Promuovere una rete di servizi reali per madri vulnerabili e i loro bambini, valorizzando l’expertise professionale per contrastare la violenza e la povertà educativa. È questo il cuore del convegno conclusivo del progetto “PRIN PNRR 2022 Phoenix. A new kind of rebirth for women and children living in conditions of marginalization”, che si è svolto ieri presso l’Aula Magna Giovanni Cipriani del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Foggia. La giornata ha rappresentato il momento di restituzione finale di un articolato percorso di ricerca-azione guidato dall’Università di Foggia, con la professoressa Anna Grazia Lopez nel ruolo di Principal Investigator, in collaborazione con l’Università degli Studi Roma Tre e l’Università degli Studi di Firenze. Un lavoro condiviso che ha messo al centro politiche di genere e infanzia, prevenzione della violenza, pari opportunità e contrasto alla povertà educativa, attraverso pratiche di co-progettazione partecipata e interventi concreti nei territori. Il progetto Phoenix ha coinvolto donne madri in condizioni di forte marginalità, puntando alla costruzione di percorsi di accompagnamento alla genitorialità responsiva e al reinserimento sociale e lavorativo. Le diverse unità di ricerca hanno operato in contesti specifici: l’Università Roma Tre ha lavorato in ambito penitenziario, l’Università di Firenze con donne migranti, mentre l’ateneo foggiano ha sviluppato azioni rivolte a donne vittime di violenza che hanno intrapreso percorsi di fuoriuscita dal maltrattamento, in dialogo costante con i servizi sociali e le realtà associative locali. Nel corso del convegno, articolato in sessioni di lavoro e momenti di confronto, i risultati scientifici sono stati messi in dialogo con l’esperienza degli attori istituzionali e del terzo settore, a partire dai centri antiviolenza e dai servizi territoriali. Un confronto arricchito dalla presenza di studiose e professioniste di rilievo nazionale come Rossella Ghigi, Monica D’Ascenzo, Paola Milani e Azzurra Rinaldi, che hanno offerto letture sociologiche, economiche, educative e comunicative sulle disuguaglianze di genere e sulle politiche di sostegno alla genitorialità, sottolineando il nesso tra ricerca, formazione e intervento pubblico. A sottolineare il senso del lavoro svolto è stata la professoressa Anna Grazia Lopez, che ha parlato a l’Attacco.
“Abbiamo cercato di coinvolgere innanzitutto le donne madri che vivono in contesti di marginalità estrema. Il progetto, infatti, si è rivolto a donne detenute per quanto riguarda la ricerca condotta dall’Università Roma Tre, in collaborazione con l’Università di Foggia; a donne immigrate per la ricerca, invece, portata avanti dall’Università di Firenze; e noi, infine, che siamo l’ateneo capofila, abbiamo lavorato con le donne vittime di violenza, che hanno chiesto di fare un percorso di fuoriuscita denunciando il maltrattante. Sicuramente nel futuro prossimo si cercherà di rafforzare la rete, che noi abbiamo cercato di coinvolgere in ogni nostra azione. E devo dire che, per quanto riguarda l’Università di Foggia, i centri antiviolenza sono stati un partner importante. Le coordinatrici sono state fondamentali, così come le operatrici. Quindi, lavoreremo sulla rete e, chiaramente, sul reinserimento sociale e lavorativo delle donne”.
L’evento, aperto alla comunità accademica, agli operatori del settore, alla stampa e alla cittadinanza, ha voluto ribadire la funzione pubblica dell’università e il valore di una ricerca capace di incidere sui contesti reali. Il comitato scientifico, composto da Anna Grazia Lopez, Barbara De Serio, Manuela Ladogana, Alessandra Altamura, Angelica Disalvo, Stella Rita Emmanuele e Angelica Padalino, ha accompagnato l’intero percorso progettuale, garantendo coerenza metodologica e attenzione agli esiti educativi e sociali. Il convegno ha confermato l’impegno pluriennale dell’Università di Foggia nella promozione dei diritti delle donne e dell’infanzia, ribadendo il valore di una ricerca che non resta confinata all’ambito accademico, ma si traduce in strumenti di cambiamento sociale concreto, costruiti insieme ai territori e alle persone coinvolte. In questa prospettiva, Phoenix si configura come un modello replicabile di intervento integrato, fondato sull’ascolto, sulla responsabilità condivisa e sulla costruzione di alleanze educative durature. Un’esperienza che apre scenari futuri di collaborazione tra università, istituzioni e società civile.
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