L’atteso provvedimento del prefetto di Bari sulla società in house Amiu puglia spa è l’ennesimo tassello che demolisce la valutazione che nel 2022 gli allora commissari straordinari del Comune di Foggia fecero rispetto alla convenienza dell’affidamento diretto del servizio di igiene urbana per altri nove anni e per la cifra monstre di 203 milioni di euro. Si è detto già ripetutamente, su queste colonne, come anche gli inquirenti – Procura di Foggia e Guardia di Finanza (in attesa che parli la Corte dei conti) – abbiano sottolineato quello che l’Attacco scrive da anni in merito ad una scelta avvenuta non solo al di fuori della doverosa gara pubblica indicata da legge e Anac ma anche senza le giuste e obbligatorie motivazioni. Una scelta incongrua, illogica, difficilmente giustificabile come la migliore e la più vantaggiosa per Foggia (visti anche i dati truccati della differenziata, che erano stati scoperti). Ebbene, ora la misura che il prefetto barese Francesco Russo sta per adottare rispetto ad Amiu fa venir meno anche un altro argomento che fu utilizzato dai commissari prefettizi, a cominciare dalla prefetta Marilisa Magno: che l’affidamento in house alla partecipata fosse la strada preferibile anche alla luce di un settore, quello dei rifiuti, a costante rischio di infiltrazioni mafiose. Mentre si attende di capire in cosa concretamente consisterà il provvedimento volto a introdurre misure di controllo rafforzato su Amiu e sull’altra partecipata del Comune di Bari Multiservizi (dopo la già commissariata Amtab del trasporto pubblico locale) come pure sulla Polizia municipale, per limitare il pericolo di condizionamenti malavitosi, le anticipazioni finora trapelate rispetto ad Amiu – partecipata al 21,87% dal Comune di Foggia, dicono che la spa sarà oggetto di un regime di “prevenzione collaborativa”, previsto dall’articolo 94 bis del Codice antimafia. Vuole dire per almeno un anno sarà sottoposta a tutoraggio: una terna di esperti nominata dalla Prefettura dovrà monitorare e risanare l’impresa, con verifiche stringenti su incarichi, operazioni finanziarie e atti di gestione. Alla base del provvedimento ci sarebbe un episodio risalente al 2011, quando – secondo il verbale di un collaboratore di giustizia – alcuni dipendenti Amiu portarono all’interno della sede aziendale la bara di Cesare Diomede, figlio di Biagio Diomede, storico boss protagonista delle faide criminali tra il quartiere San Paolo e Bari Vecchia. Durante il funerale, i presenti avrebbero pronunciato la frase “questa è l’azienda nostra”, in un chiaro segnale di controllo del clan sulla partecipata comunale. Un evento di quasi quindici anni fa, ma che per il Viminale rappresenta un indice di “agevolazione occasionale” della criminalità organizzata.
La segnalazione dell’episodio risale all’epoca dell’amministrazione Michele Emiliano, ma è tornata d’attualità grazie agli approfondimenti dell’ispezione antimafia. Sempre a detta dei rumors, se al termine del tutoraggio non emergeranno miglioramenti significativi, Amiu potrebbe essere destinataria di un’interdittiva antimafia.
Sta quindi facendo sorridere alcuni quanto fu detto dalla commissaria Magno agli inquirenti, rivelato da l’Attacco ad ottobre 2024. Com’è noto, sono due gli avvisi di conclusione indagini per altrettanti procedimenti della Procura di Foggia inerenti ad Amiu Puglia spa e alla città di Foggia.
L’ultimo riguarda l’emergenza rifiuti che sarebbe stata creata all’inizio dell’estate 2023 in maniera intenzionale nel capoluogo daunio e coinvolge gli allora vertici della partecipata barese del servizio di igiene urbana e dell’agenzia regionale Ager. L’accusa di concorso in interruzione di pubblico servizio è nell’avviso notificato nei giorni scorsi al direttore generale Amiu Antonello Antonicelli, all’ex dg di Ager Gianfranco Grandaliano e al funzionario responsabile dei biostabilizzatori di Bari e Foggia.
Un filone parallelo rispetto alla prima inchiesta su Amiu e sul Comune di Foggia coordinata sempre dalla pm Paola De Martino (la stessa anche dell’indagine sulla gara del cimitero comunale) e che vede indagati Antonicelli, la ex dirigente comunale Concetta Zuccarino, l’attuale dirigente comunale del Servizio ambiente Saverio Pio Longo, il funzionario comunale Giovanni Sorbo e infine Maria Rosaria Mangiatordi, referente del consorzio Conai. Ma la decisione di rinnovare il contratto ad Amiu fu assunta dalla commissione straordinaria che reggeva l’ente comunale foggiano a seguito dello scioglimento per mafia del 2021 e che era guidata dalla prefetta a riposo Marilisa Magno, legatissima all’ex sindaco di Bari Antonio Decaro. Sia lei che il collega commissario Sebastiano Giangrande apparivano profondamenti vicini alle dinamiche baresi. La terza componente della commissione era l’attuale viceprefetta di Foggia Rachele Grandolfo.
I commissari non sono indagati, eppure la stessa Magno ribadì tutta la responsabilità della propria scelta, quando a giugno 2023, quale ex commissaria straordinaria, fu ascoltata dalla Guardia di Finanza quale persona informata sui fatti nell’ambito di tale procedimento giudiziario. “Andare in gara in un settore così sensibile, come quello dei rifiuti, sarebbe stato molto più rischioso. Per questi motivi abbiamo pensato di regolarizzare il tutto”, la spiegazione fornita da Magno agli inquirenti.
Ci fu l’ovvia domanda sul perché, nonostante la consapevolezza delle irregolarità sulle proroghe bimestrali e delle inefficienze nella gestione del servizio da parte di Amiu, non avesse valutato di ricorrere al mercato libero. “Abbiamo escluso dopo ampia valutazione il ricorso al mercato in quanto è un settore particolarmente sensibile, l'evidenza pubblica ha un costo, non ci sarebbe stata garanzia dei livelli occupazionali. Soprattutto è un settore particolarmente sensibile, il Comune era stato appena sciolto per infiltrazioni mafiose e pertanto unitamente a Grandolfo e Giangrande abbiamo ritenuto che la scelta della società a partecipazione pubblica desse da questo punto di vista più garanzie”, fu il chiarimento dato da Magno, che ammise anche di essere a conoscenza della manifestazione di interesse arrivata al Comune, quella di Econord. “Voglio specificare che noi della commissione straordinaria abbiamo sempre agito nell'interesse del Comune di Foggia, cercando di riportare l'azione amministrativa nell’ambito della correttezza e legalità”, concluse Magno.
Ma il dubbio che persiste è che, di fatto, il comportamento tenuto rispetto ad Amiu sia stato fin troppo favorevole e prono ad un altro Comune, quello di Bari dell’amico Decaro. Oggi viene da aggiungere all’esito dell’accesso voluto da Prefettura e Viminale sul Comune di Bari: meno male che quella pro Amiu era la scelta che dava più garanzie pure sul fronte legalità&infiltrazioni…
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