Foggia, di bene in meglio

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Di bene in meglio. Il Foggia supera anche l’esame del Partenio a pieni voti, e al giro di boa si presenta con le credenziali della squadra-rivelazione che ha ancora tanto da dire al campionato. Soprattutto se, come sembra, dalla finestra del mercato di gennaio uscirà col trucco rifatto.

Imporre il pari ad un Avellino in salute ed in grande ascesa è stata impresa non di poco conto per la formazione di Zdenek Zeman, che in quanto a temperamento e a vitalità non ha sicuramente sfigurato al cospetto dei biancoverdi di Braglia. Che alla fine non avranno pure accolto di buon grado un pari giunto sul filo del gong ma che, loro malgrado, hanno dovuto riconoscere di essersi imbattuti in una squadra che sprizza salute da tutti i pori.

Ci teneva in maniera particolare il Foggia a chiudere il girone di andata con un risultato positivo, ci teneva soprattutto Zeman che tornava lì dove non aveva lasciato grandi ricordi. Ed i suoi lo hanno accontentato con una prestazione che sul piano del gioco non sarà stata indimenticabile, ma che su quello della tenuta fisica e mentale è stata di certo fra le migliori di questa prima fase di stagione.
Un’altra bella prova di maturità di Curcio e compagni, che virano a quota 32, i punti cioè conquistati sul campo al netto del -4 di penalizzazione, e che guardano ora con curiosità a cosa sarà di questa stagione nella fase che emetterà i suoi verdetti finali. Che il Foggia sarà lì, nonostante tutto, a giocarsi una delle prime piazze appare scontato, soprattutto dopo che ha mostrato di poterci stare al tavolo con le grandi.

E di poter sopperire al gap che inevitabilmente paga sul piano tecnico con la sua riconosciuta organizzazione.
Il boemo il suo ennesimo capolavoro lo ha compiuto, la sua ultima creatura non sarà a propria immagine e somiglianza, ma ha ben evidenti le stimmate della squadra che ha una sua identità precisa che nel tempo non potrà che affinare ulteriormente.
Si dà il caso poi che alle viste bussi il mercato di riparazione, ed allora non è detto che la proprietà non decida di aprire i cordoni della borsa assicurando al proprio allenatore quei due-tre puntelli che necessitano per il definitivo salto di qualità. Ovvio poi che molto dipenderà anche dall’esito del match di domani col Monterosi, che mette il cappello su questo 2021 che calcisticamente parlando da queste parti è stato tutt’altro che da disprezzare. Chiudere a 31 punti prima della sosta natalizia, garantirebbe una posizione di assoluto privilegio in classifica, in attesa poi che anche la giustizia sportiva entro fine anno (il 28 dicembre per la precisione) faccia il suo corso con il giudizio di secondo grado sulla penalizzazione che nel caso in cui fosse anche solo parzialmente accolto, potrebbe aprire nuovi scenari sul futuro rossonero.

Spuntarla in appello ed ottenere una eventuale riduzione della pena darebbe infatti nuovo slancio alle ambizioni del Foggia, e incentiverebbe interventi mirati sul mercato.
Questo, ovviamente, in teoria, perché poi di mezzo c’è un avversario come il Monterosi che già all’andata si dimostrò oltremodo scorbutico, ed un ricorso il cui esito è tutt’altro che scontato.
Anche per questo dalle parti di Viale Ofanto si attendono che i tempi siano maturi per fare le opportune valutazioni del caso, e decidere quale strategia mettere in campo nell’ottica di poter fare ancora meglio nel girone di ritorno.

A prescindere da quel che sarà, resta questa prima parte di stagione che sotto certi versi è andata anche oltre le più rosee aspettative, il Foggia attuale che è la meno zemaniana delle formazioni allenate da queste parti dal boemo ha sorpreso soprattutto per la capacità di calarsi fin da subito nel clima di un campionato che in passato le caratteristiche delle squadre del tecnico di Praga avevano stentato a far proprio.

Quanto il Foggia del nuovo corso sia pragmatico lo ha verificato sulla sua pelle proprio l’Avellino, la formazione che solo un anno fa maramaldeggiò coi rossoneri sia all’andata che al ritorno con un organico non molto dissimile da quello attuale. E che domenica scorsa ha incontrato imprevedibili difficoltà a contrastare sul piano dinamico e temperamentale un avversario che Braglia ad un certo punto pensava di aver domato. E che invece è rimasto dentro la partita fino all’ultimo respiro.
Il Foggia di Zdenek Zeman non muore mai, e quando si nutre delle invenzioni di Alessio Curcio e delle zampate di Alexis Ferrante, è sempre nella condizione di essere letale.

Riuscisse poi a gennaio ad inserire nel mosaico un paio di tasselli di spessore nei ruoli che necessitano di essere puntellati, allora in ottica play-off questa squadra potrebbe diventare vera e propria scheggia impazzita.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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