In questi giorni, molti pensionati stanno vivendo la stessa scena: trovano nella cassetta della posta una lettera dell’INPS, la aprono, leggono poche righe generiche e scoprono che, per sapere davvero cosa l’Istituto vuole comunicare, devono “accedere ai documenti online” tramite SPID, carta d’identità elettronica, app IO o piattaforma SEND. Per chi ha dimestichezza con il digitale è un passaggio in più, fastidioso ma gestibile. Per una larga parte dei pensionati, invece, è una barriera vera e propria. Le decine di casi che arrivano da Manfredonia sono emblematici. Alcuni pensionati ricevono l’avviso: oggetto “Verifica importi aggiuntivi”, comunicazione a valore legale, con tanto di avvertenza che il contenuto “produrrà effetti giuridici anche senza la tua presa visione”. Per leggere il testo completo bisogna inquadrare un QR code, collegarsi al sito delle notifiche digitali, autenticarsi con SPID o CIE, oppure recarsi presso un punto di ritiro SEND o un CAF convenzionato per farsi stampare la comunicazione, pagando. Solo dopo un percorso a ostacoli, pochi giorni fa, uno dei casi di cui è venuto a conoscenza l’Attacco ha scoperto che la pensione è già stata ridotta da ottobre 2025, per il recupero di una “somma non dovuta” relativa alla quattordicesima del 2023, spalmata in 24 rate mensili. In altre parole: la decurtazione è in corso da quattro mesi, ma la persona interessata ne viene a conoscenza solo dopo aver superato una serie di passaggi tecnologici (o burocratici) che, per la sua fascia d’età, non sono affatto scontati. “Questo non è un incidente isolato – la spiegazione a l’Attacco di Libero Palumbo, che dirige il patronato Enasc di Manfredonia ed è responsabile provinciale Unsic -, ma l’effetto concreto di una scelta strutturale”. Dal 9 dicembre 2024, infatti, l’INPS ha aderito alla piattaforma nazionale SEND (Servizio Notifiche Digitali), il sistema centralizzato con cui la Pubblica Amministrazione invia comunicazioni a valore legale in forma digitale. L’obiettivo dichiarato è quello di “efficientare” le notifiche, ridurre i costi delle raccomandate cartacee, garantire la certezza degli effetti giuridici anche in caso di mancato recapito o irreperibilità del destinatario.
Una quota significativa di over 70 non utilizza abitualmente Internet, non ha competenze digitali di base, non si sente a proprio agio con i servizi online. Eppure, proprio a loro vengono indirizzate comunicazioni che incidono su pensioni, prestazioni, conguagli, recuperi di somme, con la pretesa che la “presa visione” sia un atto quasi automatico.
“In pratica – riprende Palumbo -, questa efficienza si scarica su una platea di cittadini, i pensionati in primis, che spesso non possiedono SPID, non usano l’app IO, non hanno familiarità con QR code, portali e autenticazioni a più fattori”.
Nel frattempo, sul territorio, sono i CAF e i patronati a farsi carico di questa nuova ondata di complessità. Gli sportelli si riempiono di pensionati che arrivano con l’avviso in mano e una domanda semplice: “Che cosa vuole l’INPS da me?”. L’operatore accede alla piattaforma, scarica il documento, lo stampa, spiega il contenuto, spesso deve anche tradurre in linguaggio comprensibile formule giuridiche e tecnicismi. È un lavoro che richiede tempo, competenze, responsabilità. E che, inevitabilmente, ha un costo.
A Manfredonia, ad esempio, il patronato Unsic chiede 5 euro per la stampa della comunicazione INPS; altri, in provincia di Foggia, arrivano a chiedere anche 10 euro. Si tratta di cifre che, prese singolarmente, possono sembrare modeste, ma che per una pensione minima o poco sopra la soglia di sopravvivenza rappresentano un costo non trascurabile. Soprattutto se si considera che il cittadino sta pagando per poter leggere una comunicazione che lo riguarda direttamente, che ha valore legale e che può incidere sul suo reddito mensile.
“Il paradosso è evidente: la digitalizzazione, pensata per ridurre i costi della Pubblica Amministrazione, genera nuovi costi per i cittadini meno digitali – constata Palumbo -. L’INPS risparmia sulle raccomandate cartacee, ma il pensionato paga per la stampa presso un intermediario. E non si tratta solo di denaro: c’è il tempo, la fatica, la necessità di recarsi fisicamente presso la sede del patronato, fare la fila, spiegare la situazione, attendere che l’operatore acceda alla piattaforma, scarichi e stampi il documento”.
Per molti anziani, questo significa dipendere da un figlio, un nipote, un vicino di casa che li accompagni. Significa organizzare gli spostamenti, magari con problemi di mobilità, in un contesto urbano dove non sempre i servizi sono a portata di mano. Significa, soprattutto, vivere con la sensazione di non avere più il controllo diretto sulle proprie cose, di essere “tagliati fuori” da un linguaggio e da strumenti che non appartengono alla loro generazione.
Dietro ogni avviso SEND, ogni QR code, ogni “notifica digitale con valore legale”, c’è una persona in carne e ossa. E quella persona ha diritto non solo a essere raggiunta dalla comunicazione, ma anche a capirla. A leggerla senza ostacoli. A non sentirsi esclusa da un mondo che, troppo spesso, sembra parlare solo il linguaggio di coloro che hanno perfetta padronanza della tecnologia.
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