Diciotto febbraio 2026. Mercoledì delle Ceneri. Ore 10:00. Il sole illumina la stazione di Foggia, attraversata da un vento fresco che soffia tra i binari e le aree dismesse.
È da qui che questa mattina l’Attacco ha percorso, insieme al capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale Claudio Amorese, i luoghi simbolo di una vicenda che negli ultimi tempi ha cambiato più volte direzione: il protocollo d’intesa per la rigenerazione urbana, il ritiro dell’Asl, la vendita dell’ex Ariston da parte di FS Sistemi Urbani all’Università.
Davanti alla facciata chiusa dell’ex cinema, nel cuore del quartiere Ferrovia, Amorese scuote il capo. “Il Comune aveva promosso un protocollo d’intesa senza un indirizzo del Consiglio comunale. L’ex Ariston è un’occasione persa per il Comune, non per la città. L’Ateneo darà slancio a quest’area”.
La trattativa, da circa 550mila euro, è ormai definita. L’amministratore delegato di FS Sistemi Urbani ha chiarito che la manifestazione d’interesse dell’Ateneo è arrivata prima di quella del Comune. Pochi passi e si entra nell’area ex squadra rialzo. Capannoni e silenzio. “Qui nel 2019 immaginammo servizi e nodo intermodale. Gli spazi sono enormi e in abbandono. Riqualificarli darebbe slancio alla città”, ricorda.
Alle spalle della stazione indica il lato Villaggio Artigiani. “Il secondo fronte ridurrebbe traffico e inquinamento e cambierebbe la mobilità per Diaz e Martucci. È ancora il nostro obiettivo”. Il protocollo 2024, promosso dall’amministrazione di Marida Episcopo con Regione, Asl e Rete Ferroviaria Italiana, si è fermato con il passo indietro dell’Asl.
“Oggi il problema è l’affidabilità del Comune”, conclude Amorese. FS va avanti con le proprie strategie. Foggia, invece, deve decidere in fretta quale città vuole diventare.
Domani su l’Attacco il reportage completo.
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