Il Satanello torna a casa. Finalmente. Sulle maglie del legittimo proprietario dopo mesi di prolungata assenza.
Ma si tratta di un ritorno sofferto, che non ha avuto l’epilogo scontato che tutti si attendevano. Perché non è stato il Calcio Foggia 1920 a spuntarla, ma un soggetto terzo. E questo già di per sè rappresenta un unicum nel suo genere. Che apre un nuovo fronte rispetto all’utilizzo del marchio sulla maglia di un club senza che questi ne sia legittimo proprietario.
Ma non c’è da preoccuparsi, perché chi ha preso a cuore la vicenda ed ha deciso di scendere in campo, l’ha fatto con un solo scopo: fare un regalo ai tifosi. Che d’ora in avanti sanno che, a prescindere da quella che sarà la proprietà di turno del Foggia, il Satanello campeggerà sempre e comunque sulla casacca rossonera.
E’ stato l’imprenditore toscano Massimo Mozer, che attualmente vive ed opera a Monaco, l’autore del blitz che ieri pomeriggio attorno alle 16.10 l’ha visto aggiudicatario dello storico marchio per la somma di 28mila euro. L’ha spuntata dopo un testa a testa con la Fondazione Capitanata per lo Sport ed ha già le idee chiare sul da farsi: nessuna speculazione all’orizzonte, opterà per la donazione spontanea all’attuale proprietà attraverso la formula del comodato d’uso gratuito: “Il mio è un semplice atto d’amore nei riguardi di Foggia e della sua tifoseria, io questi colori li porto da sempre nel cuore”, ha ammesso candidamente Mozer, raggiunto telefonicamente in prima serata.
L’ASTA. E dire che fino a ieri pareva che del Satanello, ideato dal compianto Savino Russo alla fine degli anni ‘80, importasse davvero a pochi. E che quindi anche il dodicesimo tentativo della serie esperito dal Tribunale di Foggia (partendo da una base d’asta di 20mila euro) fosse destinato a non sortire effetti. In realtà sotto traccia c’erano tre soggetti concretamente interessati, che nell’ombra avevano cominciato a muoversi per tempo. Il 25 febbraio era così giunta la prima offerta allineata al prezzo-base di partenza, il 28 se ne era aggiunta una seconda a 21mila euro, ieri quindi il fuoco incrociato di sette consecutivi rilanci succedutisi rispettivamente alle ore 8.12, 15.52, 15.59, 16, 16.04, 16.08 ed alle 16.09, gli ultimi tre fuori tempo limite, considerato che l’asta sarebbe dovuta chiudersi improrogabilmente alle ore 16.
GLI ATTORI. Tre, come detto, gli attori che sembrerebbero essere entrati in lizza per aggiudicarsi il marchio. Di uno di questi non sono note le generalità. Si era sussurrato il nome del socio di minoranza Maria Assunta Pintus, che però ha seccamente smentito qualunque tipo di coinvolgimento.
Assente ingiustificato, anche se fino ad un certo punto, invece, il Calcio Foggia 1920, che pure avrebbe dovuto essere l’interlocutore privilegiato, e che è rimasto dietro le quinte ad attendere l’evolversi degli eventi.
In virtù di una strategia che era stata messa in campo con la Fondazione Capitanata per lo Sport il cui presidente è il vice-presidente del club rossonero Bellisario Masi, ed al quale attraverso il presidente Aristide Guerrasio era stato dato mandato di perfezionare l’operazione prima di mettere il Satanello nella disponibilità del Calcio Foggia 1920. Continuandone però a detenere la titolarità per garantirne la sussistenza nel tempo.
Una felice intuizione, che mirava a fare del marchio un brand identificativo anche del territorio di Capitanata.
Ma a sparigliare le carte si è messa di traverso l’offerta del tifoso-vip che stravede per il Foggia per via di un’antica amicizia nata a Viareggio con l’ex satanello Paolo Lazzotti, centrocampista rossonero dal 1962 al 1967 ai tempi della prima storica serie A.
“Eravamo animati dal nobile scopo di rilevare il Satanello con l’unico scopo di preservare un simbolo nel quale un pò tutti ci identifichiamo - la confessione di Guerrasio, che ha seguito in prima persona l’asta e che ha rilanciato fino a 27mila euro prima di battere in ritirata-. In realtà avremmo dovuto fermarci anche prima, ma ci siamo spinti oltre perché credevamo fortissimamente nella bontà dell’operazione. Quando però ci siamo resi conto che dall’altra parte c’era un soggetto che non si sarebbe tirato indietro e che era disposto ad ulteriori rilanci, allora abbiamo fatto un passo indietro”. Ha vinto Mozer alla fine. Ma è come avesse vinto anche la Fondazione, perché gli scopi che animano l’imprenditore toscano sono praticamente gli stessi. Anche se ora per rivedere il Satanello sulla maglia bisognerà pazientare fino alla prossima stagione.
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