Avellino-Foggia, nostalgia canaglia

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Quando nel 2003 Zdenek Zeman sbarcava ad Avellino, Piero Braglia da Foggia aveva già tolto le tende. Lui in Puglia aveva resistito una sola stagione, giusto il tempo di sfiorare il salto in C1, sogno infranto nella doppia semifinale con l’Acireale.

Avellino-Foggia domenica prossima sarà anche lo scontro a distanza fra ex mai rimpianti: il boemo in Irpinia non riuscì ad evitare una retrocessione sotto certi versi già scritta, una sentenza che secondo qualcuno fu sancita a tavolino. Il tecnico di Grosseto, invece, in Capitanata ci arrivò sospintovi da Meluso, il ds che Franco Sensi aveva dirottato in rossonero proprio nel periodo in cui il tecnico di Praga infiammava la capitale sponda giallorossa. Braglia e Zeman, oggi a panchine invertite, stanno per ritrovarsi da avversari: sono i due tecnici più esperti della C, il primo coi suoi 74 anni, il secondo con le sue 66 primavere: Zeman con il Foggia il collega lo ha già incrociato nella stagione 2010-11 quando era sulla panchina della Juve Stabia. E gli impartì due severe lezioni: 0-2 al Menti, 4-1 allo Zaccheria, solo che poi a far festa fu Braglia, che a fine stagione condusse le Vespe in B.

Nel giugno di ormai 18 anni fa, Zeman si legava all'Avellino, così com'era ormai nell'aria dal 19 maggio, quando il patron Pasquale Casillo aveva annunciato il divorzio da Salvatore Vullo, l' uomo che aveva appena ricondotto i biancoverdi in Serie B dopo sette anni. Il nero su bianco sarebbe stato una pura formalità: le ultime riserve il tecnico boemo le avrebbe sciolte a Roma in un vis-a vis con Casillo. L' accordo su base annuale prevedeva un ingaggio di 340.000 euro ed una serie di bonus incentivanti, non ultimo un grosso premio in caso di promozione in Serie A entro i successivi due anni.
Con Zeman in Irpinia arrivava anche Peppino Pavone, l’ideologo di Zemanlandia, che diventerà il consulente di mercato.

Si ricomponeva così la triade Casillo-Zeman-Pavone, che aveva reso possibile il miracolo Foggia: “Su Zeman non posso che ripetere la mia immensa stima per lui - dirà in quei giorni Casillo -. È un uomo che fa vincere scudetti economici alle società in cui allena. Ora abbiamo ancora molto da lavorare perché la B è impegnativa, e l'Avellino deve completare la sua organizzazione per divenire una azienda vera e propria”.
Oltre a Pavone, Zeman ad Avellino avrebbe ritrovato tutto il suo staff, composto dall' allenatore in seconda Vincenzo Cangelosi, il collaboratore tecnico Giacomo Modica, il preparatore atletico Roberto Ferola, oltre all’inseparabile Franco Altamura, dirigente-accompagnatore già ai tempi del Foggia.

La stagione in biancoverde, però, non sarà in linea con le attese della vigilia. Gli irpini chiuderanno penultimi al ventitreesimo posto, e retrocederanno a margine di una annata sfortunata in cui nemmeno l’estro di Giovannino Stroppa (che Zeman vorrà con sè) riuscirà ad evitare la C. "Al di là di tutto ci trovavamo bene. Alloggiavamo all'Hotel Malaga - ricorderà qualche tempo dopo Pavone , che domenica prossima sarà uno dei tanti ex del match del Partenio -. Quando le cose vanno male, è giusto subire contestazioni. Però, c'era nell'aria una sorta di approvazione-contestazione. Ci si rendeva conto cioè che si stava lavorando bene, anche se poi i risultati non arrivavano. Durante la settimana si aveva fiducia di svoltare, anche se poi la domenica puntualmente dilagava l'insoddisfazione".

Ma quale fu effettivamente il motivo del fallimento in Irpinia? “Noi volevamo fare un cambio generazionale - ricorderà ancora il ds barlettano -. Volevamo cambiare tutto il gruppo vincente dell’anno precedente e ringiovanire totalmente l’organico. Non avendo però la forza economica per poterlo fare, purtroppo la nostra missione non fu portata a termine. La mentalità ormai consolidata di alcuni senatori dello spogliatoio frenò anche la voglia di fare dei giovani, che a loro volta seguivano il cattivo esempio dei più esperti. Dicevano che l'allenamento era troppo faticoso, senza ammettere i loro limiti. Quando si accantonano dieci giocatori con contratti importanti, poi questi contratti bisogna onorarli. E quando aggiungi altri ventidue giocatori, la situazione diventa ingovernabile. I più grandi avevano comunque diritto di stare nello stesso spogliatoio e di allenarsi con gli altri. C'era un contrasto già all'inizio. Il gruppo anziano non era più in grado di sopportare certi carichi di lavoro, e attribuiva la scarsa prestazione non al fatto che bisognava lavorare di più, mentre i giovani si adeguarono all’andazzo. Quando li mettemmo fuori era troppo tardi. Andò a finire che retrocedemmo”.

Zeman sta per incrociare un passato impalpabile, idem dicasi per Braglia. Entrambi hanno vissuto una sola stagione sulle panchine di Avellino e Foggia. E’ bastato ed avanzato.
Ora sulle opposte sponde vorrebbero riscrivere la storia.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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