Alexis Ferrante, sopra tutto

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Chi l’ha visto? Cercasi Alexis Ferrante, disperatamente. Al Foggia serve El Tigre nel motore in questo incandescente rush finale di stagione.

Servono soprattutto i suoi gol nella lunga volata sulla strada dei play-off.
L’ariete giunto l’estate scorsa in prestito dalla Ternana vive un momento di preoccupante involuzione, da quando è stato colpito dal Covid-19 non è più lui, vaga per il campo e non punge sottorete. Dopo una prima parte di stagione da indiscusso protagonista, ora l’attaccante sembra tirare il fiato.

Per Zeman non rappresenta un problema: “Lo vedo in palla e concentrato, gli manca solo il gol”, ha detto il boemo alla vigilia della trasferta di Taranto riferendosi al suo bomber dallo sguardo triste, che ormai da sei turni è all’asciutto.
Un’eternità per un attaccante come lui che vive per il gol, e che finora in rossonero ha vissuto la sua stagione più prolifica da professionista. Dodici centri tutti assieme il 27enne italo-argentino originario di Buenos Aires non li aveva messi assieme nemmeno nell’anno di grazia 2016-17, quando in D e nelle file dell’Abano si era fermato a quota 11, la cura-Zeman gli ha fatto bene, aver ritrovato il Maestro dopo averlo incrociato alla Roma ha fatto particolarmente bene al giocatore, che finora ha beneficiato degli insegnamenti tattici del suo allenatore.

Che spesso lo hanno messo nella condizione di essere letale in zona-gol.
Ma da quel guizzo contro la Fidelis Andria dello scorso 6 febbraio poi solo il buio, davanti un mese a fari spenti e senza incidere, le scorie del Covid-19 si fanno ancora sentire, e da quando è rientrato sta patendo un evidente calo di rendimento.
E’ chiaro che il gol non deve diventare un’ossessione, e che prima o poi arriverà, ma ogni gara che passa Ferrante si intristisce, contro la Fidelis era stato il salvatore della patria, buttato nella mischia con la mossa della disperazione da Zeman, si era fatto trovare pronto a chiudere l’assist al bacio di Nicolao e a regalare alla sua squadra un punto che in quel frangente valeva oro colato.
Pareva che potesse ripartire lì da dove aveva finito. E invece...

E invece da allora zero gol e nessun sorriso.
Ma soprattutto pochissime occasioni per mettersi in luce dalle parti del portiere avversario.
E’ stato così anche sabato scorso allo Jacovone, dove è rimasto in campo per tutti i 90’ senza però quasi mai ruggire. Nessuna conclusione verso la porta, e se non segna lui lì davanti non è che i compagni di reparto abbiano particolare confidenza con il gol: a parte capitan Curcio (9 centri), gli altri (cominciando da Merola e finendo a Turchetta) vanno in rete con il contagocce.
Oltretutto alle sue spalle il Foggia non è che abbia l’alter ego di Ferrante, in rosa non c’è un altro centravanti di ruolo, per cui se si inceppa l’argentino sono dolori.

Non è un gran momento per Ferrante (alla ricerca della concentrazione giusta per tornare a graffiare), che nei giorni scorsi è stato sfortunato protagonista con altri compagni di squadra di uno tamponamento, per fortuna senza conseguenze, che si è verificato nel tragitto che porta dal quartier generale del campo di Via Ascoli allo stadio: solo uno spavento, nulla di più.
Chissà semmai che l’episodio non possa dare la scossa al bomber rossonero che in queste ore sta mettendo nel mirino l’AZ Picerno, l’avversario che il Foggia affronterà domenica prossima alo Zaccheria in quello che ha tutti i crismi di uno scontro diretto per i play-off.

Ferrante ovviamente ci sarà, sarà regolarmente al suo posto al centro dell’attacco pronto a spezzare l’incantesimo, pare che in questi giorni Zeman lo stia particolarmente spronando nel corso degli allenamenti a cercare con insistenza la via della rete.
Ha provato soprattutto a fargli ritrovare il buonumore il boemo, che in questa stagione al centro dell’attacco si affida ad un giocatore atipico per caratteristiche al suo modulo: Ferrante è una prima punta che ha nell’esplosività e nella forza fisica le sue prerogative principali, a Foggia in passato Zdenek Zeman ha affidato la maglia numero nove a centravanti più portati a svariare su tutto il fronte d’attacco che non a puntare dritto a rete.
E’ stato il caso di Baiano, ma anche di Kolivanov, e più recentemente di Sau.

Solo in due stagioni ha dovuto far ricorso ad elementi che per struttura fisica ricordano vagamente Ferrante: nel primo anno di B (stagione ‘89-90) con Mauro Meluso, che poi peraltro fu vittima di un infortunio che lo tenne a lungo lontano dai terreni di gioco.
E tre stagioni più tardi con Max Cappellini. Che non giocava titolare, ma che spesso veniva utilizzato come punta vertice.
Con Ferrante quest’anno il tecnico di Praga ha dovuto rimodellare il suo attacco ed adeguarlo alle caratteristiche dell’italo-argentino.

E tutto sommato finora l’operazione ha anche complessivamente funzionato.
Ma ora che siamo quasi alla resa dei conti, El Tigre deve tornare a graffiare.
Perché senza i suoi gol la pratica play-off rischia di complicarsi maledettamente.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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