo i primi a chiedere controlli più stringenti magari affidando l’istruttoria ad una commissione militare, anziché civile come accade ora. E’ anche nostro interesse far sì che questo territorio non diventi una sorta di Far West ma d’altra parte bisogna riconoscere che è un territorio difficile e per certi versi critico in cui qualcuno può avere l’esigenza di difendere sé stesso e la propria famiglia. Vogliamo essere ligi alle leggi dello Stato ma lo Stato deve tutelarci e ci chiediamo di chi sarebbe la responsabilità nel caso in cui, non messi nelle condizioni di difenderci, secondo la legge, ci dovesse capitare qualcosa. Ecco perché chiediamo agli organi competenti una riflessione e un cambio di passo in tal senso”.
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