Concorsi Comune di Foggia, cinquantenni: “Avrei miei diritti senza preoccuparmi di andare a lavoro con febbre”

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Mauro ha cinquant’anni e lavora nella grande distribuzione, un settore che conosce bene, ma che non gli garantisce la stabilità di cui avrebbe bisogno. “Ho già un lavoro - ha raccontato per l'Attacco con tono schietto e nel contempo imbarazzato -. Come me, conosco colleghi che oggi hanno affrontato la prova scritta e che hanno addirittura un’attività propria. Sono stanchi di pagare le tasse in partita IVA. Anche quando vuoi qualcosa di tuo, alla fine diventa difficile stare dietro alle grosse somme di denaro da sborsare”. Mauro ha vissuto molte esperienze lavorative, passando da un impiego all’altro, ma ora si ritrova a dover cercare ancora una volta una nuova strada per arrivare a fine mese. “Mi pagano con grossi ritardi e mi ritrovo spesso a contare quel che mi resta sul conto in banca per coprire i lunghi periodi di magra - ha confidato, lasciando trasparire una stanchezza che non è solo fisica, ma anche emotiva -. Mi consola sapere che non ci sono solo io in questa situazione, siamo tutti sulla stessa barca”.

Per tutta l’intervista, Mauro ha preferito non essere ripreso, temendo che il suo capo potesse riconoscerlo. Questo gesto racconta molto della precarietà che vive, non solo economica, ma anche dei rapporti lavorativi. 

“È sempre più difficile trovare il modo di far valere i propri diritti lavorativi. Ferie e malattie stanno diventando un miraggio - ha aggiunto -. Di questo passo, andremo incontro all’alienazione. Con un posto fisso pubblico, finalmente potrei godere dei miei diritti di cittadino e non dovrei più preoccuparmi di andare a lavoro con la febbre pur di coprire il turno. Non ho mai avuto la possibilità di avere figli - ha ammesso con voce carica di rimpianto -. Ora ho cinquant’anni e non penso che mi si ripresenterà l’occasione. Questo è dovuto al fatto che, prima di mettere al mondo un bambino, è necessario possedere le caratteristiche giuste che possano garantirgli una vita sicura e agiata. Ho sempre rimandato a causa delle ristrettezze economiche”. 

Anche sul fronte abitativo, le cose non sono mai state semplici per Mauro: “Non ho ancora mai avuto la possibilità di avere un mutuo. Sono in affitto perché per acquistare casa occorrono mille garanzie. Requisiti che ancora non ho - ha detto -. È un’ulteriore dimostrazione di come la precarietà abbia segnato profondamente il mio percorso, limitandomi in ogni aspetto della vita. Eppure, nonostante tutto, non smetto di sperare. Da una parte, mi auguro che ci siano persone più giovani a passare. Spero che non debbano mai vivere i dolori che ho provato io. Dall’altra, egoisticamente, spero che la vita possa darmi ancora una possibilità di riscattarmi. Di avere una vita serena”.

Il suo desiderio di riscatto è una lotta contro il tempo e contro un sistema che spesso lascia indietro i più deboli. Mauro cerca una stabilità che non ha mai avuto, un’ancora che gli consenta di vivere finalmente con serenità. Dietro ogni parola c’è il peso di anni di sacrifici e il bisogno, ancora vivo, di credere che possa esistere un futuro migliore.
(Debora Cicconetti - l'Attacco)

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