Non era scontato che oltre 300 persone (più di 1.000 secondo fonti del Comune, ndr) scendessero in piazza per manifestare il proprio desiderio di pace. A Cerignola, così come
anche a Manfredonia, ieri sera la popolazione ha risposto presente: oltre a sfidare il freddo, il timore per il Covid (che è sempre dietro l’angolo), ha superato quel senso di apatia che aveva contraddistinto la comunità quando i fatti gravi accadevano a due passi dai cerignolani.
“Abbiamo risposto in poco tempo in maniera positiva alle sollecitazioni che ci arrivavano per una manifestazione di questo genere, in favore della pace – ha affermato a l’Attacco Rossella Bruno, assessora alla Cultura –. Le iniziative in questo periodo storico non sono solo simboliche, ma diventano sostanza: una voce da parte di chi, tutti noi, la comunità, è davvero inorridito di fronte a questo conflitto. Il fatto che anche i civili, gli innocenti vengano coinvolti ci fa gridare ancora di più ‘no’ alla guerra e la società civile lo fa in queste forme, che comunque sono delle testimonianze di spessore, così come è importante la macchina di sensibilizzazione che si è attivata per la raccolta di beni materiali da inviare nel Paese dell’est”.
Una piazza riempita soprattutto da giovani e famiglie, un segnale che anche i più piccoli stanno formando una propria visione che ripudia le brutture del conflitto. “È stata una presa di coscienza anche dei più giovani – ha confermato Rossella Bruno –. Molti bambini spontaneamente si sono avvicinati al microfono per dire il loro pensiero e questo è un aspetto che ci ha commosso profondamente. I più giovani vengono educati a questi valori sui banchi di scuola e quando manifestano concretamente ciò che hanno appreso è un motivo di orgoglio. Alcuni bambini e ragazzi avevano preparato dei messaggi già stampati, però sono stati tanti coloro che hanno espresso una loro riflessione in libertà, in maniera spontanea”.
“Uno dei bambini ci ha colpito particolarmente – ha aggiunto – perché ha detto: ‘Prima di leggere quello che ho scritto, voglio dire una cosa. Mio nonno e il mio bisnonno mi hanno detto che hanno partecipato alla Seconda Guerra Mondiale. Hanno raccontato tante cose brutte e non è possibile che ciò si debba verificare di nuovo ai nostri giorni’. Ha espresso questo pensiero con una genuinità tale che ci fa comprendere come questo avvenimento fa presa anche sui più piccoli. Tutti coloro che hanno partecipato hanno dimostrato di essere presenti non perché dovevano, ma perché volevano e hanno manifestato il loro dissenso alla guerra così come ci insegna la nostra Costituzione”.
Le bandiere arcobaleno della pace e quelle gialle e blu, casualmente gli stessi colori dell’Ucraina e di Cerignola, come cornice. In sottofondo tante canzoni che rimandano a tempi passati e che mai avremmo pensato potessero tornare così prepotentemente attuali: da John Lennon a Gianni Morandi, poi Piero Pelù, Jovanotti e Luciano Ligabue e ancora tante altre, infine anche l’inno ucraino. La presenza di tantissimi giovani, bambini che hanno animato con le loro riflessioni genuine la manifestazione.
Tutto questo ha riavvicinato la comunità cerignolana, che in una fredda serata di inizio marzo ha capito che può fare ancora la differenza, che esiste ancora una fiammella di speranza tanto per la fine della guerra che per una nuova presa di coscienza “locale”.
“Nelle manifestazioni è importante che si avverta la presenza di un territorio – ha spiegato a l’Attacco don Pasquale Cotugno, direttore della Caritas diocesana e tra i promotori del sit-in – per esprimere quelli che per noi sono i valori costitutivi sia del Vangelo che della Costituzione, ovvero dire il nostro ‘no’ alla guerra e promuovere gli ideali, i valori della pace e soprattutto la non-violenza, oltre a riaffermare la contrarietà ogni intervento armato. Noi pensiamo che ogni conflitto si può risolvere con la mediazione e con il negoziato”.
Dunque, questo tipo di evento di piazza non è fine a sé stesso, non è una passerella inutile. “È importante stare in piazza perché si promuove la cultura della pace e della non-violenza – ha affermato don Pasquale Cotugno –. Siamo abituati a pensare che in ogni conflitto debba vincere il più forte, noi pensiamo invece assolutamente il contrario, ovvero che la forza della non-violenza, della mobilitazione popolare, della difesa collettiva non-violenta può cambiare le sorti di un Paese”.
In piazza Matteotti, di fronte al Teatro Mercadante, erano presenti anche una 40ina di ucraini, di persone che ormai si sono integrate nella società cerignolana. Non ha voluto far mancare la sua presenza anche padre Oleg Grygorets, sacerdote della Chiesa greco-cattolica di Foggia. “In Ucraina la situazione è terribile – ha raccontato a l’Attacco –. I nemici vogliono prendere la nostra patria senza democrazia e combattono senza umanità, ormai la guerra dura già da sei giorni, hanno portato avanti delle battaglie molto forti, noi però dobbiamo ricordare che siamo in guerra da circa otto anni, da quando la Russia ha occupato la Crimea e il Donbass, ora invece vuole conquistare tutta l'Ucraina. Per fortuna abbiamo una resistenza eroica, stiamo rispondendo con grande motivazione perché il nostro Paese vuole entrare nell’Unione Europea”.
Padre Oleg, dunque, ha esternato quello che è il sentimento di gran parte degli ucraini, quello di vivere in maniera più democratica. “Nessuno si aspettava un attacco così massiccio da parte della Russia – ha aggiunto –: in quest’occasione i nemici stanno compiendo delle azioni contro l'umanità e contro la pace. A volte mi mancano le parole perché il mio cuore è molto triste”.
Una forte volontà, dunque, velata da un senso di malinconia. Ma c’è la determinazione e la speranza che il conflitto possa terminare nel più breve tempo possibile. “Noi vogliamo che il combattimento finisca quanto prima – ha confermato padre Oleg –, ma purtroppo non so quando ciò posso accadere. Noi vogliamo vincere, ma vogliamo vincere per portare la pace e questo è un aspetto vincente. Prego per tutti e chiedo agli italiani di pregare per la pace in Ucraina e per la pace in tutto il mondo”.
“Abbiamo ribadito con forza e convinzione il nostro pieno appoggio al popolo ucraino con un momento di riflessione collettivo e con colori e musica, perché il bisogno di pace dev’essere comunicato in ogni modo. Ringrazio le associazioni sportive, quelle culturali e di volontariato, le scuole, i centri educativi per la grande mobilitazione a sostegno della pace”. Così il Sindaco di Cerignola Francesco Bonito ha commentato la manifestazione “Diamo una possibilità alla Pace”, organizzata in stretta sinergia con la Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano.
Durante il sit-in in piazza Matteotti, è intervenuto in quella che è la sua prima apparizione pubblica l’amministratore apostolico della diocesi, mons. Francesco Cacucci: “Shalom non è soltanto assenza di guerra, ma armonia tra gli uomini e armonia nel Creato – ha spiegato –. Accogliamo la pace come dono di Dio e se la raccoglieremo sapremo comunicarla misteriosamente a tutti”.
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