San Marco in Lamis, protesta silenziosa: allenamenti con sciarpe e cappotti, nuovo Centro Anziani resta chiuso

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Non è solo una questione di freddo, ma di dignità e rispetto per la cittadinanza attiva. Da settimane, l'Associazione Auser di San Marco in Lamis porta avanti una protesta silenziosa ma visibile, che fotografa un paradosso tutto italiano: quello di una struttura pubblica nuova, pronta e ristrutturata, che resta chiusa a marcire mentre il tessuto sociale del territorio è costretto ai margini.

Allenarsi "al gelo": la sfida delle socie.
Le immagini che arrivano dalle attività quotidiane del sodalizio parlano chiaro. In una palestra concessa dal Comune (quella della Scuola "De Carolis"), definire le temperature "rigide" è un eufemismo. Eppure, le socie dell’Auser – associazione radicata nel territorio da trent'anni – non si arrendono: fanno ginnastica indossando cappotti, pellicce, sciarpe e calzettoni. Una resistenza fisica che sfida chi, nei fatti, sembra voler spingere l’associazione verso l’uscita. Ma l’Auser non si ferma e rilancia la battaglia per la gestione della palestra del Centro Sociale Anziani, ultimata da ben due anni con fondi pubblici e mai consegnata alla comunità.

Il bersaglio della protesta: burocrazia e Piano Sociale di Zona.
I soci dell'Auser chiariscono immediatamente il perimetro della polemica: il dito non è puntato contro il sindaco Michele Merla, ritenuto da sempre vicino alle istanze dell’associazione. La critica è rivolta a quella macchina amministrativa e a quel settore del Piano Sociale di Zona (che coinvolge i comuni di San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo, Rignano Garganico e San Nicandro Garganico) colpevole di un immobilismo ingiustificabile.

"Non è possibile non sapere chi debba redigere un bando, che si attende invano da due anni. Chiediamo che chi non è in grado di gestire un semplice affidamento faccia un passo indietro e torni a casa", riferiscono dall'associazione.

Le richieste: trasparenza e confronto.
L’Auser lamenta un vuoto di interlocuzione che genera smarrimento. 

Le richieste del sodalizio sono chiare e dirette: 
gestione provvisoria: l’affidamento immediato, anche temporaneo, della nuova palestra per evitarne il deperimento (tra l'altro è ancora in piedi una convenzione tra il Comune e l'associazione, mai ritirata);
bando pubblico: l’avvio di una procedura trasparente: "chi ha le carte in regola, gestirà";
responsabilità politica: un appello al presidente del Piano di Zona, Vincenzo Villani, e ai sindaci e delegati del comprensorio affinché rompano il silenzio.

Una struttura "morta" è un danno erariale e sociale.
Lasciare una struttura pubblica ristrutturata solatia e inutilizzata non è solo un peccato, è un fallimento amministrativo. I fondi pubblici spesi per il Centro Anziani rischiano di essere vanificati dal tempo e dall'incuria. Una struttura che non eroga servizi è una struttura moribonda, che tradisce le finalità sociali e culturali per cui è nata.

La protesta dell'Auser, che ha interessato anche il Prefetto di Foggia, non si fermerà finché non ci sarà un incontro chiarificatore con l'Amministrazione e con il Piano Sociale di Zona. Nel frattempo, tra un esercizio e l'altro, le socie continueranno a scaldarsi con la forza della loro determinazione, in attesa che la politica locale si decida finalmente a "togliere il cappotto" e a mettersi al lavoro.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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