Foggia, ma non è per caso che ti hanno sopravvalutato?

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Sotto tiro. E nell’occhio del ciclone. Da una parte il club, al quale non vengono risparmiate critiche per il mercato (estivo e di riparazione) fin troppo sparagnino.

Dall’altro Zdenek Zeman, che non sarebbe esente da colpe rispetto al rendimento di una squadra che dal giro di boa in poi ha perso la sua identità.
Il Foggia, mai come in questo frangente, divide: a digiuno di vittorie ormai dal lontano 11 dicembre (1-0 sulla Virtus Francavilla) e, almeno per il momento estromesso pure dai play-off con quell’undicesimo posto in condominio con il Latina che grida vendetta, i rossoneri sembrano in caduta libera.

C’è un dato che inchioda Curcio e soci di fronte alle proprie responsabilità: appena tre punti racimolati nelle ultime sei gare sono lo specchio di una crisi latente ed hanno finito con l'accendere la spia.
E che il momento-no si sia accentuato proprio in concomitanza con gli ultimi arrivi, accresce i dubbi sulla reale consistenza di un gruppo che pure nel girone di andata si è lasciato apprezzare per il suo pragmatismo. E che adesso, invece, dà preoccupanti segnali di involuzione. Al punto che la domanda sorge quasi spontanea: non è per caso che il Foggia di Zeman sia stato sopravvalutato rispetto a quello che in realtà è il suo effettivo valore?

Ci può stare di essere assaliti da un dubbio che ultimamente è sempre più ricorrente, soprattutto se si valuta nella sua interezza la qualità degli interpreti a disposizione del tecnico di Praga. Che non ha mai avuto particolari slanci euforici all’indirizzo dell’operato del club, e che senza mai lamentarsi apertamente ha comunque lasciato intendere che nel complesso qualcosa di meglio se lo sarebbe aspettato.
Il fatto poi che a gennaio il Foggia si sia rifatto il look, in controtendenza con quelle che sono le abitudini di Zeman, è la conferma che in estate non si era riusciti ad incidere come invece sarebbe stato il caso di fare.

Correre ai ripari e integrare la rosa con sei puntelli (tre difensori, un centrocampista e due attaccanti), lasciando partire Merkaj e soprattutto Nicoletti (a fronte di una plusvalenza che può servire a limitare i costi di gestione) sembrava in teoria la strada più semplice da percorrere per migliorarsi e sperare anche di guadagnare qualche altra posizione in classifica.
E invece è accaduto, almeno finora, che non solo non si è materializzato l’auspicato salto di qualità, ma addirittura il Foggia ha cominciato a fare come il gambero e ad accusare una preoccupante flessione soprattutto sotto il profilo dei risultati.

I tre stop consecutivi con Latina, Juve Stabia e Potenza, intervallati dal pari di domenica scorsa con la Fidelis Andria, hanno finito così col mettere spalle al muro la politica al risparmio di patron Canonico. E fatto salire sul banco degli imputati anche Zeman, che nella scelta degli uomini e nella gestione del gruppo più in generale forse non è stato sempre lucidissimo.
Ma ogni processo non può che essere rinviato a quando il tecnico di Praga tornerà ad avere tutti gli effettivi a disposizione.

Già contro la Fidelis si è capito quanto sia pesata nelle precedenti gare l’assenza dell’ariete Ferrante, capace da solo di reggere l’urto dell’intero reparto avanzato: l’italo-argentino, con Curcio e Nicolao ha dato la scossa seppure a mezzo servizio, interrompendo l’emorragia di sconfitte che poteva davvero avere conseguenze inimmaginabili sul prosieguo della stagione del Foggia.
Il recupero dei titolarissimi, dunque, diventa imprescindibile, per esprimere un giudizio più complessivo sull’operato del tecnico boemo, che davanti ha solo questa settimana per lavorare a pieno regime per far ritrovare ai suoi lo smalto dei giorni migliori.
I rossoneri torneranno in campo sabato prossimo a Messina, quindi fino al 26 febbraio incroceranno ad una media di una gara ogni tre giorni rispettivamente Palermo, Monopoli, Turris e Bari.

Sulla strada della ripresa sarà soprattutto fondamentale ritrovare i vari Garattoni, Sciacca e Di Pasquale che costituiscono l’ossatura portante della difesa, e la cui assenza nell’ultimo scorcio di stagione è stata devastante: gli 8 gol sul groppone nelle ultime 4 gare stanno lì a testimoniare tutte le difficoltà di una squadra che se perde i suoi punti di riferimento va in tilt.
Anche perché alle spalle non può far leva su adeguati rincalzi: Martino, Buschiazzo e lo stesso Girasole (per non parlare di Markic) non forniscono le adeguate garanzie.
E gli errori commessi a monte, alla distanza inevitabilmente si pagano.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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