Housing sociale a Foggia, revocare il programma significa buttare dalla finestra 131 milioni

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Il programma di housing sociale, adottato dal Comune di Foggia con delibera del Consiglio comunale del 17/3/15, potremmo dire che consiste essenzialmente nel ricevere una sorta di grossa “donazione” da 27 imprese private in cambio del permesso a realizzare stabili di edilizia privata che poi esse cercherebbero di vendere sul libero mercato. Per cercare di quantificare la misura di questa acquisizione beneficale consideriamo che il costo per la realizzazione di un singolo alloggio di carattere popolare si aggira intorno ai 1500 euro/mq. riferibili a un appartamento-standard della superficie convenzionale di 80 mq. e quindi per un costo finale di 120mila euro ad alloggio; mentre il costo dei suoli edificabili nelle zone di tali realizzazioni edilizie (alcune zone periferiche dell’abitato cittadino, note come “orbitale”) si aggirerebbe nella percentuale del 25%, pari cioè a circa 380 euro/mq. e quindi 34.400 euro per ciascun alloggio da realizzare. Pertanto, in considerazione del fatto che il programma di housing prevede la cessione completamente gratuita al Comune di 372 alloggi già realizzati, nonché la cessione altrettanto gratuita dei suoli per realizzarne altri 342 a spese dello stesso Comune, i conti di quella “donazione” è agevoli farli sia pure con molta approssimazione: 44.640.000 euro per i 372 alloggi del tutto gratuiti + 11.765.000 euro per i soli gratuiti per gli ulteriori 342 alloggi = 56.405.000 euro in totale. Quindi l’housing sociale di cui si discute in questi giorni vale per il Comune di Foggia un controvalore superiore a 55 milioni di euro.

Sul versante contrapposto, si ha notizia del fatto che allo stesso tempo il Comune dovrebbe comunque autorizzare l’Arca a realizzare con denaro pubblico 633 alloggi popolari i quali serviranno comunque a fronteggiare le drammatiche esigenze abitative delle famiglie bisognose e che in un certo senso riempirebbero il vuoto lasciato dagli alloggi dell’housing sociale se questo non venisse portato in attuazione. Per cui, applicando gli stessi parametri di calcolo dei costi, si ha che i 633 alloggi in questione comporterebbero l’esborso di denaro pubblico per 75.960.000 euro complessivi (1500 eurox80 mq. x633), arrotondabili ragionevolmente a 76 milioni di euro. Insomma, quando si propone al Consiglio comunale di Foggia di revocare il programma di housing sociale perché esso potrebbe essere “superato” (copyright dell’assessore all’Urbanistica Galasso), ai signori consiglieri deve essere ben chiaro che viene proposto di buttare dalla finestra ben 131 milioni euro - spicciolo più, spicciolo meno - tra la “donazione non accettata” rappresentata dalla mancata attuazione dell’housing e denaro pubblico poi da far spendere all’Arca sull’ altro versante.

Ma non è finita affatto. Infatti, in caso di revoca della delibera consiliare del 13/5/15 che aveva adottato quel programma di housing (quale effetto indotto, ma inevitabile, di una dichiarazione di non-attualità dell’interesse pubblico) il Comune dovrebbe poi rifondere alle 27 imprese che avevano presentato i loro rispettivi progetti, rispondendo al bando di interesse emanato a suo tempo, un indennizzo di legge, perché ciò prescrive appunto l’art.21-quinquies del Testo Unico Enti Locali (“Per sopravvenuti motivi…di nuova valutazione dell'interesse pubblico originario, il provvedimento amministrativo ad efficacia durevole può essere revocato da parte dell'organo che lo ha emanato... Se la revoca comporta pregiudizi in danno dei soggetti direttamente interessati, l'amministrazione ha l'obbligo di provvedere al loro indennizzo”). Tale indennizzo - sul quale torneremo fra un attimo sotto una diversa ottica - può essere fatto pari ad almeno 100 milioni di euro nel complesso, e tra l’altro è limitato al solo danno emergente rappresentato dai costi vivi sopportati dalle imprese fin ora ed esclude anche il lucro cessante rappresentato dal presumibile profitto derivante dalla vendita degli loro appartamenti non realizzati: questa limitazione parziale del ristoro economico ai soli danni emergenti dipende dal fatto che esso sarebbe qualificabile come “indennizzo” per una revoca di per sé legittima, mentre se la revoca fosse addirittura illegittima il ristoro dovrebbe essere esteso più integralmente anche al lucro cessante, con effetti ancor più disastrosi per le casse comunali che nessuno in questo momento potrebbe stimare. 

Con il che la posta economica in gioco sale alla cifra finale di 231 milioni di euro (55 milioni+76 milioni+100 milioni almeno, se non peggio ancora). A riguardo di questi problemi ci è giunta notizia che l’Avvocatura comunale pochi giorni addietro avrebbe espresso il parere che il Consiglio comunale potrebbe anche deliberare che non sussisterebbe a tutt’oggi l’interesse pubblico all’ attuazione dell’housing adottato nell’anno 2015, ma dovrebbe farlo attraverso una motivazione realmente “adeguata”, poiché la insufficienza o inadeguatezza della motivazione comporterebbe la conseguenza di un “risarcimento” né sarebbe valida e operante la clausoletta di esonero che il Comune inserì nel bando di interesse al fine di evitare ogni ipotesi di responsabilità nel caso di mancata attuazione del programma di housing. L’ avvertenza è ineccepibile, e tuttavia è largamente insufficiente a cogliere il nodo reale del problema dal punto di vista giuridico, perché la stessa Avvocatura ha trascurato del tutto di ricordare l’indennizzo comunque dovuto ai sensi dell’art.21-quinquies del TUEL, il quale avrebbe preminenze (“lex generalis”) sulla disposizione pattizia (“lex specialis”) rappresentata dalla clausola di esonero inserita nel bando di interesse: una dimenticanza tutt’altro che innocua nel contesto di quel parere legale, comunque assai inquietante per tutto il resto.

