C’è chi – tra il serio ed il faceto – s’è interrogato sull’esonero (fortunatamente, subito rientrato) di Peppino Pavone,
chiedendosi se non facesse parte di un’acuta strategia presidenziale atta a far prolungare immediatamente il contratto a Zdenek Zeman (come è poi accaduto, in modo sorprendente).
Il maestro, si sa, non è aduso a legarsi con un club per più di un anno.
Tantomeno ad accordarsi a stagione in corso, quando tutto è ancora in divenire.
Ma pare stesse già meditando di salutare tutti a giugno: troppa la differenza tra la sua visione calcistica e quella del patron Nicola Canonico, testimoniata (vedi ora il “caso Mastour” e prima il “caso Kragl”) anche dalle divergenze sul come operare al calcio-mercato, diminuite – dicono – dopo l’incontro all’insegna del “volemose bene” di martedì scorso (non a caso più che su giovani di belle speranze, si sta puntando su giocatori esperti in questi ultimi giorni di “campagna di rafforzamento”).
Non scherziamo.
Il progetto rossonero stava scricchiolando per davvero. Ed è mancato poco che il tecnico di Praga rassegnasse le dimissioni (cosa per lui assai rara), facendolo di colpo sgretolare come un castello di sabbia.
Sarebbe bastato che il presidente non fosse tornato sui suoi passi, rivedendo il frettoloso ed incauto provvedimento nei confronti del direttore sportivo – preso, peraltro, senza addurre alcuna motivazione – per mandare tutto all’aria.
Altro che programma a medio termine…
Non era piaciuto a nessuno l’allontanamento dell’ideologo di Zemanlandia, soprattutto nei tempi (a caldo, pochi minuti dopo la sconfitta interna col Latina, sia pure al termine di una gara indecorosa) e nei modi (con uno scarno comunicato-stampa, dopo una breve telefonata di un dirigente al diretto interessato, incredulo ed amareggiato).
Era parso a molti una sorta di… offesa alla storia del Foggia.
Pavone, di fatto, è un’icona del calcio dalle nostre parti (al pari di Zeman).
Quando ha capito che sulla strada intrapresa sarebbe rimasto solo (abbandonato anche dagli… aedi che avevano incominciato ad intonare critiche mai ascoltate in precedenza), Canonico – intelligentemente e ben consigliato (vero, Sario Masi?) – ha fatto marcia indietro. Per la gioia del popolo rossonero che non avrebbe perdonato all’imprenditore barese d’aver lasciato andare, d’emblée, la gloriosa coppia Pavone-Zeman (capace, sia pure trent’anni fa, di far parlare del Foggia anche all’estero).
Tutto è bene quel che finisce bene. Sempre che sia davvero tutto finito…
Perché con il carattere che si ritrovano i protagonisti della vicenda (fumantino l’uno, cocciuto l’altro), non c’è da stare tranquilli (indipendentemente da ogni prolungamento contrattuale).
“A volte dopo questo tipo di litigi si esce più uniti di prima” ha commentato Pavone.
Speriamo, per il bene del Foggia.
Massimo G. Marsico
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).