Continuano, nonostante le ripetute segnalazioni alla stampa e agli uffici competenti, i disagi delle famiglie alloggiate nelle abitazioni di residenza pubblica a Foggia. A parlare a cuore aperto a l’Attacco, questa volta, è stata la signora Incoronata Martucci, moglie di Luigi Garruto, invalida al 100% e madre di un figlio invalido al 75%. “La prima volta sono stata respinta agli uffici comunali di Via Gramsci, dove mi era stato detto di andare per fare presente la mia situazione e quella della mia famiglia”, racconta. “Quando sono arrivata, mi è stato detto che avrei dovuto rivolgermi alle politiche abitative. Allora mi sono recata alle politiche abitative per cercare di parlare con qualcuno. Mi sono presentata diverse volte, negli orari indicati, ma non c’è stato verso di parlare con nessuno”, dice. “Ieri, finalmente, mi ha ricevuto una donna. Non ricordo il suo nome. Le ho fatto presente i miei disagi, che sono i seguenti: siccome io e la mia famiglia - composta da me, mio marito e mio figlio di 34 anni - dobbiamo lasciare presto la palazzina pericolante in cui viviamo in Via San Severo, ci è stata assegnata una nuova casa in Via Lussemburgo. Il problema è che questa casa è molto piccola, e soprattutto non dispone di una stanza per mio figlio, che ormai è adulto e ha bisogno dei suoi spazi. Anche perché sia io che lui siamo invalidi, io completamente e lui parzialmente”, spiega.
“Inoltre, non abbiamo neanche una finestra. O meglio, l’unica presente affaccia all’interno del palazzo, per cui è facile comprendere i disagi che questo comporta. La dottoressa mi ha spiegato che la misura della casa dipende dal numero di componenti del nucleo familiare, e che quindi lei non può fare nulla. Io, però, ho un figlio grande e che come me vive una situazione di grave disagio fisico, e che ha bisogno almeno di un letto e di una stanza tutta sua”, prosegue.
“Poi, c’è un altro problema, che riguarda la distanza rispetto all’abitazione assegnata a mia figlia. È lei, principalmente, che assiste me e suo fratello. Non ha un’auto, per cui non possiamo vivere troppo distanti, altrimenti è un guaio. Fino a questo momento, il mio legale ha inviato tre pec al Comune di Foggia per risolvere la situazione, ma nessuno ci ha mai risposto”, conclude la signora Incoronata.
Un’altra situazione altrettanto complessa è quella dei coniugi Enza Morlino e Donato Parisi, intervenuti di recente a l’Attacco. “Nostro figlio Michele, a seguito di inadempienze e di gravi responsabilità dell’amministrazione comunale, si vede privato di alcuni diritti fondamentali”, raccontano.
“Viviamo in una casa assegnataci dal Comune di Foggia il 16 dicembre 1992. A gennaio 2019, nostro figlio Michele, per motivi personali, ha chiesto di vivere dalla nonna paterna. Dopo meno di un anno, però, ha chiesto la cancellazione della residenza presso quest’ultima e si è attivato per effettuare il rientro nel nostro nucleo familiare”, spiegano. “L’amministrazione comunale, tuttavia, probabilmente a causa di alcuni cavilli burocratici, glielo impedisce. Varie volte abbiamo tentato di parlare con la Sindaca e con gli amministratori al ramo, ma non è servito a niente. Sono passati ormai 4 anni, e il Comune di Foggia ancora non si attiva a riguardo”, evidenziano.
“Questa situazione sta recando numerosi danni a nostro figlio. Ad esempio, non avendo una residenza, non è stato possibile per lui avere accesso al medico di famiglia e alle cure sanitarie”, concludono.
I coniugi Morlino e Parisi si sono premurati anche di fornire a l’Attacco tutta la documentazione che attesta la regolare assegnazione dell’alloggio di edilizia residenziale pubblica alla loro famiglia, con scritti i nomi di tutti e 4 i componenti del nucleo familiare, compreso quello di loro figlio Michele, che in quella casa ha vissuto per tanti anni.
Quelli della signora Martucci e dei coniugi Morlino e Parisi sono soltanto due dei numerosi casi che quotidianamente interessano la situazione degli alloggi popolari a Foggia, che evidentemente richiede un interessamento specifico che ancora manca.
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