Aia tra sentenze e vendette, ora il caso-Foggia finisce sul tavolo di Gravina

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“Pensavo che le cose con Trentalange potessero cambiare… macchè, non è cambiato niente, anzi va sempre peggio”.

L’amaro sfogo è di una voce interna che preferisce restare nell’anonimato e che arriva mentre sul terreno si sta consumando l’ennesimo scontro. Quello di Foggia e della sezione cittadina dell’Aia. Che è stata recentemente decapitata: quindici mesi di sospensione al presidente, sanzioni disciplinari per alcuni associati.

Il motivo? Il presidente Di Paola per aver designato e autorizzato alcuni associati della sezione a comporre la terna in un triangolare anche a scopo benefico in occasione del centenario del Foggia, per gli associati scesi sul terreno dello Zaccheria per aver partecipato al triangolare sprovvisti di certificazione medica, per uno di loro infine per aver semplicemente giocato sette minuti di partita con una squadra composta da imprenditori e tifosi rossoneri.

Una vera e propria stangata la sentenza presa dalla Commissione Disciplina Nazionale, con le sanzioni e le motivazioni fresche di pubblicazione che hanno trasformato la vicenda in un caso finito sul tavolo del presidente federale Gabriele Gravina e del presidente della Figc Puglia Vito Tisci proprio mentre il Comitato Nazionale riunito a Coverciano stava per decretare il commissariamento della sezione dauna. Una vicenda che ha registrato persino le prese di posizione bipartisan della politica pugliese, dal parlamentare forzista Damiani al vice-presidente e assessore della Regione, Raffaele Piemontese.

Tutti a chiedere a Gravina “di verificare con urgenza la legittimità e la congruità dei provvedimenti dell’Aia”, servendo così l’ultimo assist alla Figc che di fatto e da tempo ha praticamente “commissariato” l’Associazione italiana arbitri. Congelato dall’intervento federale, il commissariamento della sezione di Aia di Foggia resta così a volteggiare, tra il ricorso in appello degli squalificati e la valutazione del vertice Aia che aveva già pronta la lettera: la sanzione di 15 mesi comminata al presidente Antonio Di Paola se definitiva porterebbe al commissariamento per nuove elezioni (oltre i dodici mesi il presidente decade mentre arbitri e assistenti vengono dismessi a fine stagione), se invece venisse ridotta in appello a meno di dodici mesi la sezione – per ora guidata dal vicario Rosiello – verrebbe commissariata a tempo.

Il clima già infuocato è diventato irrespirabile, dalla presidenza Nicchi a quella di Trentalange, in un anno nulla è mutato. Anzi. Lo scontro continua, regolamento di conti da una parte e tentativi di ribaltamento dall’altro. Per capirlo basta fotografare il caso Foggia, giunto al clamore adesso ma scoppiato esattamente un anno fa. Dicembre 2020: a due mesi dalle elezioni nazionali Aia, è piena bagarre. Trentalange sfida Nicchi: campagna elettorale assai tesa, c’è chi non nasconde le preferenze e chi invece pare stare lì, in attesa, a sondare l’aria che tira per poi fiondarsi sul favorito. Tra queste sezioni c’è quella di Foggia.

Il presidente Di Paola che si candida al terzo mandato sta con Nicchi, mentre la (ex) assistente arbitrale e internazionale Lucia Abruzzese aderisce al manifesto Trentalange: sullo scacchiere nazionale l’ala Nicchi è data come vicina a Gravina, mentre quella di Trentalange prossima a Cosimo Sibilia. Un duello nel duello, insomma. La sfida a Foggia si accende poco prima del voto. Perché nella raccolta delle firme a sostegno delle candidature, la sfidante Lucia Abruzzese inciampa. Viene esclusa dall’ufficio elettorale dell’assemblea per vizi formali e irregolarità. Tra le 34 firme che appoggiano la sua candidatura ve ne sono quattro di associati morosi e una di un quasi 90enne la cui firma risulta apposta non in prossimità delle elezioni. In base al regolamento, viene quindi esclusa.

Tenta fuori tempo massimo di sanare le irregolarità. Fa ricorso che viene rigettato in base alle norme, la candidatura viene respinta, la richiesta è inammissibile. Al voto Di Paola viene rieletto con 64 preferenze, 53 sono le schede bianche. Lucia Abruzzese non ci sta e ricorre appunto alla Commissione Disciplina d’Appello dell’Aia. Il ricorso è rigettato: la ricorrente a gennaio si rivolge al Collegio di Garanzia del Coni. Impugna la sentenza della Commissione di Disciplina d’Appello, chiede di dichiarare invalida l’assemblea e dunque lo svolgimento, di accogliere la propria candidatura e di fissare un nuovo appuntamento elettorale. A tre giorni dall’elezione nazionale, l’11 febbraio il Collegio di Garanzia del Coni rigetta il ricorso. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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