Salatto: “Puglia Sky operazione chiusa, tutta barese. Foggia la trovo molto peggiorata negli ultimi due anni”

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“Puglia Sky è stata un’operazione chiusa, tutta barese, per la quale non siamo stati mai interpellati né coinvolti”. Tito Salatto, dalla scorsa primavera presidente di Confindustria Foggia, non nasconde la propria amarezza per la vicenda baricentrica della neonata compagnia aerea pugliese, che era stata concepita in origine per tentare di salvare la greca Lumiwings, che gestiva l’aeroporto Gino Lisa, con la presenza nella cordata di imprenditori di Capitanata quali Giacomo Mescia e Antonio Salandra. E’ poi sorta in tutt’altro modo, come impresa dei soli fratelli baresi Ladisa, leader nella ristorazione (e attivi anche nell’editoria), che punterà a farsi spazio negli scali pugliesi. Lo sfogo di Salatto è arrivato ieri, come risposta a l’Attacco, durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno nella sede assindustriale di via Valentini Vista. “Avevo già capito che non sarebbe accaduto nulla, conosco troppo i baresi…Quando qualcuno vuole vedere le carte e sono disordinate o non si trovano…Ci volevano come minimo 500mila euro per entrare nella cordata, ma poi si è rivelata un’operazione chiusa. Gli imprenditori vogliono contare, noi vogliamo contare”, ha aggiunto il big della sanità privata. “Siamo circondati da vertici baresi, dal presidente dell’Autorità portuale a quello di Aeroporti di Puglia…Noi non siamo stati interpellati come Confindustria, è stato un ragionamento tra singoli”. Ma il presidente di Confindustria Bari-BAT Mario Aprile è stato un protagonista o anzi regista, in dialogo diretto coi possibili investitori oltre che promotore dell’iniziativa. “Sì, lui sì”, è stata la risposta laconica di Salatto. “Con Mescia ho buoni rapporti ma non è facile parlarci quando si tratta dei suoi affari personali. Ha agito da solo. Peraltro, io da presidente non posso tenermi i segreti, devo cercare di coinvolgere altri”. E’ chiaro che i Ladisa hanno costituito Puglia Sky perché ci sono molteplici interessi in ballo, non solo legati all’investimento nel comparto aeroportuale. “Immagino ci siano altri tavoli, nei quali non riusciamo mai ad entrare come Capitanata”, ha ammesso Salatto rispondendo a l’Attacco. Né ha fatto la differenza essere al momento presidente reggente di Confindustria Puglia: “No comment su questo…”. Una risposta tranchant che ha fatto ben comprendere quanto Salatto sia piccato per l’inutilità di tale postazione, visto che a decidere è sempre Bari. 

Il foggiano ha sottolineato quanto fatto nei primi otto mesi di mandato per tentare di ridurre l’ingente debitoria della territoriale foggiana, che ha debiti rilevanti con la propria costola Ance, l’associazione dei costruttori edili. 

“Un tempo ancora breve, in cui i risultati non possono che presentarsi in chiaroscuro. Sapevo che mi sarei scontrato con molte difficoltà, e di questo ho avuto contezza sin dall’inizio del mandato. Mi è bastata una settimana per comprendere che la situazione finanziaria dell’associazione era complessa e articolata, per usare un eufemismo. Allora, dopo il primo consiglio dei vicepresidenti, ho rivolto un appello a un versamento volontario di somme a fondo perduto. Grazie a questo gesto di responsabilità da parte di non pochi degli associati, siamo riusciti a fronteggiare le emergenze più urgenti”. 

Nessun dettaglio è stato fornito né sui numeri della debitoria né sui “volenterosi”. “Il buco c’è, ma la nave galleggia e cammina, sia pur molto lentamente”, è stata la prima metafora adoperata rispetto allo stato dei conti di Confindustria Foggia. “Sono venuti meno 400 milioni di euro in questi ultimi anni, stando a quanto mi viene riferito dal direttore Barbone. “Stiamo cercando di realizzare un minimo di ristrutturazione finanziaria. Va detto che gli iscritti sono aumentati del 30% circa, tra cui molti giovani. Si è nuovamente iscritto, nei giorni scorsi, Armando de Girolamo di Lotras, un altro ritorno dopo quello di Gianni Rotice. Il presidente nazionale, purtroppo, ha raddoppiato il costo dell’iscrizione, non è bello da dire ma è così”. 

“La febbre si è abbassata, diciamo che da 38 gradi siamo ora a 37 e con qualche farmaco in più potremo arrivare a 36 gradi. L’azione di risanamento finanziario sta andando avanti, con una certa accelerazione”, ha aggiunto a l’Attacco. 

Come già detto più volte nei mesi scorsi su queste colonne, Salatto ha confermato l’impossibilità di interloquire proficuamente con la sindaca di Foggia Marida Episcopo. “Se continuerà a non parlare non credo che andremo d’accordo. Non è una questione personale, sia chiaro. Non so come si comportino gli altri sindaci, forse producono di più. Il rapporto con la sindaca non è negativo ma eravamo andati in Comune a parlarle tempo fa del progetto Confindustria relativo alla smart city e al 5G, per il quale il gruppo Bondi era pronto ad investire 20 milioni di euro a Foggia. Ci rimandò alla commissione consiliare competente, che doveva studiare tale progetto. Non ne abbiamo saputo più nulla. Io resto a disposizione a qualunque ora, mi dica quando è possibile parlare. Come Confindustria abbiamo il dovere di confrontarci con le istituzioni e rappresentiamo il tessuto economico di questa provincia, non parlo per me stesso”. 

Quella possibilità esiste ancora? “Il gruppo Bondi aveva chiesto una sola cosa: che il Comune mettesse il 5G tra le proprie priorità, non è stato fatto. Io sono sempre pronto a parlare con la sindaca, purchè non ci siano nuovi rimpalli tra gli uffici comunali”. 

Vicesindaco di Foggia ai tempi in cui portò il mito e poi premio Nobel Bob Dylan ad esibirsi nell’anfiteatro Mediterraneo, Salatto non nasconde la propria delusione per lo stato della città capoluogo. Il suo giudizio su quanto sia cambiata Foggia nei due anni di amministrazione Episcopo è netto: “La vedo peggiorata e molto, a cominciare dalla condizione delle strade. E non vedo abbastanza polizia municipale in giro”. 

Seduti ieri accanto a Salatto, oltre al direttore, due dei quattro vicepresidenti: Antonio Rotice (figlio di Lino) e Donatello Grassi. 

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