“Non posso vedere mio figlio di 4 anni perché sono stato accusato di averlo minacciato di morte”, a parlare è Mario (nome di fantasia
per tutelare la sua privacy), un professionista di Capitanata che da qualche mese sta affrontando il calvario della separazione dalla moglie e che ha deciso di raccontare all’opinione pubblica, tramite le colonne de l’Attacco, un fenomeno sociale che si manifesta con sempre maggiore frequenza.
“Essere un padre separato – spiega Mario - significa assumersi una marea di responsabilità che la legge impone e soprattutto nasce un obbligo morale nei confronti dei figli, nella speranza che essi non debbano pagare le conseguenze di tali scelte. Un genitore, sia esso madre o padre, ha sempre come obiettivo il bene primario dei figli e se decide di rompere una relazione malata, la scelta è sempre frutto di un percorso interiore maturato nel tempo. Ho deciso di parlare a l’Attacco per porre l'attenzione nei confronti di un modus operandi di alcuni avvocati, compreso quello di mia moglie, che per puro narcisismo professionale possono mettere a repentaglio la salute psicologica dei genitori separati e soprattutto dei loro figli. I professionisti in questione giocano molto sul codice rosso, riempiendo di denunce e veti gli avversari dei loro assistiti. Nulla da obiettare se le accuse fossero fondate ma non trovo giusto mettere a repentaglio la salute psichica di un bambino di 4 anni che si trova privato della figura paterna in quanto il suo genitore viene accusato addirittura di averlo minacciato di morte. L'avvocato dovrebbe conoscere la deontologia professionale e dovrebbe conoscere le conseguenze psicologiche che i suoi veti e le sue imposizioni, prima che vi sia una sentenza o un ordinanza di un tribunale, comportano”.
Secondo la testimonianza dell’uomo ci sarebbe un gruppo di legali, noti nell’ambiente proprio per l’uso di questo genere di strategie da cui, indipendentemente dalla fondatezza o meno delle accuse, per gli uomini difficilmente riescono a difendersi. Mario proverà a farlo, in sede legale e sottoponendosi anche a perizie di specialisti per accertare la natura non violenta della sua indole.
“Oggi però un padre è stato denunciato per violenze in maniera falsa e soprattutto ingiusta, credo fermamente nel fatto che le donne e soprattutto i bambini non si tocchino ma come posso accettare queste imposizioni che limitano la mia libertà genitoriale? Nel frattempo si è giocato con la salute di mio figlio che dopo l'ordinanza non mi riconosce più e ha paura di me; sarà anche sottoposto a cure con professionisti per cercare di recuperare i danni. I bambini non devono pagare le colpe dei grandi e in particolare non devono essere privati delle figure genitoriali. Vorrei ricordare al professionista che la specializzazione e la bravura derivano non dalla quantità di denunce ma dalla qualità, la mera quantità serve solo ad aumentare il narcisismo professionale e a provocare i danni enormi a genitori e figli dei separandi. La separazione è pur sempre un fallimento personale al quale non si vorrebbe mai associare un fallimento genitoriale”, ha concluso l’uomo.
Ma quello di Mario non è un caso isolato, lo conferma a l’Attacco Sergio Turi, presidente fondatore dell’associazione Sei forte papà, con sede a Foggia che da 10 anni si occupa della tutela della bigenitorialità e dei minori.
“Purtroppo di queste storie ne sentiamo moltissime, guarda caso sono tutte uguali e cerchiamo di offrire un supporto alle persone che vivono questo problema. Ahinoi, siamo consapevoli delle strategie costruite a tavolino che alcuni avvocati usano per avere la meglio in queste situazioni, saltando completamente la fase della mediazione per giungere ad un giusto ed equo compromesso nella coppia che si separa, trascinando l’uomo in tribunale al solo scopo di fargliela pagare. Nella stragrande maggioranza dei casi sono i padri a subire le decisioni, considerato che le collocazioni dei figli sono quasi sempre in favore delle madri. L’abuso del codice rosso è un problema davvero serio, si parla di persone che in vent’anni di matrimonio non hanno avuto nessun problema e che all’improvviso, con il divorzio diventano pericolose. Tuttavia il Tribunale di Foggia si è mostrato più evoluto rispetto ad altri in alcune sue sentenze in materia”, ha spiegato Turi.
Ma non basta, sono numerose le denunce di violenza che poi si sono rivelate totalmente infondate. “Nel frattempo però ai padri viene limitata la possibilità di vedere i propri figli – ha evidenziato Turi -, entrano in una spirale di depressione, angoscia, privazione che in molti casi ha portato al suicidio. Per questo da tempo chiediamo a gran voce che venga istituito un organo di controllo in tribunale composto da esperti che si occupino solo di queste denunce, per accertarne la fondatezza in tempi brevissimi, anche per alleggerire il lavoro della Procura nelle fasi successive. Quando si scopre che la persona accusata di violenza è innocente sono passati anni, anni durante i quali si sono sgretolati i rapporti con i figli, ad esempio, e questo non è giusto”.
Qui soccorre l’associazione che mette a disposizione dei papà un equipe di mental coach, psicologi e avvocati matrimonialisti che assistono gli interessati. “Fondamentalmente però il consiglio più frequente che diamo è quello di non cadere in provocazioni, di non fare sbagli che potrebbero andare a peggiorare solo la situazione, in un momento di fragilità in cui il nervosismo potrebbe portare a fare passi falsi”, ha concluso il presidente dell’associazione.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).