Nuove forme di sepoltura, tra religione e laicità. Come diventare un albero dopo la morte

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Molti stanno trovando interessante e alternativa, considerandola “viva”, la proposta dell’azienda Capsula Mundi, che associa il defunto ad un albero: “Si tratta di una proposta culturale, un progetto ampio, che propone un diverso approccio al tema della morte”. Ma si può parlare di una nuova forma di sepoltura? Tanti i quesiti, che vanno dalla religiosità alla laicità. E tanto vale, per il cimitero che è il luogo della memoria, simbolo e aspetto insito nel culto cristiano dei defunti. In vista anche del 2 novembre, l’Attacco ha chiesto l’autorevole parere del professore sanseverese, Michele Campanozzi, laurea in Teologia, Filosofia e Psicologia Clinica, ha tenuto lezioni e corsi di psicologia clinica e di etica presso varie Università (Roma-La Sapienza, Ancona, San Pio V, Foggia). È Direttore scientifico emerito del laboratorio di Biopsicocibernetica di Bologna e Medaglia d’Argento per la Cultura Italiana.

“Il tema della sepoltura dei nostri cari lungo il corso dei secoli e presso tutte le culture è stato un argomento che si è sempre prestato all’attenzione di tutti. Oggi, purtroppo, si va quasi perdendo il senso della sacralità della morte, ma non è accaduto sempre così nella storia. In passato sono state elevate costruzioni anche gigantesche per ricordare la memoria dei defunti (piramidi e mausolei). Generalmente le pratiche seguite per la sepoltura presso la quasi totalità dei popoli erano: l’inumazione; la cremazione; la tumulazione; gli ipogei”.

Diverse le modalità con cui venivano eseguite le pratiche funerarie.
“In Grecia nel XII secolo a. C. sono attestati casi di sepolture di adulti nelle immediate vicinanze di strutture abitative, ma anche di infanti e bambini, talora inumati al di sotto dei pavimenti delle stesse case e deposti in anfore o pithoi (enchytrismòs). Presso i Romani non esistevano cimiteri come i nostri, che sono posteriori al periodo napoleonico, ma seppellivano i loro morti dove volevano: bastava possedere solo un po' di terreno e qui erigere tombe a pozzo, spesso in posizione fetale, o grandi monumenti (megaliti: dolmen, menhir)”.

Campanozzi, continua nell’excursus dettagliato: “I cristiani, prima del V secolo, avevano le catacombe, poi a queste seguirono le inumazioni o tumulazioni vicino alle Chiese o all’interno delle stesse (duomi, santuari, cripte). Si racconta che alcuni monaci certosini venivano inumati sotto un albero, presso il quale di giorno si recavano i confratelli superstiti per dialogare con quello estinto”.

E oggi? “Per quanto riguarda l’Italia solo il 17% della popolazione sceglie oggi la cremazione dei cadaveri; il restante 83% opta per la sepoltura tradizionale – ha ripreso Campanozzi -. Attualmente il mercato funerario sta volgendo il proprio sguardo verso nuove frontiere di sepoltura, underground come sempre, ma questa volta ecologiche”.

Tra gli ultimi originali progetti che sposano l’ecosostenibilità c’è quello di ‘Capsula Mundi’, un’azienda italiana che consente di seppellire il defunto non in bare di legno ‘senza vita’ lastricate di zinco o piombo, ma in contenitori biodegradabili a forma d’uovo, spazi che sembrano rievocare l’habitat dell’utero materno. Sono una specie di ‘grembi’ ovoidali realizzati con un materiale a base di amido, bambù o vimini, dove la salma viene sistemata in posizione fetale (o al suo posto un’urna con le ceneri) insieme ai semi di un albero, per poi essere seppellita in un luogo che segnerà la memoria del defunto. Lo scopo è di far crescere l’albero nutrendolo ‘anche’ con i resti del caro estinto. La tipologia di albero è scelto da ognuno in vita.

A presentare il progetto sono stati due designer italiani Anna Citelli e Raoul Bretzel nel 2003 al Salone del Mobile di Milano. Il cimitero verrebbe così ad assumere una nuova veste: non più loculi o lapidi tetre in marmo e pietra, ma alberi vivi e vegeti, ognuno dei quali a fronde alte rievocherà la memoria di ogni defunto.

Il principio guida è: ‘Piantiamo un albero per ciascuno di noi e i cimiteri diventeranno boschi sacri’. L’idea è quella di collegare un account digitale al sistema di riconoscimento, al quale affidare una sorta di ‘memoria virtuale’ del defunto. Gli amici e i parenti si recheranno all'albero, peraltro portatore di ossigeno, identificato attraverso un sistema GPS, e potranno prendersene cura, diventando anche un’eredità per chi verrà dopo e per il futuro del nostro Pianeta – ha concluso - L’iniziativa è già in atto in Regno Unito, Canada, Australia. Questo metodo oltretutto si presenterebbe anche più economico rispetto a quelli tradizionali, visti i costi attuali degli stessi”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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