Padre Franco Moscone continua a guidare per mano la comunità. Il freddo non scoraggia i manifestanti in piazza del Popolo

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Il messaggio che è emerso martedì sera, in piazza del Popolo a Manfredonia, è di una forza che non ha paragoni. Nemmeno i mezzi bellici possono intaccarla, tutt’al più la rafforzano:

sentirsi parte di una sola comunità, che non ha colori e non ha confini geografici.

Padre Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, ha preso per la mano la comunità sipontina. L’accompagna nel suo percorso di rinascita. Non la sopravanza, piuttosto fa un passo di lato. Come è stato nella fredda serata di “In piedi, costruttori della pace”. Il clima rigido non ha minimamente scalfito il proposito di circa 300 persone: radunarsi in piazza e manifestare il proprio diniego ad ogni guerra, sentendosi parte di una unica comunità.

Come ha detto Massimiliano Arena, direttore della Pastorale sociale e fautore dell’iniziativa, si è creata una comunità civile e religiosa. La piazza è stata scelta perché, a differenza di un luogo sacro, permette la partecipazione di tutti, a prescindere dalle convinzioni religiose.

Dalla balconata di Palazzo San Domenico, pendeva una bandiera giallo e blu dell’Ucraina. E’ stata fatta a mano da alcuni ucraini che vivono a Manfredonia e consegnata all’Amministrazione comunale.
In piazza c’era il vicesindaco, Giuseppe Basta, insieme ad alcuni assessori e consiglieri comunali. C’erano anche membri di partiti dell’opposizione consiliare, mancava però il primo cittadino Gianni Rotice costretto a casa per quarantena. Ha comunque fatto sentire telefonicamente la sua voce, dopo le parole di Basta.

“Stiamo assistendo a scene che sembrano surreali, con civili che imbracciano le armi, padri che devono lasciare le proprie famiglie per andare in guerra. Non è accettabile che succeda questo nel 2022 – ha detto il vicesindaco -, perché significa che non abbiamo imparato nulla dalla storia. Invece è proprio la storia a darci un unico e grande insegnamento: quando c’è una guerra non esistono vinti e vincitori, ma solo vinti.
Lo ha ribadito padre Franco Moscone, osservando che “l’unica guerra vinta che la storia riconosce è quella mai iniziata, mai proclamata, mai combattuta. E l’unico modo per vincere la guerra è nel far cessare l’alimento che la nutre: le armi. È il pensiero armato, perché si parte prima con l’arma del pensiero sbagliato e si arriva ai gesti di morte”.

“La migliore politica, che manca in questo momento, è quella che dichiara la pace e disarma le mani e i cuori”, ha detto il presule sipontino riprendendo i concetti espressi da Papa Francesco nell’enciclica ‘Fratelli tutti’.

“Di queste guerra ce ne sono tante in giro per il mondo e i colpevoli siamo anche noi occidentali. Usciamo dall’ipocrisia: le armi siamo noi stessi a costruirle, come molte di quelle che stanno distruggendo ora l’Ucraina. Uscendo dall’ipocrisia – ha invitato Moscone -, risponderemmo ai veri bisogni dell’umanità e faremmo la nostra parte per far tacere la guerra e ridare voce all’unica parola che vince: pace. Questa sera (martedì 1 marzo scorso, ndr) la nostra città, da questo angolo e golfo garganico, dice basta con la guerra e sì alla pace. Che nasce da mani vuote e pulite, senza armi”.

Puliti come i bambini delle rappresentative del Manfredonia Calcio, che non è mancato all’appuntamento serale in piazza. Le scuole di ogni ordine e grado, attraverso i loro insegnanti, hanno ricevuto un video e hanno partecipato, anche senza presenziare, discutendo in classe, facendo domande, preparando e inviando elaborati. A nome di tutti, ha preso la parola il rappresentante d’istituto dell’IISS ‘G. Toniolo’ e ha letto un testo di Primo Levi “sperando che possa esprimere quello che pensiamo, dal momento che queste poche parole valgono più di mille”, concludendo con un incitamento in lingua ucraina che lo ha lungamente applaudito. Non era uno slogan buttato lì per caso, bensì ha detto “Slava Ukraini!”, saluto che divenne popolare durante la guerra d’indipendenza combattuta tra il 1917 e il 1920. Fu severamente vietato nell’ex URSS, anche per questo è stato ripreso più recentemente e utilizzato dai manifestanti che solidarizzano in tutto il mondo con la popolazione ucraina.

A Manfredonia, a parlare a nome della comunità ucraina, c’è Oksana Kosmynka. “La nostra terra sta sanguinando. Sta lacrimando – come ha iniziato lei stessa a fare senza accorgersene -. Abbiamo bombe sulla testa. Carri armati che passano sulla nostra terra. I nostri bambini, purtroppo, devono nascere nella metropolitana. I malati non posso ricevere cure, né nulla di nulla. Abbiamo trovato accoglienza dagli altri Paesi. Ringraziamo tutti per la vicinanza che ci state mostrando. Speriamo che il mondo ci aiuti a ritornare a casa nostra, per riabbracciare le nostre famiglie”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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