Foggia, c’è qualcosa di nuovo... anzi di antico...

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C’è qualcosa di nuovo, anzi d’antico nel Foggia che ha asfaltato il Palermo e brindato al primo successo del nuovo anno.

Se davvero il peggio è definitivamente alle spalle, e d’ora in avanti saranno tutte rose e fiori è presto per dirlo, perché una rondine non fa primavera e non sarà dunque il caso di lasciarsi prendere troppo dall’euforia.
Ma che i rossoneri non siano più quelli molli e senz’anima dell’avvio del girone di ritorno appare scontato, anche perché il doppio confronto con le siciliane Messina e Palermo ha restituito una formazione che sta ritrovando le sue certezze e che promette di non sbandare più.

Esattamente come ha fatto per buona parte del girone di andata quando, pur senza brillare, ha quasi sempre fatto il suo dovere e portato a casa il risultato.
Prima o poi doveva accadere che il Foggia ritrovasse la strada maestra, e il fatto che sia accaduto proprio contro una big del girone rafforza i convincimenti di Zdenek Zeman.
Che in quest’ultimo frangente non ha gradito molto le critiche che sono piovute copiose sui suoi, e che hanno finito con lo svilire il lavoro di tutti questi mesi.

Al boemo il Foggia in realtà non è mai sembrato in crisi, nemmeno quando ne perdeva tre di fila con Latina, Juve Stabia e Potenza, formazioni ampiamente alla portata e che pure hanno messo a nudo i limiti di una formazione che improvvisamente era caduta in trance.
Ecco perché martedì sera nel ventre dello Zaccheria il tecnico rossonero ha preso la palla al balzo per difendersi. E per suffragare la sua tesi, una tantum, ha voluto avvalersi dei numeri.

Che finiscono con l’essere la cartina di tornasole del momento che si sta vivendo in casa Foggia.
Si è servito dell’ausilio di Wyscout, la piattaforma che supporta lo scouting e l’analisi dettagliata delle partite Zeman, per prendere le distanze da quanti sostengono che la sua squadra sia carente sotto il profilo del gioco: “Ho il riepilogo di tutte le partite disputate ad oggi - ha attaccato il tecnico di Praga -, e che riguardano tutte e venti le squadre del nostro raggruppamento. Nei tiri verso la porta siamo al primo posto, siamo terzi nei recuperi e nei passaggi. Secondi nel possesso palla. Per passaggi nella tre quarti, passaggi progressivi e filtranti siamo ancora primi. In più il nostro Ferrante è l’attaccante che più di tutti calcia in porta”.

Aveva evidentemente qualche sassolino da togliersi dalle scarpe Zeman.
E non ha perso occasione per prendere le difese dei suoi: “L’avrei fatto a prescindere dal risultato - ha anche precisato -, perché a mio avviso i giudizi sulle prestazioni non sempre sono stati calzanti”.
E’ la prima volta che l’allenatore rossonero fa ricorso alle statistiche per argomentare sul rendimento della sua squadra.

Se l’ha fatto è perché evidentemente non ha gradito i giudizi fin troppo negativi che hanno accompagnato le recenti prestazioni di Curcio e compagni.
E che rischiano di minare la serenità del gruppo: “Per me il gioco c’è sempre stato, poi è anche vero che manca qualche punto alla nostra classifica, ma questo più che imputabile alla squadra è agli errori arbitrali”.
Chiaro il riferimento alla mancata concessione di almeno tre rigori nell’ultimo scorcio di stagione che avrebbero potuto dare un diverso volto alla classifica attuale.
Non con questo che Zeman cerchi alibi e voglia aggrapparsi sugli specchi.

Ma l’essersi sentito accerchiato dalla critica lo ha ferito, anche perché tutto poteva immaginare tranne che al suo Foggia potesse essere rimproverato il fatto di non essere in lizza per le prime posizioni: “Abbiamo 38 punti conquistati sul campo con una squadra che alla vigilia non era data per favorita”, ha chiosato martedì sera, quasi a confermare che si sia sentito spiazzato quando i vertici del club hanno deciso di alzare l’asticella dell’ambizione e di puntare da subito e senza mezzi termini al salto di categoria.
Una pazzia. Che ha finito con il disorientare l’ambiente e con il creare inutili aspettative.
Il Foggia così com’è assemblato nella migliore delle ipotesi potrà infatti ambire al quinto posto, non oltre.

Primo perché la caratura degli avversari che lo precedono è superiore, e poi perché il ritardo accumulato difficilmente potrà essere colmato.
E poi la finestra del mercato di gennaio, che pure patron Canonico aveva sponsorizzato come quella destinata a far compiere il definitivo salto di qualità, di fatto si è rivelata impalpabile. Perché al di là di Di Paolantonio e di Nicolao non ha fatto registrare ingressi in grado di dettare la svolta.
Il caso-Cuppone, sotto questo punto di vista è stato emblematico, con l’attaccante ex Cittadella che per una manciata di euro ha preferito accasarsi a Potenza anzichè scegliere Foggia.

Ecco, sono queste le incongruenze che Zeman non sopporta, e che spiegano i fin troppo frequenti alti e bassi di una squadra che il boemo avrebbe voluto costruire a sua immagine e somiglianza. E che invece ha dovuto rimodellare sulla scorta delle limitate disponibilità economiche del club. Che dice di essere ambizioso. Ma che poi predica bene e razzola male.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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