Un progetto che persegue finalità tecnico-culturali e di cittadinanza attiva. È il senso dell’iniziativa, ideata e promossa dall’associazione Area Nuova, intitolata “AREA 2030: I Leader a Confronto con gli Studenti”, che ha aperto i battenti ieri con il primo evento dal titolo “Calenda on Campus”, che visto ospite il leader di Azione presso la Sala Rosa del Palazzetto dell’Arte “Andrea Pazienza” di Foggia. Il format ha previsto un’interlocuzione diretta basata su una sessione di Q&A (Question & Answer), durante la quale gli studenti hanno sottoposto quesiti tecnici e riflessioni sui temi dello sviluppo industriale, delle politiche giovanili e delle prospettive occupazionali nel Mezzogiorno. Prima del confronto con gli studenti, Calenda si è sottoposto ai giornalisti in un punto stampa che ha trattato diversi temi: dalla questione energetica a quella politica, restando all’interno dei confini. “Questa è la 32ª o 33ª università in cui vengo. È un incontro che prevede un formato abbastanza semplice: rispondere alle domande. Quello che faremo qui non ha nulla a che fare col partito del quale sono segretario, ma ha molto a che fare con quello che i ragazzi chiedono – ha spiegato Calenda –. Per esperienza, chiedono cose molto diverse da quelle che uno si aspetterebbe in termini politici. Chiedono di energia nucleare, sono molto pro-nuclearisti, ci chiedono tantissimo della situazione internazionale, sono ovviamente molto preoccupati dell’Europa e hanno normalmente un grande sentimento europeista. In questo sono più avanti rispetto al resto del paese”. In prima battuta, il tema approfondito è stato quello riguardante lo stabilimento Stellantis di Melfi. “Sono l’unico che ne parla, da esattamente quattro anni e mezzo. Siamo l'unico paese in Europa che non ha un piano sull’automotive. È come se non ce ne importasse nulla. Non dobbiamo inventarci molto. Guardate quello che ha fatto la Spagna, che oggi produce 2.400.000 veicoli contro i 340.000 italiani dell’anno scorso. L’ha fatto tagliando il costo dell’energia per l'automotive e incentivando gli investimenti con un piano che è identico a quello di Industria 4.0 – ha affermato –. Come diceva il vecchio senatore Agnelli ai suoi dirigenti che andarono a vedere la vecchia Ford, “copiate, non vi inventate niente”. Ecco, una delle cose fondamentali sarebbe copiare dalle cose che funzionano, ma non lo si fa mai”. In seguito, il passaggio è stato sull’annosa questione dell’Ilva di Taranto.
“La quadra l’avevamo trovata, avevamo venduto l’impianto al più grande produttore mondiale di acciaio. Si è deciso, poi, per compiacere all’epoca Barbara Lezzi, di togliere lo scudo penale, che poi è stato reinserito, dando la possibilità a Mittal di sganciarsi da un contratto blindato. Dopodiché ci si è fatto una società insieme. Ricordate Giuseppe Conte che diceva “farò la madre di tutte le cause”, non solo non gli ha fatto causa, ma è entrato addirittura in società con Mittal. Io all’epoca dissi “è una cosa folle”, perché o gli fai rispettare un accordo, che era molto vincolato sul personale, sugli investimenti, o una volta che lo fai saltare, a quel punto l’Ilva è chiusa. Io dissi “L’Ilva è chiusa, bisogna vedere quanti miliardi ci mettiamo dentro”. Ed è questa la situazione in cui siamo, perché l’Ilva non la vuole aperta nessuno. Non la vuole aperta il Comune di Taranto, non la vuole aperta la Magistratura, non la vuole aperta la Regione, non la vogliono aperta neanche i sindacati. Questa è la realtà, stanno solo facendo il gioco del cerino e noi perderemo il più grande impianto manifatturiero del Sud Italia”.
Il leader di Azione si è detto poi favorevole alle centrali a carbone, per le quali la Puglia sarebbe interessata a Brindisi. “Oggi Germania e Polonia producono a carbone con centrali molto più inquinanti. Il risultato, però, è che hanno energia ad un prezzo più basso. Dobbiamo decidere cosa vogliamo diventare. Possiamo scegliere di abbandonare completamente la manifattura, e questo dipende in larghissima parte dal costo dell’energia, e diventare un paese solo per turisti. Oppure, possiamo scegliere, come io auspico, di rimanere un paese manifatturiero. Per fare ciò dobbiamo lavorare sul costo dell’energia, vedendo cosa fanno gli altri”.
Infine, una critica rivolta al presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che Calenda ha appoggiato durante la campagna elettorale, ma per il quale il sostegno pare essersi arenato. “Non l’ho più sentito. Ho provato a chiamarlo qualche tempo fa perché mi avrebbe fatto piacere presentare il mio libro con lui, ma non ha risposto – ha concluso –. È una caratteristica, secondo me, abbastanza comune nei governatori della Regione. Sono molto educati quando devono essere supportati, mentre diventano un pochino più maleducati quando poi sono eletti”.
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