Spauracchio Turris? Ecco perché stavolta i corallini rischiano l’eliminazione

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Al ballo play-off da debuttante. Proprio così, gli spareggi per lui rappresentano una primizia. Una novità assoluta in carriera.

Zdenek Zeman sta per vivere per la prima volta l’ebbrezza del post-season, sembrerà strano ma fino ad oggi non gli era mai capitato di imbattersi in questa formula bizzarra che parte il prossimo 1 maggio, e che si protrarrà fino a metà giugno. Ma solo per due squadre, le finaliste che si contenderanno il salto in B il 12.
Una sola volta in precedenza ci è andato vicino dal giocarli: stagione 2006, accadde che il presidente del Brescia Corioni lo chiamò sulla panchina delle rondinelle a stagione in corso per sostituire Maran e per tentare l’aggancio alla zona play-off.

Ma all’atto pratico non se ne fece nulla perché al boemo non riuscì di agganciare la zona play-off.
Ma c’è sempre una prima volta, prima o poi, e quindi adesso si prepara a misurarsi con un mini-torneo senza appello che potrebbe calzare a pennello per quelle che sono le caratteristiche delle formazioni allenate dal boemo.

Sarà quindi interessante verificare come il tecnico di Praga affronterà questa seconda fase di stagione sapendo che ogni gara sarà da dentro o fuori, con il risultato finale che finirà inevitabilmente con il condizionare anche la prestazione.
La domanda, allora, sorge spontanea: l’atteggiamento di Zeman sarà sempre quello fondamentalista che ne ha caratterizzato circa 40 anni di onorata carriera, oppure qualcosa cambierà sulla scorta del fatto che le prossime saranno sfide che si giocheranno sapendo fin dall’inizio il risultato che occorre inseguire per andare avanti e garantirsi il passaggio al turno successivo?

Il match di domenica prossima contro la Turris sarà assai indicativo in questo senso: il Foggia partirà dall’innegabile vantaggio di avere due risultati su tre a disposizione (vittoria o pareggio) per via del miglior piazzamento finale nella regular season, e di poter far leva sul fattore-Zaccheria che in stagione ha avuto la sua incidenza (11 successi e 5 pari, a fronte di 3 sconfitte).

Anche se c’è un dato che inquieta e non poco, e rispetto al quale il tecnico rossonero dovrà fare tutte le opportune valutazioni del caso: la Turris per Curcio e compagni rappresenta un autentico spauracchio, è infatti una delle due uniche squadre che, assieme al Catanzaro, è stata capace di lasciare solo le briciole ai dauni nelle due gare disputate in campionato: l’11 settembre scorso finì 0-2 per la formazione di Caneo, che nell’arco dei 90’ mise a nudo tutti i limiti dei rossoneri e che colpì con Tascone e Santaniello fra la fine del primi tempo ed il primo quarto d’ora della ripresa. Ma non andò meglio nemmeno al ritorno, perché a Torre del Greco il 22 febbraio furono ancora i diavoli rossi ad imporsi 3-1 trascinati dalla doppietta del solito Santaniello e dal guizzo di Leonetti che mise il cappello su una sfida che Garofalo aveva provato a rimettere in piedi con il gol del temporaneo pareggio al 26’.

Che poi Turris e Catanzaro propendano per un modulo che si somiglia molto (il 3-4-3 nel caso dei corallini, il 3-5-2 in quello dei calabresi) è un dettaglio che non lascia il tempo che trova, anzi. Perché si tratta dei due sistemi di gioco che più di tutti il Foggia ha mostrato di soffrire nel corso della stagione.
Quando infatti la formazione di Zeman è chiamata a contrastare o i “quinti” avversari che approfittando della sua disposizione tattica tendono ad alzarsi frequentemente creando superiorità numerica, oppure un tridente in cui gli attaccanti di fascia sono rapidi e sguscianti, gli esterni di difesa rossoneri vanno in affanno nell’uno contro uno. Soprattutto se si tratta di elementi guizzanti che hanno nella corsa e velocità la loro caratteristica.
E’ successo contro Vandeputte e Bayaye solo un paio di settimane fa nella notte dello sciagurato 2-6 coi giallorossi.
Ma la storia si è ripetuta anche nei due precedenti proprio con la Turris, che dispone di un trio avanzato di tutto rispetto composto da Giannone, Santaniello e Leonetti.

Ecco perché nei giorni che lo dividono dal match di domenica prossima, Zeman sarà chiamato a trovare le adeguate contromosse per contrastare efficacemente una squadra che per lunghi tratti nella seconda parte della stagione ha pagato una evidente flessione che l’ha portata a scivolare in classifica ai margini della zona play-off dopo essere stata per lunghi tratti una delle più piacevoli rivelazioni.
Gli ultimi tre successi di fila con Francavilla, Messina e Paganese sono stati decisivi ai fini dell’accesso agli spareggi, dopo che i quattro ko di fila con Juve Stabia (3-0), Monterosi (0-2), Catanzaro (2-0) ed Avellino (1-0) rimediati fra la metà di marzo e gli inizi di aprile sembravano aver segnato irrimediabilmente il destino dei campani.

Ma la formazione di Caneo (assente a Foggia perché squalificato) è dura a morire, ed è probabilmente fra le avversarie che si affronteranno domenica prossima in gara secca la peggiore con la quale misurarsi.
Il deb Zeman dovrà dimostrare di aver finalmente trovato l’antidoto per disinnescare una formazione che tradizionalmente anche in passato il boemo ha sempre sofferto.

Finora nessun successo all’attivo: un tabù che per la legge dei grandi numeri prima o poi dovrà essere sfatato.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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