Da Parigi a Brisbane passando per Foggia, workshop lancia sguardo sulle prospettive delle prossime Olimpiadi

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Foggia può diventare il laboratorio e il cuore pulsante dell’atletica leggera italiana del prossimo futuro? Per quanto l’obiettivo sia ambizioso e – in apparenza – quanto meno complicato, la risposta è sì. Proprio ad un foggiano – il professor Domenico Di Molfetta, consigliere nazionale Fidal – è stata affidata direttamente dal presidente federale Stefano Mei la delega al Centro Studi e Ricerche, prestigiosa struttura che tanto aveva dato in termini di risultati all’atletica leggera azzurra, ma che negli ultimi anni aveva conosciuto un progressivo decadimento, tanto da essere paragonato ad uno stelo ormai appassito. Nell’ottica di rilancio di quello che per anni è stato il fiore all’occhiello dell’atletica italiana, a “Mimmo” Di Molfetta è stata affidata la guida non solo della struttura ma anche di un team di professionisti dello sport (formato da Massimo Benedetti, dal segretario generale Fidal Alessandro Londi e dal Maestro dello Sport Giuliano Grandi) per cominciare a passare al setaccio le risorse presenti sul territorio con un occhio alle prospettive future per cercare di formare i campioni di domani.

I primi risultati di questo percorso sono stati mostrati durante un workshop durato tre giorni, svoltosi presso il Centro di Preparazione Olimpica “Giulio Onesti” del Coni e dal titolo fortemente evocativo: “Da Parigi 2024 a Brisbane 2032”. Il filo conduttore è stato rappresentato dal percorso che parte dai Giochi Olimpici della prossima estate per giungere alle due edizioni successive: quelle, per intenderci, dove sarà protagonista una nuova generazione di atleti, attualmente in sboccio ma destinati a calcare i palcoscenici sportivi più importanti nel prossimo decennio. D’altra parte è cosa nota: per garantire un elevato livello qualitativo bisogna tenere d’occhio i vivai. Questo spiega la straordinaria costanza di rendimento e la continua fioritura di talenti in alcune discipline e, per converso, la crisi di altri sport (inutile dire quali, tanto i risultati sono sotto gli occhi di tutti).

Alla presenza del Presidente del Coni Giovanni Malagò, i relatori intervenuti hanno affrontato numerosi temi di politica sportiva, dalla discussa riforma dello sport alla formazione di una nuova classe di leader. Il tutto all’insegna di concetti basilari come professionalità, merito, competenza, innovazione e impatto sociale. Aspetti non sbandierati come slogan o parole d’ordine ma frutto di un percorso di formazione e selezione meritocratica, laddove nello sport il merito è rappresentato da dati oggettivi: i risultati, appunto.

Tra gli aspetti più importanti, ce n’è uno che merita di essere posto sotto una particolare prospettiva: lo sport non è solo una pratica finalizzata al benessere psicofisico dell’individuo ma ha, senza ombra di dubbio, una valenza straordinaria come motore di sviluppo sociale della collettività: incentivarne la diffusione ed agevolare l’accesso allo sport devono dunque diventare delle priorità anche sul piano meramente politico, anche perché – come rilevato nel corso dei lavori da parte della Deloitte, azienda leader nel campo del management – per ogni euro investito nello sport si ha una ricaduta sul territorio in termini economici pari quasi al doppio. Investire nello sport dunque conviene, e non solo agli enti locali ma anche alle aziende. Ed in questo il supporto del Centro Studi e Ricerche diretto da Mimmo Di Molfetta può essere fondamentale.

“Ringrazio il presidente Stefano Mei che mi ha manifestato grande fiducia - ha dichiarato Di Molfetta - affidandomi questa delega, ma ben poco avrei potuto fare senza uno staff di collaboratori di grande caratura. È molto importante in questa fase la capacità progettuale e quella di intercettare dei fondi: grazie al supporto di Sport e Salute sono stati finanziati con 5 milioni di euro dei progetti che coinvolgono le nostre società, i tecnici e i dirigenti ma soprattutto il nostro bacino di utenza che è, per definizione, trasversale. Si tratta di progetti che coinvolgono un po’ tutti, dai bambini agli anziani, dalle scuole al mondo della disabilità. Si tratta di un concetto complesso che merita di ricevere la giusta attenzione all’interno di un processo culturale, sociale ed inclusivo che comporta anche una ricaduta economica importante per il territorio”.

E Foggia che ruolo può avere in questo contesto? Di Molfetta è fiducioso: “Anche Foggia può dire di essere protagonista di questo processo. Sul piano personale è motivo di grande soddisfazione poter dare il mio contributo per arricchire concretamente lo studio dello sport e favorirne la crescita mediante progetti innovativi, fatti di profondi valori sociali prima ancora che sportivi. Ancora una volta sono state messe in luce a livello nazionale le tante good practices presenti nella nostra città”.

Ma già il fatto che un tecnico di Foggia sia stato posto al vertice di una struttura come il Centro Studi della Fidal è motivo di orgoglio: “In pochi mesi di lavoro - conclude Di Molfetta - in sinergia con tutti coloro che credono in questo progetto abbiamo raggiunto tanti obiettivi: un link diretto per le attività del Centro Studi, che sarà implementato con tutte le esperienze di formazione territoriale, l’albo dei tecnici che era lungamente atteso, la riproposizione del corso specialisti dopo cinque anni e del corso allenatori, fermo anch’esso da tempo, la realizzazione di nuovi corsi di approfondimento che cominceranno con il nuovo anno, la revisione del regolamento per i tecnici con un sistema basato sull’acquisizione dei crediti formativi, la riorganizzazione dei formatori regionali e la revisione dei corsi per istruttori, allenatori e specialisti, i corsi di formazione per i docenti di scienze motorie ed infine il ritorno a partire da gennaio della rivista Atletica Studi. Tanto è stato fatto ma siamo consapevoli che c’è ancora molto da fare”.

Siro Palladino

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