Mister X da ieri sera attorno alle 18 ha un nome ed un volto. Massimo Mozer l’aveva promesso a sè stesso, ed alla fine è stato di parola.
Ha rilevato il Satanello ed è pronto a fare un regalo alla città: “Non voglio nessun tipo di pubblicità personale, preferirei si parlasse poco di me. Ho deciso di scrivere la parola fine su una vicenda che si stava protraendo stancamente da qualche tempo, ed alla fine sono contento che sia andata così. L’importante è che il marchio storico torni a fare bella mostra di sè sulle maglie, il Foggia non è il Foggia senza il Satanello”.
Mozer parla direttamente dalla Francia, dove attualmente vive ed opera. Di lui, di questo distinto tifoso-vip che negli anni ‘90 viaggiava al seguito del Foggia nelle trasferte al Nord a bordo di una fiammante Porsche, balzano agli occhi soprattutto i modi gentili. Accompagnati da una fede incrollabile per i colori rossoneri: “Tutto è nato ormai circa 50 anni fa, ero amico di un certo Paolo Lazzotti, che i meno giovani ricorderanno essere stato un ottimo centrocampista del primo Foggia targato Serie A. E’ dagli anni ‘60 che seguo instancabilmente quella che è diventata la mia squadra del cuore”.
Perché questo gesto? “Perché l’ho sentito farsi largo dentro di me, voglio che una volta per sempre sulla maglia ci sia un solo simbolo, il Satanello per l’appunto. Le proprietà nel tempo potranno pure cambiare, ma non ci si dovrà più preoccupare del logo. Quello lo donerò sempre io in comodato d’uso a chi si alternerà al timone del club”. Operazione perfezionata a tempo di record, appena se ne sono intraviste le condizioni: “Devo ringraziare soprattutto una persona che mi ha supportato da Foggia: l’avvocato Fabio Marseglia è stato molto prezioso per concludere positivamente l’iter. Spero che anche i tifosi ora siano felici quanto lo sono io”.
La sua è una passione che insegue sin da bambino: i suoi amici di scuola per un curioso scherzo del destino lo chiamavano proprio Satanello, in ossequio alla sua passione: “Vero - conferma -, loro tifavano l'Inter, la Juventus... quando conobbi Lazzotti mi entrò il Foggia nel cuore". Una passione così forte che lo ha portato a seguire il Foggia da nord a sud, a bordo delle sue costosissime auto: "Le trasferte più belle sono state quelle in Serie A con Zeman. Ricordo con piacere giocatori come Mancini, Signori, Rambaudi...La trasferta più lunga? Direi quella da Monaco a Foggia. Arrivai con la mia Porsche e non sapevo dove metterla. Da allora mi aprivano le porte dello stadio per posteggiare l'auto dentro”.
Un po' foggiano si sente anche lui, tanto da trasmettere l'amore per questi colori anche a suo figlio: "Lui è rossonero come me, più volte è venuto qui allo Zaccheria".
A Foggia curiosamente manca da un derby. Quello con il Taranto di quattro stagioni fa: finì1-0 per i rossoneri con gol di Tortori al 94’.
Il Taranto, manco a farlo apposta sarà il prossimo avversario dei rossoneri sabato prossimo. Un segno del destino?
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