Nono posto è stato. E nono posto è. Almeno per il momento. Un anno dopo, apparentemente non è cambiato nulla. Il Foggia di Maria Assunta Pintus,
che aveva appena rilevato il club dalle mani di Felleca, di questi tempi viaggiava spedito verso la conquista dei play-off, anche se avrebbe pagato il cambio al timone del club perdendo colpi in classifica e chiudendo in affanno.
Il Foggia di Nicola Canonico non sta facendo molto meglio, per adesso è in lizza per gli spareggi-promozione come da programmi iniziali. Ma la classifica non è migliore di quella che fu capace di scalare Marco Marchionni, e questo per quanto adesso in panca sia tornato un certo Zdenek Zeman.
Davanti ancora otto gare per fare meglio e recuperare qualche posizione, c’è spazio e tempo per riuscirci. La sensazione però è che si sia fatto tanto rumore per nulla. Nel senso che a monte si sperava in una repentina inversione di tendenza che non c’è stata, e di colmare il gap con le big del girone grazie alle illuminate invenzioni di Pavone e Zeman, la coppia paracadutata di nuovo su Foggia dal patron. Che intimamente sperava che fosse sufficiente ricorrere a due icone del calcio foggiano per scrivere tutta un’altra storia. Ignaro del fatto che al di là delle idee e delle intuizioni, in campo poi sono i singoli a fare la differenza.
E dunque ad entrare in gioco è la qualità dell’organico affidato nelle mani del boemo.
A volerla però dire tutta, al di là delle similitudini di classifica sempre ricorrenti fra il Foggia del nuovo corso e quello della scorsa stagione, c’è comunque un abisso che divide il presente dal recente passato.
Lì infatti c’era una proprietà alla ricerca di possibili alleati che potessero dare la stura ad un progetto proiettato nel tempo, c’era anche una intelaiatura di squadra basso profilo, che Marchionni sorprendentemente era riuscito ad assemblare esibendo qualità non comuni sul piano tecnico ed umano. A parte poche eccezioni si trattava però di una rosa complessivamente modesta, che fece leva sull’utilizzo degli under (quasi tutti in prestito) ed al relativo minutaggio per garantirsi la sopravvivenza. Una politica insomma proiettata nell’immediato, e senza una visione verso il futuro, con pochi calciatori di proprietà e quasi nessuno di prospettiva certa.
Quì adesso, invece, c’è Canonico che in estate ha sbandierato ai quattro venti un progetto che punterebbe a medio termine al rilancio del calcio foggiano e che fonda le sue radici sulla patrimonializzazione del club. la realtà poi ha detto altro, erano diverse le mire di Pavone e Zeman sul mercato ed i profili inseguiti, se effettivamente raggiunti, avrebbero dato ben altra sostanza al Foggia. E alla classifica. Ma anche così il tandem dalle uova d’oro ha mostrato che la competenza fa comunque la differenza. E così alla fine in rossonero il ds barlettano ha assicurato comunque elementi che già da ora cominciano a far gola anche a club di categorie superiori.
E’ stato il caso di Manuel Nicoletti, che nella finestra del mercato di gennaio è tornato a vestire la maglia del Crotone in B e che alle casse del Foggia ha fruttato qualcosa come circa 250 mila euro. Manna dal cielo per una società di terza serie. Ma le genialate di Pavone non si sono fermate certo quì. Nella rosa a disposizione oggi di Zeman, sono non meno di 7-8 gli elementi che la prossima estate potranno essere ricollocati sul mercato per fare cassetta. A partire dal portiere Dalmasso, che è l’ultima scoperta in casa Foggia. Il giovanissimo numero uno argentino ha appena 21anni, e fino alla scorsa stagione giocava fra i dilettanti.
E’ titolare da cinque gare, ha approfittato della concomitante assenza di Alastra e Volpe per ritagliarsi un posto al sole, ma ha mostrato di avere i numeri per emergere. Si farà, Canonico che l’estate scorsa ebbe una imbeccata sul giocatore direttamente da San Severo dove il ragazzo aveva giocato, si starà già sfregando le mani...
E che dire di Giuseppe Nicolao, stantuffo difensivo giunto a gennaio dal Latina e che è il prototipo di esterno di fascia che tanto piace al boemo. Non è più giovanissimo, ha 28 anni anni, ed è già un punto fermo dello scacchiere di Zeman. Per non parlare, poi, della coppia centrale Sciacca-Di Pasquale che è fra le meglio assortite della categoria, e che è costata spiccioli: Sciacca la passata stagione era con la Vibonese, Di Pasquale con la Sambenedettese dalla quale si è svincolato dopo il fallimento del club marchigiano.
Pavone, è lui la vera risorsa del patron: Di Paolantonio lo è andato lui a pescare dal Monterosi poco più di un mese fa, Garofalo la passata stagione giocava ma ad intermittenza, ora sotto la gestione Zeman è un altro giocatore, un centrocampista di stampo moderno che sa anche trovare la via della rete.
C’è poi il classe 2002 Pablo Vitali, prelevato dal Campobasso e che ha un repertorio tale che una volta affinato gli consentirà di diventare attaccante vero. Infine Alexis Ferrante: il capocannoniere della squadra è arrivato in prestito dalla Ternana. Con la formula del riscatto e del contro-riscatto da parte del club umbro già fissato sulla base di 350mila euro. Se il Foggia lo riscatterà diventerà, evidentemente, patrimonio del club. Viceversa nelle casse finiranno comunque 200 mila euro netti. Che non sono proprio bruscolini. La differenza, insomma, fra la squadra di quest’anno e quella che l’ha preceduta c’è.
Ma il punto di domanda è un altro: alla fine cosa resterà di questo Foggia?
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).