In mattinata, presso l’Aula Magna Giovanni Cipriani del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Foggia, nell'ambito della manifestazione "La città che vorrei", si è tenuto un convegno dal titolo Cives e crimen in Capitanata tra rete, reti e libertà.
Vi hanno partecipato il professore dell’Università di Salerno Marcello Ravveduto, che ha parlato dei confini tra libertà di espressione e potenzialità criminali, la professoressa dell’Università di Bari Marina Castellaneta, che ha parlato di società civile e istituzioni nel contrasto alla criminalità organizzata, e Francesco Giannella, coordinatore Dia di Bari. A moderare il dibattito ci ha pensato la professoressa dell’Università di Foggia Angela Procaccino.
“I social media saranno le fonti degli storici tra 50 anni - ha esordito Ravveduto -. Attraverso di loro, gli storici studieranno il passaggio delle mafie nel 21esimo secolo”, ha spiegato.
“Le mafie si organizzano e si adattano alla sfera digitale, al sistema dei media”, ha fatto sapere il docente.
“In passato, la mafia veniva raccontata solo da scrittori, giornalisti e magistrati”, ha chiosato. “Oggi, invece, si racconta da sola, attraverso i social media”.
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