A ogni modo, già è parecchio arduo immaginare come sarebbe possibile motivare “adeguatamente” una follia economica attraverso la quale si sperpererebbero all’incirca 230 milioni di euro nel complesso senza che sull’altro piatto della bilancia vi fosse un controinteresse concreto per la città di Foggia, riconoscibile e riconosciuto sul piano urbanistico, economico e sociale. Ma anche volendo andare oltre questo pur decisivo aspetto preliminare di merito sull’assai difficile motivazione di una revoca dell’housing in maniera “adeguata”, il discorso in realtà è ancora più semplice. 

Se la motivazione fosse “adeguata” il Comune dovrebbe pagare soltanto (si fa per dire) una botta di almeno 100 milioni di euro a titolo di indennizzo. Se invece la motivazione della revoca fosse un po’ più traballante - eufemismo - il rischio sarebbe che il Tribunale potrebbe ritenere necessario rifondere alle 27 imprese non un indennizzo limitato alle sole spese vive dei costi emergenti, ma addirittura un “risarcimento” dei danni integrali comprensivi anche del lucro cessante dei mancati profitti, poiché vi sarebbe una ragione ancor più decisiva per ritenere invalida (o meglio, inefficace) la clausoletta di esonero da responsabilità contenuta nel bando. Insomma, per dirla con una metafora: all’impiccando (il Comune di Foggia) si prospetta di scegliere fra una corda più saponata e indolore oppure una corda spinata più dolorosa, entrambe le quali comunque lo strangolerebbero.

Ora, poiché qui palesemente si sta giocando con il fuoco su circa 230 milioni di euro senza una reale e valida ragione, uno può pensare che all’interno del Comune di Foggia vi siano tre tipologie di soggetti pericolosi, fra coloro che spingono per la revoca dell’housing sociale: a) qualche matto che gioca alla roulette con il denaro dei contribuenti foggiani; b) qualche spensierato frescone il quale, in materia urbanistica e di finanze comunali fra loro collegate, è in vena di fare il dottor Stranamore , quello che godeva nello sganciare la bomba atomica per vedere l’effetto che fa; c) qualche mascalzone traditore che sta colludendo con le 27 imprese private, le quali dal canto loro chiaramente hanno teso un “trappolone” al Comune di Foggia e attendono che i suoi rappresentanti politico-amministrativi (o il commissario “ad acta” nominato nel frattempo dal TAR per esprimere sostitutivamente la volontà dello stesso Comune) commettano l’errore suicidario di dichiarare che non v’è più l’interesse pubblico all’attuazione del programma di housing, in modo poi da lucrare senza colpo ferire un successivo indennizzo multimilionario se non proprio un ancor più devastante risarcimento .

Orbene, a prescindere dal problema di individuare con nomi e cognomi coloro che siano i matti, chi i fresconi e chi i mascalzoni - tutti comunque uniti sinergicamente nella manovra di dilapidare il denaro pubblico attraverso la proposta di revocare l’housing sociale mediante la dichiarazione di inattualità di interesse pubblico alla sua attuazione - in ogni caso ciascun consigliere comunale deve assumersi in questo momento le proprie responsabilità e decidere apertamente se stare con l’ assessore Galasso (quello della revoca dell’housing) oppure no, perché non v’è più tempo per ributtare la palla in tribuna in attesa di chissà che cosa fingendo di attendere altri approfondimenti ancora: infatti sta per scadere il termine di 30 giorni che il TAR ha assegnato al suo “commissario ad acta” per esprimere il suo verdetto al posto del Consiglio comunale fin ora inerte, e dopo sarà troppo tardi. Intendiamo dire che potrebbe anche accadere che a quella professionista, fin ora ignota ai più, le girasse il cervello in un certo modo storto (ipotesi sub a), b) o c) e dichiarasse che non v’è più l’interesse per Foggia a proseguire nell’housing trincerandosi dietro la insindacabilità della sua opinione, e poi uscirebbe di scena insalutata ospite dopo aver precipitato il Comune in un baratro finanziario senza né padri né madri fra coloro che ci rappresentano e amministrano. 

A quel punto già ci pare di vedere l’anteprima del film che andrebbe in scena a Foggia, di fronte all’avvenuto disastro: tutti - dicesi tutti - si sgolerebbero in ipocritissime giaculatorie a scoppio ritardato, a cominciare dagli sfasciatutto del M5S che per un verso sembrerebbero anche dissentire dalla revoca dell’housing proposta dall’assessore Galasso ma per altro verso gli tengono bordone non sfiduciandolo apertamente, e così sperano di precostituirsi la scusa per piangere sul latte versato dai loro stessi alleati di governo con una sorta di pelosa opposizione a scoppio ritardato fatta di semplici recriminazioni inconcludenti a cose fatte, cioè la loro specialità.

La domanda dunque non è se sia giusto e sensato giocare questo genere di partite a perdere da centinaia di milioni di euro per vedere come andrebbe a finire, perché la risposta sarebbe intuitiva per chiunque. La domanda vera e autentica che i consiglieri comunali - tutti - dovrebbero ormai farsi è la ragione per cui vi sono alcuni personaggi nei nostri apparati politico-amministrativi i quali stanno giocando a perdere con il denaro dei contribuenti foggiani e ciò nonostante sono protetti nei loro posti, e poi decidere di conseguenza. E a noi francamente pare che una domanda di questo genere, sebbene assai sgradevole, occorra ormai farla dato che si sta giocando con i nostri portafogli, assai pesantemente.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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