E’ stato definito un “percorso di legalità all’inverso”, quello che a partire dal 2018 l’attuale amministrazione di Monte Sant’Angelo a guida del Sindaco Pierpaolo D’Arienzo ha avviato nel centro garganico a partire dallo scatto della società civile contro la mafia, in sinergia con le scuole, le agenzie educative e le realtà parrocchiali del territorio, e dopo la buia parentesi dello scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose.
A inquadrarlo in questi termini e a raccontare, tra gli altri, la genesi che ha portato all’istituzione ufficiale del Tavolo permanente della Legalità, approvato infine, nel 2021, dal Comune di Monte Sant’Angelo come strumento istituzionale di antimafia sociale e di lotta alla criminalità organizzata, è stato il presidente del consiglio comunale, Giovanni Vergura, nell’incontro svoltosi ieri (all’indomani della 27esima giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia) nell’Audiotorium “Peppino Prencipe” della città dell’angelo, dal titolo “Monte Sant’Angelo comunità organizzata”.
L’iniziativa, promossa da Avviso Pubblico, di cui D’Arienzo è referente regionale, e da Libera contro le Mafie, ha annoverato una sala piena di piccoli studenti delle scuole elementari del territorio coinvolti in questo processo di legalità, e la presenza, inoltre, di Daniela Marcone e Federica Bianchi (rispettivamente vice-presidente nazionale e co-referente pugliese di Libera); di Michele Abbaticchio, Sindaco di Bitonto e vice-presidente nazionale di Avviso Pubblico; del vicario della Prefettura di Foggia, Salvatore Caccamo; di padre Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo.
Una mattinata in cui sono state illustrate le tappe percorse in questi quattro anni dal Tavolo permanente della Legalità, con incontri di dibattito e approfondimento sui temi dell’antimafia sociale cui hanno preso parte, di volta in volta, nomi come Maria Falcone (sorella di Giovanni), Pietro Grasso (ex magistrato ed ex presidente del Senato), lo stesso governatore regionale Michele Emiliano.
Un tracciato che ha visto le scuole primarie del territorio protagoniste: sono stati, infatti, mostrati i lavori a tema (anche sulla piaga del caporalato) degli istituti “Giovanni XXIII”; “Amicarelli-Tancredi”; “Giordani”. Un percorso, di più, che porterà, il 2 giugno, alla consegna della Carta costituzionale (“la prima legge antimafia” per lo stesso Grasso) a tutti i 18enni che si accingono a congedarsi dal ciclo d’istruzione secondaria.
La Carta dell’impegno per la legalità, invece, con le azioni quotidiane da intraprendere nel solco della lotta alla mafia, è il documento redatto dalle scolaresche del territorio ed adottato dal Comune di Monte Sant’Angelo, che lo ha distribuito in tutti gli istituti scolastici municipali.
Una maratona scolastica legalitaria che sarà in rete sui canali istituzionali dell’amministrazione e che si avvale anche di un progetto Garanzia Giovani coadiuvato dall’associazione Bantù e coordinato dagli assessorati all’Istruzione e al Welfare.
E’ stato il primo, durante la mattinata di ieri, ad introdurre la polemica nei confronti delle politiche scolastiche statali e regionali in tema di antimafia: Michele Abbaticchio, Sindaco di Bitonto (nonché numero 2 nazionale di Avviso Pubblico, movimento, nato nel 1996, di amministratori ed enti locali che si impegnano a promuovere la cultura della legalità e che è arrivato a contare oltre 500 rappresentanti in tutta Italia).
“Non c’è la volontà di invertire la rotta in un momento in cui le organizzazioni criminali anche in Puglia si sono professionalizzate sul sistema degli appalti truccati - ha sottolineato Abbaticchio durante l’incontro a Monte Sant’Angelo, ribadendolo poi a l’Attacco -. Basti vedere il numero di consigli comunali sciolti per mafia sul territorio pugliese in questi ultimi due anni. Le mafie si sono professionalizzate in una sub-cultura del sociale - ha evidenziato il Sindaco di Bitonto - approfittando anche delle difficoltà economiche che la pandemia ha portato a molte persone. E’ grave che dalla Pubblica istruzione non sia contemplata nelle scuole una materia ad hoc sulla memoria delle vittime innocenti di mafia. Molti ragazzi, così, non sanno chi siano, per esempio, Francesco Marcone, il Sindaco pescatore Angelo Vassallo, Peppino Impastato, o perché essi siano morti. I nostri ragazzi, inoltre, non riescono a capire (perché non gli viene spiegato tra i banchi di scuola) che acquistare un po’ di marijuana significa elargire soldi allo spaccio di droga e pagare pistole e proiettili che poi portano i morti sulle nostre strade. Non sanno tanto, troppo di questi temi. Come si può pensare di contrastare il fenomeno mafioso se poi si rinuncia ad insegnare alle nuove generazioni il motivo per il quale debbano schierarsi dalla parte della legalità? E’ inammissibile - conclude Abbaticchio - che queste materie siano lasciate agli interessi personali dei ragazzi, al cinema o alla letteratura consultata per hobby, marginalizzandole, invece, dai percorsi di formazione e istruzione obbligatori previsti dal nostro ordinamento”.
Un’altra riflessione molto forte sul nostro territorio, sempre in materia di vittime innocenti di mafia, è stata effettuata da padre Franco Moscone, il quale in questi mesi ha effettuato uno studio approfondito sul tema, riscontrando, cosa che lo ha stupito, che nella lista pugliese dei morti ammazzati per mano della criminalità organizzata ci sono molti nomi di donne e bambini. “Appena mi sono insediato in questa arcidiocesi - ha evidenziato l’arcivescovo di Manfredonia-San Giovanni Rotondo-Vieste - ho avvertito che questa terra registri la stessa fenomenologia criminale dei luoghi in cui ho operato prima di venire qui: e cioè il sud America”.
Poi padre Moscone ha ribadito l’importanza del ruolo delle scuole nei percorsi di legalità e il suo forte impegno a che l’istituzione religiosa diventi sempre di più un’agenzia educativa di antimafia sociale, specie sul nostro territorio, parlando, inoltre, agli studenti della differenza tra la legge della Mafia, che contempla nel suo ordine “naturale” omicidi e fenomeni delittuosi che rinnegano il valore della vita, in contrapposizione, invece, alle leggi dello Stato, votate al rispetto del bene comune. “Dovete stare da questa parte”, ha concluso.
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